venerdì 26 maggio 2017

Il genero di Trump è oggetto d'interesse dell'Fbi nelle indagini per il Russiagate

Jared Kushner non sembra essere sospettato di aver commesso reati, ma gli inquirenti ritengono che abbia informazioni rilevanti per l'inchiesta

Il lavoro degli inquirenti si sta concentrando su una serie di incontri tenuti da Kushner con alcuni rappresentanti russi. Credit: Reuters

Jared Kushner, il genero e stretto consigliere del presidente statunitense Donald Trump, è oggetto di interesse dell'Fbi nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate. Lo riferisce l'emittente Nbc citando diverse fonti ufficiali.

Gli inquirenti ritengono che Kushner abbia informazioni rilevanti per l'inchiesta, ma ciò non vuol dire che sia sospettato di alcun crimine. Le stesse fonti sottolineano inoltre che Kushner non è considerato al pari di Paul Manafort e Mike Flynn, entrambi coinvolti nelle indagini.

Il giornale Washington Post conferma la notizia rivelata da Nbc e spiega che il lavoro degli inquirenti si sta concentrando su una serie di incontri tenuti da Kushner con alcuni rappresentanti russi. Il giornale, in particolare, cita alcuni incontri avvenuti a dicembre con l'ambasciatore russo negli Stati Uniti e con un banchiere di Mosca.

Uno degli avvocati di Kushner, Jamie Gorelick, ha sottolineato che il genero di Trump “si era già offerto volontariamente di condividere con il Congresso ciò che sa di tali incontri. Farà lo stesso se contattato in relazione a qualsiasi altra inchiesta”.

Al momento della partenza di Trump per il suo primo viaggio all'estero, il 19 maggio, il Washington Post aveva rivelato che una persona vicina al presidente degli Stati Uniti e dipendente della Casa Bianca era oggetto di interesse dell'Fbi nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate.

Intanto, il presidente della commissione vigilanza della Camera, il repubblicano Jason Chaffetz, ha chiesto all'Fbi di produrre documenti riguardanti i contatti dell'ex direttore del Bureau James Comey con la Casa Bianca e con il dipartimento di Giustizia, compreso materiale prodotto negli anni precedenti e risalente all'amministrazione Obama. La richiesta è stata inviata al direttore dell'Fbi ad interim Andrew McCabe.

Fonte: The Post Internazionale

Attacco a un bus di cristiani copti in Egitto, 26 morti

Un autobus che trasportava cristiani copti a Menyah, nell'ovest dell'Egitto, è stato attaccato da alcuni uomini armati

La notizia è stata riportata da alcuni media locali che non riferiscono il numero di persone uccise e ferite. Credit: Reuters

Un autobus che trasportava un gruppo di cristiani copti a Menyah, nell'ovest dell'Egitto, è stato attaccato da alcuni uomini armati. Nell'assalto avvenuto venerdì 26 maggio sono state uccise 26 persone e altre 25 sono rimaste ferite, secondo quanto riferito dal governatore della provincia, Essam al-Bedaiwy, e riportato dall'agenzia di stampa Reuters.

Secondo quanto riferito dal ministro della Salute, tra le vittime ci sarebbero molti bambini.

Il gruppo stava viaggiando attraverso la provincia, zona in cui vive una considerevole minoranza cristiana. L'assalto è partito da tre veicoli dai quali sono scesi gli uomini armati.

Ad attaccare il convoglio dei cristiani copti è stato un commando di dieci uomini che indossava divise militari. Gli assalitori hanno bloccato il bus, sono saliti a bordo e hanno iniziato a sparare mentre uno di loro filmava il massacro, ha poi raccontato un testimone su Twitter.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha convocato un incontro con gli ufficiali di sicurezza dopo l'attacco.

I cristiani copti formano circa il 10 per cento della popolazione egiziana e di recente sono stati oggetto di una serie di attacchi mortali.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 23 maggio 2017

25 anni fa la strage di Capaci


23 maggio 2017. Sono trascorsi 25 anni dalla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Per non dimenticare...


"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" (Giovanni Falcone)

Cosa sappiamo finora dell'attacco alla Manchester Arena

Un'esplosione avvenuta alla fine del concerto di Ariana Grande ha causato la morte di 22 persone e il ferimento di altre 59

La polizia di Manchester ha fatto sapere che l'esplosione viene trattata come un “incidente terroristico”. Credit: Reuters

Un'esplosione avvenuta il 22 maggio alla Manchester Arena di Manchester, nel Regno Unito, ha ucciso 22 persone e ne ha ferite altre 59. Tra i feriti ci sarebbero almeno 12 bambini. L'episodio è avvenuto al termine di un concerto della cantante statunitense Ariana Grande. La polizia ha fatto sapere che considera l'episodio come un attentato terroristico. L'attacco è stato eseguito da un attentatore suicida, morto sulla scena “dopo aver attivato l'esplosivo”. Il sedicente Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell'attentato di Manchester attraverso l'organo di propaganda Amaq.

Cosa sappiamo finora di quanto avvenuto nella sera del 22 maggio a Manchester:

• La polizia ha confermato che 22 persone sono state uccise nell'esplosione e altre 59 sono rimaste ferite. Tra le vittime ci sono anche dei bambini. I minori feriti sarebbero almeno 12.

• La polizia di Manchester ha fatto sapere che l'esplosione viene trattata come un “incidente terroristico”. L'organo di propaganda dell'Isis, Amaq, ha diffuso la rivendicazione dell'attacco da parte dello Stato islamico.

• Il giornale britannico The Guardian ha comunicato che l'episodio è sotto indagine come un sospetto attacco suicida. L'emittente Cnn ha fatto sapere che sarebbe stato identificato il presunto kamikaze. La polizia ha confermato che l'attentatore è morto durante l'attacco, ma non ha fornito dettagli sull'identità del kamikaze.

• L'esplosione avrebbe colpito il foyer dell'edificio intorno alle 10.30 di sera, ora locale.

• I presenti hanno raccontato di aver sentito un'esplosione. Un testimone ha raccontato al Guardian che l'esplosione ha fatto vibrare tutto l'edificio, prima di sentire le urla delle persone che cercavano di uscire.

• I feriti sono stati trasportati in sei diversi ospedali dell'area di Manchester.

• La zona della Manchester Arena è stata cordonata e la stazione Victoria è stata chiusa.

• La polizia ha eseguito una “esplosione controllata” nell'area della cattedrale, ma l'oggetto distrutto non era sospetto.

• La premier britannica Theresa May ha detto che i suoi pensieri sono per le vittime e per le loro famiglie. Ha aggiunto che l'episodio viene trattato dalla polizia come un “orrendo attacco terroristico”.

• Alle 9 ora locale del 23 maggio ci sarà una riunione del comitato d'emergenza del governo.

• I leader dei vari schieramenti politici hanno fatto sapere che interromperanno la campagna elettorale in vista del voto di giugno.

• Circa 21mila persone si trovavano all'interno dell'arena per il concerto.

• La polizia ha attivato un numero di emergenza per poter rintracciare familiari e amici: +44 0161 856 9400.

• I supporter del sedicente Stato Islamico hanno celebrato sui social media l'attacco avvenuto a Manchester.

--- LEGGI ANCHE: Esplosione a un concerto a Manchester, 22 morti

--- LEGGI ANCHE: Cosa non sappiamo ancora dell'attacco alla Manchester Arena

--- Guarda il video girato dentro la Manchester Arena subito dopo l'esplosione

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 22 maggio 2017

Quindi avremo un “Movimento animalista”

Fondato da Michela Brambilla e Silvio Berlusconi, che vogliono presentarlo alle elezioni (e dicono che "può arrivare fino al 20 per cento")

(NSA/ ROBERTO RITONDALE)

Sabato scorso Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, ha partecipato a Milano alla fondazione di “Movimento animalista”, un partito guidato dalla deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla. Il “Movimento animalista”, ha detto Brambilla, dovrebbe presentare delle liste alle prossime elezioni politiche con l’appoggio di Forza Italia. Brambilla ha definito Berlusconi il «primo socio fondatore» del nuovo movimento.

Nel suo discorso Berlusconi ha spiegato che il nuovo movimento servirà a intercettare i voti del 55 per cento di famiglie italiane che hanno in casa un animale domestico (le statistiche, in realtà, variano molto). Il movimento, ha aggiunto Berlusconi, potrebbe raccogliere fino al 20 per cento dei consensi, che equivarrebbero a 160 deputati e 63 senatori. Sono calcoli molto ottimistici, visto che i sondaggi hanno indagato l’interessamento degli italiani in un generico partito animalista, senza chiedere in maniera specifica se avrebbero votato il “Movimento animalista” co-fondato da Berlusconi e Brambilla.

