venerdì 9 dicembre 2016

Ad Aleppo est sono stati interrotti i combattimenti per consentire la fuga dei civili

Nelle ultime settimane l'esercito di Assad ha riconquistato il 75 per cento dei territori orientali, che erano stati nelle mani dei ribelli per quattro anni

Alcuni abitanti di Aleppo in fuga dalla città. Credit: Reuters

L'esercito governativo siriano ha sospeso i combattimenti ad Aleppo est. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

L'obiettivo è quello di consentire l'evacuazione dei civili intrappolati nella zona dei combattimenti. Nelle ultime settimane l'esercito di Assad ha riconquistato il 75 per cento dei territori della parte orientale della città, che erano state nelle mani dei ribelli per quattro anni.

Nonostante l'annuncio, arrivano numerose notizie secondo le quali i combattimenti non sono stati completamente interrotti.

“Posso dirvi che oggi le operazioni di combattimento da parte dell'esercito siriano si sono fermate ad Aleppo Est perché c'è una grande operazione in corso per evacuare i civili”, ha dichiarato Lavrov, a margine di un incontro europeo tra i ministri degli Esteri in Germania. Il ministro di Mosca ha aggiunto che gli esperti militari russi e statunitensi si sarebbero incontrati a Ginevra sabato 10 dicembre per discutere sui modi di porre fine ai combattimenti ad Aleppo.

Un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha confermato che Lavrov ha avuto un colloquio con John Kerry, segretario di Stato americano, ed entrambi hanno accettato di discutere di un cessate il fuoco che permetterebbe la consegna degli aiuti e l'evacuazione dei civili.

Nei giorni scorsi i combattenti ribelli avevano chiesto una tregua per permettere ai civili di lasciare il campo di battaglia. Ma entrambe le parti sospettano che l'altra sia intenzionata a utilizzare qualsiasi interruzione dei combattimenti per riorganizzarsi.

Secondo un portavoce delle Nazioni Unite, nelle ultime settimane sono morti almeno 800 civili e altri 3.500 sono rimasti colpiti.

--- LEGGI ANCHE: “Forse questo è il mio ultimo Sos”, l'appello del medico legale di Aleppo

Ad Aleppo non sappiamo più dove seppellire i cadaveri

Fonte: The Post Internazionale

Un terremoto di magnitudo 7.8 registrato vicino alle isole Salomone

È allarme per lo tsunami che potrebbe avere effetti devastanti sulle isole del Pacifico meridionale

L'epicentro del terremoto in Oceania, vicino alle isole Solomon

Un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito un tratto del fondale marino vicino le Isole Salomone nelle prime ore dell’alba di venerdì 9 dicembre.

È allarme per lo tsunami che nelle prossime tre ore potrebbe colpire le coste delle isole nel Pacifico meridionale.

“In base ai dati provenienti dai sismografi dell’Usgs il terremoto, che ha avuto profondità di 35 chilometri, potrebbe aver generato uno tsunami distruttivo anche lontano dall’epicentro”, ha comunicato in una nota il Pacific Tsunami Warning Center.

L’epicentro del terremoto dista meno di 30 chilometri dall’isola di Makira ed è a 70 chilometri ad est della città di Kirakira.

Non risultano al momento danni o vittime, probabilmente grazie alla bassa presenza di centri abitati sull’isola.

Fonte: The Post Internazionale

Marine Le Pen non vuole la scuola pubblica gratuita per gli stranieri

Per distinguersi da Fillon, candidato del centro destra, la leader del Front National punta sulla lotta all’immigrazione e sull’uscita dall’Unione europea

La leader del Front National Marine Le Pen, favorita al primo turno delle presidenziali di aprile 2017. Credit: Reuters

La candidata alla presidenza francese di estrema destra Marine Le Pen ha chiesto la fine dell’educazione pubblica gratuita per i bambini degli stranieri.

“Non ho nulla contro gli stranieri, ma sia chiaro che se vengono nel nostro paese non devono aspettarsi cure e assistenza, né tantomeno di poter frequentare le nostre scuole gratuitamente”, ha detto giovedì 8 dicembre durante un comizio a Parigi: “Non è più tempo di pagamenti”.

I sondaggi danno la Le Pen leggermente in testa nel primo turno delle presidenziali di aprile 2017 contro il candidato di centro destra François Fillon, uscito vincitore a novembre dalle primarie del partito repubblicano.

Due terzi di francesi sceglierebbero quindi un candidato della destra per il ballottaggio, che si terrà a maggio.

Da quando Marine Le Pen è subentrata al padre alla guida del Front National sei anni fa, ha cercato di liberare il partito dall’immagine estremista per attrarre un numero maggiore di elettori.

La sua campagna per le presidenziali non ha traccia del nome del partito e come simbolo ha una rosa blu, ispirandosi all’immaginario politico sia della destra moderata che della sinistra.