Lo stesso Berlusconi ha ammesso che si tratta cifre ottimistiche e che i parlamentari del Movimento animalista «probabilmente non saranno così tanti, ma potreste inviare in Parlamento un nucleo compatto per combattere da dentro le vostre battaglie di civiltà. Io sarò sempre con voi, Forza Italia appoggerà sempre le vostre proposte di legge». Berlusconi ha spiegato che la sua passione per gli animali deriva dalla sua esperienza nella villa di Arcore, nel cui parco ci sono numerosi animali. Berlusconi ha offerto anche una colorita descrizione delle sue passeggiate mattutine nel parco.



Già in passato Berlusconi aveva espresso interesse per il trattamento degli animali e per la causa ambientalista. Nel dicembre del 2013 annunciò la nascita del sito www.forza-dudù.it, dal nome di uno dei suoi cani (ne ha in tutto 21), che sarebbe dovuto diventare il portale di una campagna animalista di Forza Italia in occasione delle elezioni europee nella primavera successiva. Anche l’iniziativa dell’epoca fu guidata da Brambilla, che in occasione della presentazione del nuovo sito disse: «Il 55 per cento degli italiani possiede un animale domestico e lo considera come uno di famiglia. In questo la signora Maria e Berlusconi col suo Dudù non fanno differenza. Perché ci sono temi che interessano alla politica e temi che interessano alla gente. Questo è un tema che interessa alla gente». L’iniziativa non ebbe grande seguito e il dominio oggi risulta disponibile per l’acquisto.

Negli anni successivi Berlusconi ha spesso partecipato a iniziative animaliste, quasi sempre accompagnato da Brambilla o dalla sua compagna, Francesca Pascale. L’ultima, prima della presentazione del “Movimento ambientalista”, è stata la diffusione di alcune foto e di un video in cui Berlusconi accarezza e dà da mangiare ad alcuni agnelli pochi giorni prima di Pasqua, lo scorso 9 aprile.


Fonte: Il Post

Macron si schiera con l'Italia sulla questione migranti

“Non abbiamo ascoltato abbastanza il grido di aiuto dell'Italia sulle regole sulla crisi dei migranti”, ha detto Macron dopo l'incontro con Paolo Gentiloni

“Spero che si possa andare avanti per una vera riforma del diritto d'asilo e delle regole comuni per meglio proteggere gli stati che sono più esposti alla pressione migratoria”, ha aggiunto Macron

Il primo incontro dopo l'elezione di Emmanuel Macron tra lo stesso presidente francese e il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha rilanciato l'idea di un lavoro a stretto contatto tra i due paesi e la Germania e con tutti i paesi “con cui condividiamo i valori per far avanzare e migliorare l'Europa”.

Al centro dell'incontro c'è stato anche il tema dell'immigrazione. “Non abbiamo ascoltato abbastanza il grido di aiuto dell'Italia sulle regole sulla crisi dei migranti”, ha ammesso Macron durante la conferenza stampa tenuta a Parigi dopo l'incontro tra i due.

“Conosco le sfide che l'Italia ha dovuto affrontare in tema di migrazioni. Il mio auspicio è che si possa andare avanti per una vera riforma del diritto d'asilo e delle regole comuni per meglio proteggere gli stati che sono più esposti a questa pressione migratoria”, ha detto Macron.

Il presidente francese si è soffermato anche su altri aspetti. “Voglio anche che insieme si possa progredire su un'agenda per proteggere meglio i nostri lavoratori”, ha aggiunto.

Gentiloni ha spiegato che Italia e Francia intendono lavorare insieme “su una politica monetaria europea che vada nella direzione di un'unione fiscale e monetaria, su regole comuni che l'Italia intende rispettare e che devono sempre incoraggiare la convergenza e non le differenze tra paesi europei”. “L'Italia e la Francia sono paesi talmente vicini e amici che non solo lavoreremo ma sarà una gioia lavorare insieme”.

Macron e Gentiloni hanno inoltre rilanciato l'unione fiscale dell'Eurozona. Macron ha sottolineato alcuni punti cruciali come “la creazione di un budget comune” e ha reso omaggio “al poliziotto e al militare feriti alla stazione di Milano” giovedì 18 maggio.

Fonte: The Post Internazionale

Trump conferma l'alleanza con Israele contro l'Iran

Il presidente degli Stati Uniti, in viaggio nel paese del Medio Oriente, è stato accolto dal premier Netanyahu e dal presidente Rivlin

La cerimonia di accoglienza si è svolta all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Credits: Amir Cohen

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato il 22 maggio la sua visita in Israele. Ad accoglierlo all'aeroporto di Tel Aviv il premier israeliano Benyamin Netanyahu che nel suo discorso di benvenuto ha ringraziato Trump facendo riferimento alla costante ricerca della pace da parte di Gerusalemme.

“Abbiamo un'opportunità rara di portare stabilità e pace nella regione”, ha commentato Trump che ha aggiunto: “Sono venuto per ribadire il legame che non può essere spezzato tra Stati Uniti e Israele”.

Il legame tra i due paesi è stato messo in evidenza anche dal presidente Reuven Rivlin che ha sottolineato l'importanza di visitare i luoghi sacri delle principali religioni monoteiste al mondo.

Durante l'incontro con Rivlin Trump ha sottolineato di essere sulla stessa linea di Israele per quanto riguarda il contrasto all'Iran: “Stati Uniti e Israele possono dichiarare a una voce che all'Iran non sarà mai, mai, mai concesso di avere un arma nucleare. L'Iran deve smettere di addestrare e finanziare i gruppi terroristici e le milizie”, ha detto.

Il presidente degli Stati Uniti si è recato in visita con la moglie Melania al Santo Sepolcro nella Città Vecchia di Gerusalemme. Si è spostato a piedi dalla Porta di Giaffa lungo le vie del mercato nel Quartiere cristiano insieme alla figlia Ivanka e al marito Jared Kushner. Circa 750 agenti hanno vigilato sulla sua sicurezza del presidente e su quella della sua delegazione con cecchini sui tetti ed elicotteri in volo sulla zona. Trump si è poi recato al Muro del Pianto, dove ha sostato per alcuni minuti.

Il presidente Usa ha indossato la kippà e si è avvicinato al Muro. Ha appoggiato la mano destra sulle pietre millenarie e ha infilato un biglietto di voto come vuole la tradizione. Questa parte della visita è considerata privata e non prevede la partecipazione di esponenti politici israeliani.

Non è invece previsto durante questo viaggio alcun incontro tra il presidente statunitense, quello israeliano e quello palestinese. Il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha escluso la possibilità di un vertice a tre tra Trump, Netanyahu e Abu Mazen.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 20 maggio 2017

141 morti in un attacco in una base militare in Libia

A Brak al-Shati, nel sud del paese: la maggior parte sono soldati di Khalifa Haftar, che si oppone al governo riconosciuto dall'ONU

Una foto del 2016 , in Libia (MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images)

Almeno 141 persone sono morte in un attacco alla base militare di Brak al-Shati, nel sud della Libia. La maggior parte dei morti erano soldati che rispondevano a Khalifa Haftar, il capo dell’esercito libico che da tempo sta cercando di prendere il controllo di tutta la Libia e che si oppone al governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj, riconosciuto dall’ONU e sostenuto dall’Italia. Il numero di morti è stato confermato da un portavoce delle truppe di Haftar.

Ahmad al-Mismari, un generale vicino ad Haftar, ha accusato di aver ordinato l’attacco il governo di unità nazionale, che ha subito negato e lo ha condannato: il ministro della Difesa Mahdi al-Barghathi e il generale Jamal al-Treiki sono però stati sospesi. I militari uccisi nell’attacco stavano tornando da una parata e sembra fossero disarmati.
Fonte: Il Post

Rouhani vince le elezioni in Iran per la seconda volta

Il candidato moderato ha sconfitto il conservatore Ebrahim Raisi con il 56,30 per cento dei voti. Affluenza al 70 per cento

Hassan Rouhani è stato eletto per la prima volta nel 2013. Credit: Adrees Latif

Il presidente iraniano Hassan Rouhani si avvia al suo secondo mandato alla guida del paese. I risultati delle elezioni che si sono tenute venerdì 19 maggio in Iran hanno sancito un'ampia vittoria per il candidato riformista e presidente uscente, che ha conquistato circa il 56 per cento dei voti.

La televisione di stato si è congratulata con Rouhani per la vittoria secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters.

Il principale rivale di Rouhani era il conservatore Ebrahim Raisi, che ha ottenuto quasi il 38 per cento dei voti e ha denunciato presunte irregolarità nel voto sostenendo che i supporter del presidente in carica avrebbero compiuto atti di propaganda vietati presso le cabine elettorali.

Rouhani, 68 anni, è un politico moderato che nel 2015 ha aderito all'accordo internazionale con gli Stati Uniti e altri paesi per limitare il programma nucleare iraniano al fine di limitare le sanzioni e far crescere l'economia del paese. Il presidente statunitense Donald Trump si oppone al trattato, che tuttavia è stato rinnovato dalla Casa Bianca.

Alle elezioni ha votato il 70 per cento degli aventi diritto. Per l'alta affluenza ai seggi, il ministero dell'Interno ha deciso di estendere l'orario di voto dalle otto alle dieci di sera (ora locale), mentre in alcuni seggi si è continuato a votare fino alle 24 ora locale.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 19 maggio 2017

Il Senato ha finalmente approvato una legge sul reato di tortura, solo che non va bene

Il testo, che ora deve tornare alla Camera, è stato definito «stravolto» e «impresentabile» dalle associazioni umanitarie

(©Lapresse)

Mercoledì 17 maggio il Senato ha approvato con 195 voti favorevoli, 8 contrari e 34 astenuti un disegno di legge che introduce nel nostro ordinamento il reato di tortura. Il testo (di iniziativa parlamentare, a prima firma di Luigi Manconi del PD, e risultato dell’unificazione di altri cinque disegni di legge) era arrivato in commissione Giustizia del Senato il 22 luglio del 2013, era stato approvato dal Senato nel 2014, successivamente alla Camera con delle modifiche (aprile del 2015) e a distanza di due anni, tra promesse di approvazione e rinvii, di nuovo al Senato e sempre con delle modifiche. Il ddl passerà ora alla Camera per una quarta lettura. Il testo approvato in questi giorni è diverso da quello iniziale proposto dal senatore del PD Luigi Manconi, che da molti anni si occupa della violenza delle forze di polizia e della tutela dei diritti delle persone detenute. Manconi ha detto che «è un testo stravolto» e lui stesso non ha partecipato al voto. Con il nuovo testo si contestualizza quello che fa scattare la pena: viene introdotto il termine «reiterate violenze», l’agire «con crudeltà» e il «verificabile trauma psichico».

L’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale è un provvedimento atteso da tempo e molto discusso. L’Italia ha ratificato nel 1989 la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, ma non si è dotata di una legge specifica che riguardi gli agenti di polizia e altri pubblici ufficiali. Il Codice penale prevede, all’articolo 608, limiti per le “misure di rigore” che le forze di polizia possono attuare nei confronti delle persone che si trovano in stato di fermo e arresto, ma non ci sono molti riferimenti a tutele e garanzie. Altri tre articoli (581, 582 e 612) sono invece dedicati ai comuni cittadini che procurano ad altre persone minacce, lesioni, danni fisici o psichici e prevedono pene fino a un massimo di 3 anni, ma non si applicano per i pubblici ufficiali e le forze di polizia. Il codice penale non identifica reati specifici per azioni di questo tipo, compiute da chi è pubblico ufficiale, con abuso di autorità verso i singoli cittadini privati.

Il testo originale
Il disegno di legge presentato nel 2014 era composto da sei articoli, introduceva il reato di tortura e lo rendeva punibile con la reclusione da 3 a 10 anni: «Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero mediante trattamenti inumani o degradanti la dignità umana, cagiona acute sofferenze fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia o autorità o potestà o cura o assistenza ovvero che si trovi in una condizione di minorata difesa, è punito con la reclusione da tre a dieci anni». Le pene erano diverse se il fatto era commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle sue funzioni, con pene aumentate dai 5 ai 12 anni. Se dal fatto derivava una lesione personale, le pene erano aumentate: di un terzo se la «lesione personale è grave», della metà «in caso di lesione personale gravissima». Se dal fatto derivava la morte «quale conseguenza non voluta», la pena era la reclusione per trent’anni. Se la morte era causata da un atto volontario, la pena era l’ergastolo.

Nel ddl c’erano riferimenti anche al reato di istigazione a commettere tortura: un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio che istigava un collega rischiava da sei mesi a tre anni, indipendentemente dal fatto se il reato di tortura venisse poi commesso o meno. L’articolo 2 diceva che le dichiarazioni ottenute tramite tortura non potevano essere utilizzate, salvo che contro le persone accusate di tale delitto e al solo fine di provarne la responsabilità penale. Il testo prevedeva infine negli altri articoli delle tutele, e cioè il divieto di estradizione o respingimento, per gli stranieri «verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere» che quella stessa persona rischi di essere sottoposta a tortura.

Il nuovo testo
Luigi Manconi ha spiegato: «Il primo giorno della legislatura, il 15 marzo del 2013, presentai un ddl sulla tortura. Quanto accaduto in questi anni è stato lo stravolgimento di quel testo che ricalcava lo spirito profondo che aveva animato le convenzioni e i trattati internazionali sul tema. E le modifiche approvate lasciano ampi spazi discrezionali perché, ad esempio, il singolo atto di violenza brutale di un pubblico ufficiale su un arrestato potrebbe non essere punito. E anche un’altra incongruenza: la norma prevede perché vi sia tortura un verificabile trauma psichico. Ma i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi. Come si fa a verificare dieci anni dopo un trauma avvenuto tanto tempo prima? Tutto ciò significa ancora una volta che non si vuole seriamente perseguire la violenza intenzionale dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio in danno delle persone private della libertà, o comunque loro affidate». Secondo Manconi, poi, il reato viene considerato come comune e non proprio, slegato quindi nella sua definizione dall’operato dei pubblici ufficiali o di incaricati di pubblico servizio.

Nei vari passaggi il testo originale è stato via via precisato e il suo scopo ristretto. Si è cioè contestualizzo quello che fa scattare la pena: viene introdotto il termine «reiterate violenze», l’agire «con crudeltà» e il «verificabile trauma psichico». Il nuovo testo approvato dal Senato, all’articolo 1 prevede che «chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni». I traumi psichici dovranno cioè essere verificati. Inoltre è stato aggiunto che il fatto deve essere «commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona», insistendo dunque nel limitare la tortura ai soli comportamenti ripetuti nel tempo. Infine, a tutela delle forze di polizia, è stata confermata l’esclusione dalla legge delle sofferenze risultanti unicamente dall’esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti da parte dei pubblici ufficiali. Quindi il singolo atto di violenza potrebbe anche non essere punito, così come non viene applicata la pena nel caso che le sofferenze siano indotte da legittime misure preventive o limitative dei diritti. Nelle Convenzioni ONU i trattamenti sono definiti semplicemente come inumani o degradanti, e non occorrono più condotte.

Diverse associazioni che si occupano di tortura, come Amnesty International e Antigone, hanno detto che il testo è «impresentabile». Le due associazioni hanno pubblicato una dichiarazione: «Questa legge, qualora venisse confermata anche dalla Camera, sarebbe difficilmente applicabile. Il limitare la tortura ai soli comportamenti ripetuti nel tempo e a circoscrivere in modo inaccettabile l’ipotesi della tortura mentale è assurdo per chiunque abbia un minimo di conoscenza del fenomeno della tortura nel mondo contemporaneo, nonché distante e incompatibile con la Convenzione internazionale contro la tortura. Con rammarico prendiamo atto del fatto che la volontà di proteggere, a qualunque costo, gli appartenenti all’apparato statale, anche quando commettono gravi violazioni dei diritti umani, continua a venire prima di una legge sulla tortura in linea con gli standard internazionali che risponda realmente agli impegni assunti 28 anni fa con la ratifica della Convenzione».

La condanna di Strasburgo
Nell’aprile del 2015, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per la condotta tenuta dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, dove secondo i giudici le azioni della polizia ebbero «finalità punitive» con una vera e propria «rappresaglia, per provare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime». La Corte aveva quindi parlato di «tortura» e aveva invitato l’Italia a «dotarsi di strumenti giuridici in grado di punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o altri maltrattamenti impedendo loro di beneficiare di misure in contraddizione con la giurisprudenza della Corte». La sentenza aveva riaperto il dibattito sul reato di tortura e aveva portato a un’accelerazione, seppure temporanea, della discussione di un nuovo disegno di legge in Parlamento. Associazioni e osservatori chiedono da tempo leggi più chiare su questo tema, anche alla luce di quanto avvenuto con i casi Cucchi, Aldrovandi e Uva.

Fonte: Il Post

Il governo ha approvato il decreto sull'obbligo dei vaccini a scuola

L'obbligo riguarda asili nido e scuole materne. Il decreto prevede inoltre l'aumento del numero di vaccini obbligatori, che passano da 4 a 12

Per le scuole dell'obbligo invece l'assenza delle vaccinazioni provocherà solo un'ingente sanzione pecuniaria

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che reintroduce l'obbligatorietà delle vaccinazioni per l'iscrizione a scuola. "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale" è il titolo del provvedimento.

La linea che è passata è quella della ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli che prevedeva l'obbligo dei vaccini agli asili nido e alle scuole materne. Per le scuole dell'obbligo, invece, l'assenza delle vaccinazioni provocherà solo un'ingente sanzione pecuniaria.

La linea della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, prevedeva invece l’obbligo delle vaccinazioni per l’iscrizione a elementari, medie e primi due anni di superiori.

Il decreto prevede inoltre l'aumento del numero di vaccini obbligatori, che passano da 4 a 12. Diventano obbligatori i vaccini contro morbillo, parotite, rosolia e varicella e i due contro la meningite, di ceppo B e C.

“Di fronte a questa obbligatorietà abbiamo deciso alcune misure”, ha detto il premier Gentiloni che ha aggiunto: “L'obiettivo è ridurre al minimo nei prossimi mesi e anni la fascia di popolazione non protetta”. L'urgenza del decreto, ha spiegato il presidente del Consiglio, deriva dalla diffusione, negli ultimi mesi, di teorie anti scientifiche che hanno portato un abbassamento della protezione.

“Le vaccinazioni sono uno strumento fondamentale di salute pubblica”, ha detto la ministra alla Salute Beatrice Lorenzin, elencando i problemi legati al calo delle coperture che si sta registrando in questi anni.

Non condivide la linea Fedeli Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano e attivo nel campo della divulgazione scientifica. “I bambini non vaccinati a causa dell'egoismo e della superstizione dei genitori sono un pericolo per tutti gli altri bambini, in particolare per quelli malati che non si possono vaccinare. Questi bambini sfortunati hanno un diritto allo studio altrettanto sacrosanto quanto i non vaccinati; e insieme a loro tutta la società, compresi noi due, ha il diritto alla salute, messa in pericolo dalle mancate vaccinazioni”, scrive Burioni.

“Se mi saltasse l'idea di fare truccare la mia automobile potenziandone il motore senza omologarla la polizia stradale non si limiterebbe, giustamente, a farmi una salata multa. Mi sequestrerebbe l'auto perché un veicolo truccato in maniera pericolosa mette a rischio sia il conducente, sia gli altri automobilisti. Da quello che leggo sembra invece che lei auspichi che, a fronte del pagamento di una multa, venga concesso a dei genitori di mettere a rischio la salute dei loro figli, dei figli degli altri e anche di tutti noi. In questo caso non parlo solo da medico e da scienziato; parlo anche da cittadino e da padre. Il fatto che il Ministro responsabile dell'istruzione di mia figlia possa esprimere pubblicamente una simile posizione mi fa orrore, e mi fa sperare che simili follie non trovino ospitalità nel Consiglio dei Ministri, dove non sono felice che sieda con un così delicato incarico una persona che da un lato difende il diritto all'istruzione, dall'altro auspica che venga consentito infrangere il diritto alla Salute a fronte di un semplice pagamento in denaro”, ha aggiunto Burioni.

Fonte: The Post Internazionale

L'aggressore della stazione centrale di Milano è indagato per terrorismo

Nella serata del 18 aprile Ismail Tommaso Hosni ha ferito con un coltello un poliziotto e due militari durante un controllo di sicurezza

Nell'aggressione sono rimasti feriti un poliziotto e due militari. Credits:

La polizia ha identificato in Ismail Tommaso Hosni il giovane italiano di 20 anni che nella serata del 18 maggio ha attaccato un poliziotto e due militari nella stazione centrale di Milano durante un controllo di sicurezza.

I pm del capoluogo lombardo hanno aperto un fascicolo per terrorismo a carico del giovane che è nato in Italia da madre italiana e padre magrebino. Il ragazzo ha precedenti per droga ed era già stato arrestato per spaccio. Il pm di turno Maura Ripamonti aveva già chiesto la convalida dell'arresto e la misura cautelare in carcere per tentato omicidio.

La polizia ha diffuso un video con le immagini delle telecamere di sicurezza che riprendono il momento dell'aggressione. Secondo quanto riferito dal questore di Milano Marcello Cardona, il giovane era stato in Tunisia fino al 2015 e al momento viveva in un furgone.

Le autorità stanno facendo accertamenti sul suo presunto profilo Facebook. Sulla bacheca sotto osservazione comparivano video e foto inneggiati al sedicente stato islamico. Gli investigatori stanno verificando gli ultimi contatti di Hosni per ricostruire la sua eventuale rete di relazioni. Mentre le autorità sono in attesa di stabilire se il profilo appartenga a Hosni o no, la polizia ne ha disposto l'oscuramento.

Il questore ha precisato che la situazione familiare di Hosni è difficile: la madre del ragazzo risiede al sud e l'arrestato ha pochissimi contatti con lei. “Sono solo e abbandonato”, avrebbe detto il giovane dopo essere stato arrestato per tentato omicidio.

Nel furgone in cui il ragazzo ha detto di vivere non è stato trovato materiale informatico come pc o smartphone. Dalle prime ricostruzioni, però, Hosni cambiava spesso il veicolo nel quale passava la notte.

Fonte: The Post Internazionale

L'esplosione di una bomba ha ucciso 11 persone dirette a un matrimonio in Afghanistan

Cinque donne, cinque bambini e un uomo appartenenti alla stessa famiglia sono morti a bordo del veicolo su cui viaggiavano

I primi quattro mesi del 2017 hanno fatto segnalare il nuovo record per il numero di bambini uccisi dal conflitto in Afghanistan

Una sospetta bomba esplosa sul ciglio della strada ha ucciso 11 persone della stessa famiglia che stavano andando a un matrimonio nell'est dell'Afghanistan. A riportare la notizia venerdì 19 maggio è stato un ufficiale del luogo.

Cinque donne, cinque bambini e un uomo che si trovavano a bordo di un veicolo sono stati uccisi e un'altra donna e due uomini sono rimasti feriti nell'esplosione avvenuta nella provincia di Logar, a sud della capitale Kabul, secondo quanto riportato da Mohammad Halim Fedayee, governatore della provincia.

“Erano tutti membri della stessa famiglia. Stavano andando a una cerimonia di un matrimonio”, ha aggiunto.

Nessuno ha rivendicato finora l'attacco, ma le Nazioni Unite hanno criticato i gruppi ribelli come i talebani che usano bombe sul ciglio della strada che spesso colpiscono i civili.

I primi quattro mesi del 2017 hanno fatto segnalare il nuovo record per il numero di bambini uccisi dal conflitto in Afghanistan, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite il 15 maggio, con almeno 283 di loro uccisi e 704 feriti alla fine di aprile.

Nel 2016 almeno 3498 civili sono stati uccisi e altri 7920 sono rimasti feriti, con un incremento del 3 per cento rispetto al 2015, stando al report dell'Onu di febbraio.

Fonte: The Post Internazionale

Trump definisce ridicola l'ipotesi di impeachment nei suoi confronti

Il presidente degli Stati Uniti si difende dall'accusa di aver tentato fermare l'indagine su i contatti tra il suo ex consigliere Michael Flynn e la Russia

Il presidente ha parlato di una caccia alle streghe. Credits: Reuters

Donald Trump ha negato di aver cercato di insabbiare l'indagine sul suo ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn facendo pressioni sull'ex direttore dell'Fbi James Comey, poi licenziato da Trump. Il presidente degli Stati Uniti in una conferenza stampa alla Casa Bianca ha rifiutato le domande sui suoi tentativi di fermare l'indagine sui contatti tra il suo ex collaboratore e la Russia.

La vicenda delle relazioni con il Cremlino, unite alle presunte rivelazioni di informazioni segrete fatte da Trump al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, hanno suscitato forti polemiche negli Stati Uniti. Alcuni membri dell'opposizione hanno cominciato a parlare di un possibile impeachment per il presidente.

Donald Trump ha definito ridicola l'ipotesi di un impeachment nei suoi confronti poiché non si ritiene responsabile di alcun crimine per il quale possa essere accusato. “L'intera vicenda è una caccia alle streghe e non c'è nessuna collusione tra me e la Russia”, ha detto.

Trump ha criticato anche la decisione del Dipartimento di Giustizia di nominare un procuratore speciale per l'indagine sul Russiagate. “Con tutti gli atti illegali che si sono verificati durante la campagna Clinton e l'amministrazione Obama non è stato mai nominato un commissario speciale”, ha commentato.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 16 maggio 2017

In Turchia arrestati 85 funzionari nella repressione post-golpe

Le autorità di Ankara continuano le indagini sulla rete di Fethullah Gülen considerata responsabile del tentativo di colpo di stato del 2016

Erdogan vuole l'estradizione dagli Stati Uniti di Fethullah Gülen. Credits: Reuters

La Turchia ha disposto l'arresto di 85 persone ai ministeri dell'Energia e dell'Educazione nell'ambito dell'indagine sull'attività della rete guidata da Fethullah Gülen, il predicatore turco oppositore di Recep Tayyip Erdogan.

Le autorità di Ankara ritengono che il movimento di Gülen sia responsabile del tentato colpo di stato avvenuto nel luglio del 2016. La notizia degli arresti è stata data dall'emittente televisiva Cnn Turk.

Dall'inizio delle indagini sul mancato golpe gli arresti in Turchia sono stati circa 50mila. Il presidente sta tentando di ottenere l'estradizione di Gülen che al momento risiede negli Stati Uniti.

Fonte: The Post Internazionale

Trump è accusato di aver rivelato informazioni segrete alla Russia

Secondo alcune indiscrezioni pubblicate dal Washington Post il presidente avrebbe discusso con il ministro degli Esteri russo questioni di intelligence riguardo all'Isis

La casa Bianca ha negato le accuse. Credits: Reuters

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato accusato di aver rivelato informazioni riservate il ministro degli Esteri russo riguardo a un'operazione programmata contro il sedicente Stato islamico.

Le nuove indiscrezioni fatte trapelare da due funzionari e pubblicate dal Washington Post sollevano una nuova polemica sull'amministrazione Trump e sui suoi contatti con il Cremlino.

Secondo i due funzionari, le informazioni sarebbero state rivelate nel corso di un incontro avuto tra il presidente degli Stati Uniti, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e l'ambasciatore russo Sergei Kislyak.

La Casa Bianca ha negato le accuse: “La storia che è venuta fuori è falsa”, ha detto H. R. McMaster, consulente per la sicurezza nazionale di Donald Trump. “In nessuna occasione sono state discusse le fonti dell'intelligence o le metodologie dell'intelligence. Il presidente non ha rivelato nessuna operazione militare che non fosse già conosciuta. Ero nella stanza, non è successo”, ha detto.

Anche il segretario di Stato Rex Tillerson ha diffuso un comunicato in cui ha definito false le rivelazioni fatte dal Washington Post riguardo all'incontro nello studio ovale.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 15 maggio 2017

Che cos'è Wannacry, il malware che ha infettato migliaia di computer in tutto il mondo

L'Europol, la polizia europea lo ha definito un "attacco senza precedenti". Tra le aziende colpite vi sono le ferrovie tedesche, Renault, il sistema sanitario britannico

Il virus minaccia di cancellare tutti i dati del computer colpito e sfrutta una falla di un protocollo per la gestione condivisa dei file

L'Europol, la polizia europea lo ha definito un "attacco senza precedenti". Si tratta di Wannacry, il malware che il 12 maggio 2017 ha infettato migliaia di computer di tutto il mondo. Tra le aziende colpite vi sono le ferrovie tedesche, la Renault, il sistema sanitario britannico, dove è andato in tilt un ospedale su cinque, l'Università di Milano Bicocca.

Secondo le ultime dichiarazioni di Rob Wainwright, il capo dell'Europol, il virus ha contagiato finora 200mila computer, in 150 paesi, dichiarando inoltre che il mondo si trova ad affrontare una minaccia via via crescente.

Il virus minaccia di cancellare tutti i dati del computer colpito e sfrutta una falla di un protocollo per la gestione condivisa dei file.

È stato un ragazzo britannico, che si nasconde dietro il suo account twitter 'MalwareTech', ad aver affrontato per primo la situazione, bloccandolo temporaneamente. Il ragazzo ha comprato un dominio a cui Wannacry rimandava, perché in quel modo avrebbe potuto studiarlo meglio. Senza sapere che in quel dominio i cyberterroristi avevano nascosto l'interruttore per spegnerlo: nel momento in cui sarebbe diventato attivo, il virus si sarebbe fermato.

Sullo schermo di migliaia di computer in Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Cina, Stati Uniti, Russia, Vietnam, Taiwan, e anche Italia è apparso un messaggio con cui si comunicava che il pc è stato preso "in ostaggio", con un virus, detto, "ransomware", e per liberarlo è necessario pagare un "riscatto" in bitcoin, ovvero l'equivalente di 300 dollari.

L'attacco è stato di dimensioni grandissime. Un ricercatore di cyber-security citato da Bbc News ha affermato su Twitter di aver rilevato 36 mila casi di un ransomware chiamato "WannaCry" e simili.

"L'Europol sta aiutando i Paesi, l'attacco del Ransomware Wannacry è a livelli senza precedenti e richiede un'indagine internazionale", ha fatto sapere l'agenzia, che sta lavorando per risolvere la situazione tramite la sua unità di Cybercrime.

Secondo esperti citati dal New York Times, si tratta si un virus che sfrutta delle vulnerabilità informatiche scoperte e sviluppate dalla Nsa, la Nationl Security Agency che nel 2013 è stata al centro dello scandalo internazionale innescato dalla talpa Edward Snowden.

Fonte: The Post Internazionale

Attacchi aerei a guida statunitense hanno ucciso 23 persone in Siria

I bombardamenti sono avvenuti nella regione di Deir al-Zor, area controllata in larga parte dal sedicente Stato islamico

Gli attacchi sono avvenuti al confine con l'Iraq. Credit: Reuters

Attacchi aerei all'alba del 15 maggio nella provincia di Deir al-Zor hanno causato la morte di 23 persone, in maggioranza civili. La notizia è stata diffusa dall'Osservatorio siriano per i diritti umani che ha attribuito la responsabilità degli attacchi alla coalizione a guida statunitense che opera in Siria.

La località colpita si trova nella città di al-Bukamal, al confine tra Siria e Iraq, nella provincia controllata dal sedicente Stato Islamico. I bombardamenti sono avvenuti in una zona residenziale nei pressi di abitazioni di una moschea.

Amaq, l'organo di propaganda dell'Isis, ha confermato che nei bombardamenti sono morte 15 persone e altre 35 sono rimaste ferite.

Fonte: The Post Internazionale

La Corea del Nord ha testato il trasporto di armi nucleari su un missili balistico

Il lancio effettuato il 14 maggio ha permesso di raggiungere un'altezza di 2,111 chilometri con un gittata di 787 chilometri

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha supervisionato il lancio. Credits: Reuters

La Corea del Nord ha comunicato il 15 maggio che il lancio missilistico condotto il 14 maggio ha avuto successo. Il missile terra-aria testato è un Hwasong-12 secondo quanto riportato dalla tv di Stato Kctv.

Il missile ha raggiunto l'altitudine di 2,111 chilometri con una gittata di 787 chilometri. L'obiettivo del lancio era verificare la capacità di trasportare una testata nucleare di grandi dimensioni. Gli Stati Uniti l'hanno definito una minaccia nei confronti della Corea del Sud, nonostante i tentativi di arrivare al dialogo nella penisola coreana.

Il missile, che è stato lanciato in modo da non interessare i paesi vicini, ha raggiunto un'altitudine che secondo gli esperti dimostra la possibilità di raggiungere almeno 4mila chilometri di altezza e mettere a rischio le basi statunitensi nel Pacifico.

Fonte: The Post Internazionale

Il partito di Angela Merkel vince le elezioni nel Nord-Reno Westfalia

La Cdu ha ottenuto il 33 per cento dei voti nello stato più popoloso del paese, rispetto al 31,5 dell'Spd, il partito guidato da Martin Schulz

Il voto nel land del Reno-Westfalia è considerato come un test per la cancelliera Merkel

Il partito guidato da Angela Merkel, la Cdu, ha battuto i rivali socialdemocratici dell'Spd nelle elezioni nel land Nord-Reno Westfalia.

Secondo gli exit poll la Cdu ha ottenuto 33,5 per cento dei voti nello stato più popoloso del paese, rispetto al 31,5 dell'Spd, il partito guidato da Martin Schulz.

La SPD ha sempre avuto un grande successo in questo stato. I liberali, sempre secondo gli exit polls avrebbero ottenuto il 12 per cento, Alternative fuer Deutschland il 7,5 per cento, i Verdi il 6 per cento, Linke 5, i Pirati 1 per cento.

Il voto è considerato un test per la cancelliera Merkel in vista delle elezioni del prossimo autunno. I cittadini dello stato hanno votato per il parlamento statale. La Spd ha perso circa l'8,6 per cento dei consensi dal 2012 ad oggi, mentre il partito della cancelliera è cresciuto, portando i conservatori alla vittoria in tre elezioni regionali dalla fine di marzo 2017.

I risultati fanno pensare a un quarto mandato per Angela Merkel alle elezioni federali previste nel mese di settembre.

Fonte: The Post Internazionale

Edouard Philippe è il nuovo primo ministro francese

La nomina, decisa dal neopresidente Emmanuel Macron, è stata annunciata dal segretario generale dell'Eliseo


Edouard Philippe sarà il nuovo primo ministro francese. La decisione del neopresidente Emmanuel Macron, insediatosi domenica 14 maggio dopo la vittoria al ballottaggio contro Marine Le Pen, è stata annunciata dal segretario generale dell'Eliseo, Alexis Kohler.

Philippe, 46 anni, repubblicano e sindaco della città di Le Havre, era considerato il favorito secondo i media francesi.

Nel pomeriggio del 15 maggio, il presidente Macron incontrerà la cancelliera tedesca Angela Merkel, come da tradizione dopo l'insediamento dell'inquilino dell'Eliseo.

“Il presidente ha nominato Edouard Philippe primo ministro e lo ha incaricato di formare il nuovo governo”, recita il brevissimo annuncio del nuovo segretario generale dell'Eliseo.

Macron ha lasciato il palazzo presidenziale per raggiungere l'aeroporto militare di Villacoublay da dove decollerà l'aereo per Berlino, dove è atteso poco dopo le 17.

Philippe è un politico che Macron stima e conosce bene dal 2011, quando si incontrarono a una cena. La nomina del nuovo primo ministro potrebbe comportare non poche difficoltà nei repubblicani, in quanto Philippe è un nome di primo piano della corrente juppeista, ma con questa decisione si avvicina al movimento En Marche!.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 14 maggio 2017

È morto Oliviero Beha

Giornalista e cofondatore del Fatto Quotidiano: aveva 68 anni

(Davide Fracassi/Pacific Press via ZUMA Wire)

Beha ha scritto per moltissimi giornali italiani fra cui Tuttosport, Repubblica, l’Unità e il Fatto Quotidiano, di cui è stato cofondatore. Diventò noto soprattutto negli anni Novanta per via di alcuni programmi radiofonici di informazione come Radio Zorro. Repubblica scrive che era malato da tempo.

Fonte: Il Post

Emmanuel Macron si è insediato all'Eliseo

Oggi, 14 maggio, è avvenuto il passaggio di consegne tra il presidente uscente Francois Hollande e il neo eletto Emmanuel Macron


Si è tenuto oggi, 14 maggio, il passaggio di consegne tra il presidente uscente Francois Hollande e il neo eletto Emmanuel Macron. Macron è stato accolto da una nutrita folla che lo aspettava davanti all'ingresso dell'Eliseo.

La moglie di Macron, Brigitte era arrivata pochi minuti prima di lui. Parigi è blindata per l'occasione: sono circa 1.500 i poliziotti e gendarmi mobilitati nella capitale. Macron, come suo primo atto da presidente, ha scelto Alexis Kohler come nuovo segretario generale dell'Eliseo, capo di gabinetto quando il presidente era ministro dell'Economia nel governo Valls. Per avere il nome del primo ministro si dovrà invece attendete domani con ogni probabilità.

I codici nucleari sono state le prime informazioni trasmesse da Hollande a Macron alla presenza del Capo di Stato Maggiore.

"Il codice segreto delle armi nucleari non è un pin di quattro cifre scritto su un foglio di carta, ma una combinazione più complessa, che assicura che solo il presidente possa dare l'ordine", ha spiegato al quotidiano francese un ricercatore presso la Fondazione per la ricerca strategica e ripreso dal quotidiano La Repubblica.

A proclamare il nuovo presidente della Repubblica francese, è stato il presidente del Consiglio costituzionale, Laurent Fabius. "Il Consiglio costituzionale vi ha proclamato eletto presidente della Repubblica, ottavo eletto a suffragio universale nella quinta repubblica. In questo istante preciso lei entra in carica".

Fonte: The Post Internazionale

sabato 13 maggio 2017

La Cassazione ha confermato la condanna per Francesco Schettino

L'ex comandante della Costa Concordia dovrà scontare 16 anni di carcere, per il naufragio all'isola del Giglio del 2012 in cui morirono 32 persone

(LaPresse - Marco Cantile)

La Cassazione ha confermato la condanna a 16 anni di carcere per Francesco Schettino, ex comandante della Costa Concordia, per il naufragio avvenuto all’isola del Giglio il 13 gennaio del 2012, nel quale morirono 32 persone. Ansa scrive che Schettino era davanti al carcere romano di Rebibbia al momento della sentenza, e il suo avvocato Saverio Senese ha detto che «è pronto a costituirsi». Sempre Ansa dice che Schettino ha detto: «Busso in carcere per costituirmi perchè credo nella giustizia». Senese ha anche detto che Schettino vuole fare ricorso alla Corte europea.

La condanna di Schettino era arrivata in primo grado nel 2015, e poi confermata in appello nel 2016: era di 5 anni per naufragio colposo, 10 anni per i reati di omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose, un anno per il reato di abbandono della nave e per abbandono di incapaci. La quarta corte penale di Cassazione, presieduta da Vincenzo Romis, era riunita da questa mattina, e aveva deciso di respingere la richiesta dei difensori di ammettere in aula un video di 17 minuti in cui Schettino spiegava le sue ragioni, spiegando che «non vi è alcuno spazio in sede di legittimità per l’acquisizione di nuove prove, non si può chiedere a questa corte una sorta di rinnovazione dibattimentale». Attualmente la Costa Concordia si trova al porto di Genova, nel bacino di carenaggio numero 4, dove è in corso il suo smantellamento.

Fonte: Il Post

È tornato ebola in Repubblica Democratica del Congo

Nelle ultime tre settimane ci sono stati nove casi sospetti nel nord del paese, e l'OMS si è già mobilitata

A un uomo viene provata la febbre dopo essere arrivato all'aeroporto di Boende, in Repubblica Democratica del Congo, come parte della profilassi per impedire la diffusione di ebola, 8 ottobre 2014 (KATHY KATAYI/AFP/Getty Images)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’agenzia dell’ONU che si occupa di salute e medicina, ha stabilito che è sorta una nuova epidemia del virus ebola in Repubblica Democratica del Congo, un paese dell’Africa centrale dove abitano 77 milioni di persone. Secondo l’OMS nelle ultime tre settimane sono stati registrati nove casi sospetti nel nord del paese: in tre casi i pazienti sono morti, e in uno di questi è stata accertata la presenza del virus ebola. Il ministro della Sanità della Repubblica Democratica del Congo ha fatto sapere che quella in corso è l’ottava epidemia di ebola nel paese: l’ultima era avvenuta nel 2014 e aveva causato la morte di più di 40 persone. Fra il 2013 e il 2014 ebola ha causato più di 11mila morti e una grande epidemia nell’Africa occidentale: da qualche mese è disponibile un vaccino sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Merck la cui efficacia è stata provata da moltissimi test.


Tulip Mazumdar, giornalista di BBC che si occupa di salute, ha spiegato che l’epidemia sarà «particolarmente preoccupante» per gli abitanti della zona in cui si è sviluppata, che è piuttosto remota, ma che al contempo «il paese ha affrontato più epidemia di ebola di ogni altro paese al mondo, ed è esperto nel combatterle». Secondo il portavoce regionale dell’OMS, contattato dal Guardian, del personale sanitario locale è già in viaggio verso l’area della nuova epidemia, e nei prossimi giorni sarà raggiunto da esperti di Medici Senza Frontiere, UNICEF e OMS. Seth Berkley, il medico che ha sviluppato il vaccino insieme a Merck, ha spiegato che sono già pronte 300mila dosi di vaccino «per impedire a questa epidemia di diventare pandemica».

Fonte: Il Post

La Corea del Nord si è detta disposta a dialogare con gli Stati Uniti

Il dialogo avverrebbe solo a certe condizioni, secondo quanto dichiarato dalla responsabile dei rapporti con gli Stati Uniti


La Corea del Nord è disposta a un dialogo con gli Stati Uniti sotto le giuste condizioni. A dichiararlo è stato Choe Son-hui, direttore generale dell'ufficio per i rapporti con gli Stati Uniti di Pyongyang.

L'affermazione arriva dopo settimane in cui la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord era cresciuta al punto da portare Washington a dichiarare pubblicamente di aver preso in considerazione alcune azioni militari contro Pyongyang. Nello stesso periodo, in Corea del Sud è invece stato eletto nuovo presidente Moon Jae-in, esponente di centrosinistra favorevole al dialogo con il Nord.

La dichiarazione è arrivata il giorno prima del summit sulla Belt and Road Initiative che si terrà a Pechino e vedrà presenti i rappresentanti di trenta paesi, tra cui la Corea del Nord, da sempre alleato della Cina con cui ultimamente i rapporti si sono molto raffreddati. Una delle ragioni di questo cambio di atteggiamento è stato l'incontro avvenuto tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 12 maggio 2017

La legge elettorale non si farà mai?

Ora c'è una proposta base in commissione, ma secondo molti è scontato che non vada da nessuna parte

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Negli ultimi giorni il Parlamento è tornato a lavorare a una nuova legge elettorale. Dopo settimane e mesi di incertezze e dubbi, è stato presentato in commissione Affari costituzionali un testo su cui iniziare la discussione. Come ha detto il suo relatore Andrea Mazziotti, del gruppo Civici e innovatori (ex Scelta Civica), il testo è il compromesso minimo su cui è stato possibile trovare l’accordo di quasi tutte le forze politiche: una trasposizione al Senato dell’Italicum modificato dalla Corte Costituzionale attualmente in vigore alla Camera.

Tutta la discussione sulla legge elettorale ruota intorno a questo problema: nelle due camere ci sono oggi due leggi elettorali differenti. Alla Camera c’è l’Italicum modificato dalla Corte costituzionale; al Senato c’è il Porcellum modificato dalla Corte costituzionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e altri importanti esponenti politici hanno più volte detto che non si può andare a votare senza rendere “omogenee” le due leggi – senza contare che sono due leggi che non sono nate in Parlamento, a questo punto – e quindi i vari partiti da mesi hanno iniziato a discutere le possibili modifiche all’attuale sistema.

Se il testo unico che si trova ora in commissione venisse approvato – cosa molto difficile, come vedremo tra poco – l’Italia avrebbe una legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 3 per cento e un premio di maggioranza per la lista che dovesse eventualmente raggiungere il 40 per cento dei voti. La legge prevede anche i capilista bloccati e le preferenze per le altre posizioni: significa che un numero variabile di parlamentari, intorno alla metà circa, sarebbe eletto dopo essere stato scelto dai propri partiti come capolista in uno dei cento collegi alla Camera o cinquanta collegi al Senato. Gli altri parlamentari sarebbero invece scelti col sistema delle preferenze. Ci sarebbe ancora il rischio che il premio di maggioranza in Senato venga considerato incostituzionale dalla Corte (la Costituzione stabilisce che il Senato è eletto su base regionale, quindi un premio di maggioranza nazionale potrebbe essere considerato irregolare) ma la sentenza arriverebbe in ogni caso molto dopo le eventuali elezioni.

Il fatto che sia stato raggiunto questo accordo, però, non significa in alcun modo che questa sarà la legge elettorale con cui si andrà a votare. Il PD, per esempio, ha già detto che deve ancora decidere se appoggiare questa proposta, e sia in commissione Affari costituzionali che in Parlamento ha i numeri per bloccare qualsiasi modifica.

Il percorso della legge elettorale è così difficile perché i partiti hanno interessi profondamente diversi: e a tutti interessa approvare non la legge “migliore”, ammesso che esista, ma la legge migliore per i propri interessi. Movimento 5 Stelle e Forza Italia vogliono apparentemente leggi simili: sistemi proporzionali senza premio alla coalizione. Un sistema proporzionale, che riproduce più o meno esattamente in parlamento il voto che un partito raccoglie sul territorio, conviene a entrambi i partiti, visto che non hanno candidati locali forti con cui poter competere in un collegio maggioritario. Inoltre, senza un premio di maggioranza da assegnare a una coalizione, la legge elettorale incentiverebbe i partiti a correre da soli: sarebbe utile sia per il Movimento 5 Stelle, che non ha alleati, sia per Forza Italia, visto che Silvio Berlusconi non vuole rischiare di finire subalterno alla Lega Nord di Matteo Salvini.

Forza Italia e M5S però sono divisi su un altro punto. Forza Italia vuole i capilista bloccati, in modo da massimizzare la capacità di Berlusconi e della leadership di partito di selezionare i candidati e i parlamentari (nel corso dell’ultima legislatura, Forza Italia è il partito che ha subito di più l’infedeltà dei suoi parlamentari). Il Movimento 5 Stelle invece considera i capilista bloccati un problema democratico e vorrebbe che l’elezione avvenisse tutta tramite preferenze. Un altro ostacolo è il fatto che, al di là delle sue preferenze, Forza Italia e Berlusconi in particolare vorrebbero rallentare i tempi di approvazione della legge, in modo da rimandare il più possibile le elezioni (che si terranno comunque entro la primavera del 2018). In questo modo, Forza Italia spera che il PD si logori al governo e spera anche che possa arrivare la decisione della Corte Europea sul ricorso di Berlusconi contro la legge Severino. In caso di sentenza favorevole, Berlusconi potrebbe tornare a candidarsi alle elezioni (attualmente non può farlo per via di una condanna per evasione fiscale).

Il PD ha idee differenti da Movimento 5 Stelle e Forza Italia. Fin da prima del referendum del 4 dicembre, la sua proposta è un sistema che abbia una forte componente maggioritaria. Nei sistemi maggioritari, i candidati si affrontano direttamente nei vari collegi e chi ottiene la maggioranza dei voti vince il seggio in Parlamento. È un sistema che avvantaggerebbe il PD, perché premia i partiti ben radicati e in grado di esprimere candidati forti, cose che il Partito Democratico riesce ancora a fare meglio dei suoi avversari. Il PD potrebbe forzare la mano in commissione e imporre un testo di questo tipo, ma avrebbe molte difficoltà a ottenerne l’approvazione in Parlamento. Soltanto la Lega Nord, altro partito molto radicato, è favorevole a questo tipo di legge elettorale; quindi il PD rischia di non avere i numeri necessari al Senato per farla approvare.

Per questa ragione molti osservatori sono scettici sul fatto che queste trattative porteranno effettivamente all’approvazione di una legge elettorale: non ci sono i numeri in Parlamento, banalmente, e le posizioni tra i vari partiti sembrano inconciliabili. «Anche in questo caso, ci sarà un nulla di fatto, non ci sarà nessun accordo e da qui ai prossimi mesi la strada è segnata», scrive oggi il Foglio in un editoriale. «La legge verrà modificata qualche settimana prima della scadenza naturale della legislatura». Ma sarebbe solo una correzione minima: sarebbero sufficienti alcune modifiche tecniche per armonizzare il sistema in vigore al Senato e alla Camera, dove ci sono diverse soglie di sbarramento (3 per cento alla Camera e 8 per cento al Senato) e sulle preferenze di genere. Si tratta di cambiamenti minimi che, scrive il Foglio, si potrebbero fare per decreto, cioè con una decisione del governo, senza lunghe trattative parlamentari.

C’è anche un’altra possibilità, e cioè che il PD imponga in commissione la sua proposta, la porti alla Camera (dove ha i numeri per farla passare da solo) e poi al Senato, dove invece fallirebbe, in modo da dimostrare che l’attuale maggioranza non ha più i numeri per governare. Scrive il Foglio:


Scegliere questa strada, per Renzi, significherebbe suggerire a Mattarella di sciogliere le Camere e andare a votare presto. Non è una strada che il segretario sembra voler percorrere ma visualizzare questa opzione è importante per capire se davvero Renzi vuole o no le elezioni anticipate. Il governo può cadere solo con un incidente e mostrare che questo governo non ha i numeri per fare una legge elettorale sarebbe perfetto per andare a votare in autunno. Ma tranquilli, non succederà.

Fonte: Il Post

Un attentato suicida in Pakistan ha causato la morte di almeno 25 persone

L'attentatore aveva come obiettivo il convoglio del vice presidente del senato del paese, rimasto lievemente ferito nell'esplosione

L'esplosione ha causato il ferimento di almeno 35 persone. Credits: Naseer Ahmed

Un'esplosione ha colpito il 12 maggio il convoglio nel quale si trovava il vice presidente del senato del Pakistan, Abdul Ghafoor Haideri. L'episodio è avvenuto nella provincia del Baluchistan, nei pressi della città di Mastung, e ha causato la morte di almeno 25 persone secondo i dati ufficiali. Tra le vittime ci sarebbe l'autista del senatore.

Secondo le prime ricostruzioni si è trattato di un attacco suicida che è stato rivendicato dal sedicente Stato Islamico. L'organo di propaganda Amaq ha comunicato che il responsabile è un attentatore che indossava una cintura esplosiva.

Le persone rimaste ferite sono almeno 35. Tra questi, dieci sarebbero ricoverati in gravi condizioni in ospedale. Il senatore Haideri, che ha riportato solo leggere ferite, ha riferito all'agenzia Reuters di essere l'obiettivo dell'attentato che ha colpito altre persone della sua scorta.

Il vice presidente del senato, che è membro del partito politico sunnita Jamiat el-Ulema, era diretto verso la città di Quetta. L'area del Baluchistan in cui è avvenuto l'attentato è instabile a causa della presenza di militanti separatisti che da decenni si oppongono al governo centrale per ottenere una quota maggiore delle risorse di gas della provincia.

Nella zona sono attivi anche altri gruppi islamisti talebani che sono stato oggetto di attacchi statunitensi nel 2016.

La sicurezza è migliorata in Pakistan a partire dal 2014, ma un'ondata di attacchi cominciata nel febbraio 2017, che ha causato almeno 100 vittime, ha aumentato la pressione sul governo di Nawaz Sharif. Nel 2016 in totale le vittime di attentati in Pakistan sono state 180.

Fonte: The Post Internazionale

Donald Trump nega di essere sotto indagine dell'Fbi

“Non c'è alcuna collusione tra me e i membri della mia campagna e la Russia”, ha ribadito il presidente dopo il licenziamento del capo dell'Fbi James Comey

James Comey stava indagando sul Russiagate. Credit: Carlos Barria

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sostiene di non essere coinvolto in nessuna indagine dell'Fbi, dopo aver licenziato James Comey, direttore dell'agenzia investigativa. Trump ha detto che Comey voleva mettersi in mostra.

In un'intervista rilasciata a Nbc News il presidente ha aggiunto inoltre che la decisione di licenziare Comey è stata soltanto sua.

L'ex direttore dell'Fbi era a capo di un'indagine sui presunti legami tra esponenti della campagna di Trump e Mosca. Trump aveva liquidato l'indagine come una “farsa”, un'affermazione contradetta dal successore ad interim di Comey, Andrew McCabe.

“Non c'è alcuna collusione tra me e i membri della mia campagna e la Russia”, ha ribadito Trump portando avanti la tesi già espressa nella lettera di licenziamento di Comey.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 10 maggio 2017

Gli Stati Uniti forniranno armi ai curdi siriani

La decisione del Pentagono è stata presa nonostante le proteste della Turchia per sostenere l'offensiva per la liberazione della città di Raqqa

L'Unità di protezione popolare viene considerata un'estensione del Pkk. Credits: Reuters

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di fornire armi ai combattenti curdi in Siria nell'offensiva per la riconquista della città di Raqqa, ancora in mano al sedicente Stato islamico.

La decisione è stata comunicata dal Pentagono il 9 maggio e potrebbe aprire nuove tensioni tra Washington e Ankara che da sempre si oppone alla fazione curda delle Forze democratiche siriane. Le autorità turche considerano l'Unità di protezione popolare (Ypg) un'estensione del partito curdo Pkk.

“Siamo consapevoli delle preoccupazioni legate alla sicurezza della Turchia”, ha detto la portavoce del Pentagono Dana White. “Vogliamo però rassicurare il popolo e il governo turco che gli Stati Uniti si impegnano a prevenire ulteriori rischi per la sicurezza e a proteggere in nostro alleato nella Nato”, ha aggiunto.

Fonte: The Post Internazionale

Perché Trump ha licenziato il direttore dell'Fbi James Comey

Il capo dell'agenzia Usa è l'uomo che ha probabilmente aiutato il presidente a vincere le elezioni, ma anche colui che sta indagando sui legami tra Trump e la Russia

Il direttore dell'Fbi James Comey. Credit: Reuters

La decisione di Donald Trump di licenziare il direttore dell'Fbi è al tempo stesso inattesa e molto controversa. James Comey è infatti l'uomo che ha annunciato l'indagine sulle mail di Hillary Clinton a pochi giorni dalle elezioni di novembre 2016, influendo probabilmente nell'elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

Il capo dell'Fbi, però, è anche l'uomo che sta indagando sul Russiagate, cioè sul presunto legame tra portavoce e funzionari dell'amministrazione Trump e il governo russo. Una questione che potenzialmente potrebbe portare all'impeachment di Trump.

Questo elemento richiama alla mente una vicenda avvenuta durante lo scandalo Watergate, scoppiato negli Stati Uniti nel 1972, dopo la scoperta di alcune intercettazioni illegali effettuate nel quartier generale del comitato nazionale democratico, ad opera di persone legate ai repubblicani.

Nella sua prima pagina del 10 maggio 2017, il quotidiano statunitense The New York Times richiama esplicitamente il cosidetto “massacro del sabato sera”, quando il presidente Richard Nixon ha disposto il licenziamento del procuratore speciale Archibald Cox. Quel licenziamento ha portato alle dimissioni del procuratore generale Elliot Richardson e del viceprocuratore generale William Ruckelshaus il 20 ottobre del 1973.

Nella lettera della Casa Bianca trasmessa a Comey si sottolinea la necessità di trovare un leader che possa “ricostruire la fiducia pubblica” nell'agenzia di sicurezza.

“Sebbene abbia molto apprezzato il fatto che tu mi abbia informato, in tre diverse occasioni, di non essere sotto inchiesta, concordo tuttavia con il giudizio del dipartimento di Giustizia nel ritenere che tu non sia in grado di guidare in modo efficace il Bureau”, ha scritto Trump nella lettera.

La Casa Bianca ha fatto sapere che l'uscita di scena di Comey è stata caldeggiata dal procuratore generale Jeff Session e dal suo vice Rod J. Rosenstein.

Comey, 56 anni, era stato nominato nel 2013 dall'ex presidente Barack Obama e il suo mandato scadeva nel 2023. È stato licenziato con effetto immediato e, secondo le normali procedure dell'agenzia, ad assumere la guida ad interim dovrebbe essere il suo vice, Andrew G. McCabe.

L'annuncio del licenziamento ha scatenato proteste bipartisan. Democratici e repubblicani hanno chiesto la nomina di un procuratore indipendente per tutelare le indagini sul Russiagate.

L’Fbi è il più importante organo della polizia federale americana e sta conducendo indagini sui rapporti fra il comitato elettorale di Donald Trump e la Russia, oltre che sull’ingerenza della Russia nelle ultime elezioni presidenziali.

La nomina del direttore dell’Fbi non è di natura politica e il suo mandato dura dieci anni. Anche se per consuetudine un direttore dell’Fbi si dice pronto a dimettersi quando si insedia un nuovo presidente, dopo il suo insediamento Trump aveva confermato Comey e per questo la sua retromarcia è stata inattesa.

Qui sotto il testo della lettera di licenziamento inviata a Comey il 9 maggio 2017:


Fonte: The Post Internazionale

martedì 9 maggio 2017

Un ricordo per Peppino Impastato


Il 9 maggio del 1978 nel piccolo paese di Cinisi, a 30 km da Palermo, viene ucciso Giuseppe Impastato. Il suo corpo viene dilaniato da una carica esplosiva posta sui binari della tratta Palermo-Trapani. Peppino era un militante della sinistra extraparlamentare. Sin da ragazzo si era battuto contro la mafia, denunciandone i traffici illeciti e le collusioni con la politica. A far uccidere Peppino fu Gaetano Badalamenti, il capo di Cosa Nostra negli anni Settanta.

Il liberale Moon Jae-in è il nuovo presidente della Corea del Sud

I primi exit poll segnano la vittoria di Moon con il 41,4 per cento dei voti davanti al conservatore Hong Joon-pyo fermo al 23,3 per cento

Moon Jae-in con la moglie al seggio. Credit: Reuters

Secondo i primi exit poll diffusi dall'agenzia Yonhap, il politico democratico e liberale Moon Jae-in ha vinto le elezioni presidenziali in Corea del Sud martedì 9 maggio 2017. Moon era il favorito e la sua vittoria pone fine a quasi un decennio di governo dei conservatori, portando probabilmente a un approccio più conciliante con la Corea del Nord.

Moon ha sconfitto il candidato conservatore Hong Joon-pyo con il 41,4 per cento dei voti contro il 23,3 per cento secondo gli exit poll dei tre principali network tv sudcoreani, Mbc, Kbs e Sbs. Hong è membro del Liberty Korea Party, la parte più consistente del partito dell'ex presidente deposta Park Geun-hye, colpito da scissione e cambio di nome.

Al terzo posto Ahn Cheol-soo, il leader centrista del People's Party, fermatosi al 21,8 per cento. Moon ha 64 anni ed è un ex avvocato dei diritti umani.

Fonte: The Post Internazionale