Tuttavia adesso Le Pen deve rispondere alla candidatura di Fillon con delle politiche che la distinguano dal partito repubblicano.

Ieri ha accusato il leader dei repubblicani di essere una marionetta della Confindustria francese, della Commissione europea, delle banche e del ministro dell’Economia tedesco Wolfgang Schaeuble.

Lotta all’immigrazione clandestina e l’uscita dall’Unione europea restano quindi gli argomenti fondamentali sui quali Le Pen punta per la sua elezione all’Eliseo.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 8 dicembre 2016

È morto Greg Lake

Aveva 69 anni, era stato cantante, chitarrista e bassista di due dei più famosi gruppi progressive rock


Mercoledì 7 dicembre è morto Greg Lake, musicista e cantante noto soprattutto per essere stato tra i fondatori di due famosissimi gruppi progressive rock, i King Crimson e gli Emerson Lake & Palmer. Lake aveva 69 anni ed è morto di cancro. Iniziò la sua carriera nel 1969 entrando nei King Crimson, con cui compose il loro disco d’esordio In the Court of the Crimson King. Nel gruppo insieme a lui c’erano Robert Fripp, Ian McDonald, Peter Sinfield e Michael Giles. Il disco ebbe successo e fu una novità nel panorama musicale dell’epoca: è considerato da molti come uno dei dischi che contribuirono alla nascita e alla diffusione del progressive rock. Nel disco Lake suonava il basso e cantava, e proprio la potenza della sua voce viene fuori in canzoni come “21st century schizoid man” o “Epitaph”.

Dopo quel primo disco, Lake decise di abbandonare i King Crimson per formare un nuovo gruppo insieme ad altri due musicisti, il tastierista Keith Emerson e il batterista Carl Palmer, formando uno dei più famosi “supergruppi” della musica rock, gli Emerson, Lake & Palmer. Il gruppo, che si caratterizzò per la capacità di unire gli elementi tipici del progressive rock a quelli del jazz e della musica classica, pubblicò in tutto 10 dischi. Greg Lake è ricordato in Italia anche per la sua attività di produttore musicale: negli anni Settanta infatti con l’etichetta “Manticore” produsse due gruppi progressive rock italiani, la Premiata Forneria Marconi e il Banco del Mutuo Soccorso, proponendoli per il mercato internazionale. Nel corso della sua carriera Lake ha pubblicato anche tre dischi da solista che non hanno però avuto particolare successo. L’ultimo, Ride the tiger, composto insieme a Geoff Downes, è uscito nel 2015.





Fonte: Il Post

Crisi di governo: cosa succede oggi

Dopo le dimissioni di Renzi, oggi il presidente Mattarella inizia le consultazioni al Quirinale, tra molte incertezze e bellicosità dei partiti

Matteo Renzi e Sergio Mattarella a un evento pubblico in Vaticano lo scorso 20 novembre (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Dopo due giorni di sospensione per rendere possibile l’approvazione della legge di bilancio, mercoledì sera la crisi di governo è stata formalizzata con le dimissioni consegnate dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante un incontro al palazzo del Quirinale. Renzi si è dimesso mantenendo la promessa fatta durante la campagna elettorale e poi nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 dicembre, quando è diventato chiaro che il No aveva vinto al referendum sulla riforma costituzionale promossa dal suo governo. Come dice il comunicato del Quirinale, Mattarella ha preso atto delle dimissioni e si è “riservato di decidere”, come da prassi chiedendo nel frattempo all’attuale governo di restare in carica per il “disbrigo degli affari correnti”.

Consultazioni
Come previsto dalla Costituzione, a Mattarella spetta ora il compito di verificare la disponibilità tra le forze politiche parlamentari a formare un nuovo governo, che consenta di proseguire la legislatura e di evitare le elezioni anticipate. A partire da oggi si terranno quindi al Quirinale le consultazioni, proprio per avere dichiarazioni più chiare e formali dai partiti, rispetto a quelle fornite fino a oggi alla stampa. Movimento 5 Stelle e Lega Nord hanno già anticipato – con varie dichiarazioni pubbliche – di voler andare a votare, anche se il Movimento 5 Stelle chiede prima di cambiare la legge elettorale (ma senza sostenere un nuovo governo, probabilmente). Forza Italia ha mantenuto una posizione più sfumata, con alcuni suoi esponenti che hanno detto di non essere così convinti che le elezioni anticipate siano la migliore soluzione.

Il calendario
Dopo l’incontro tra Mattarella e Renzi, il Quirinale ha diffuso il calendario delle consultazioni e che prevede tempi piuttosto serrati. Si comincia oggi pomeriggio alle 18 con il presidente del Senato, Pietro Grasso, la presidente della Camera, Laura Boldrini, e il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sono gli incontri più tecnici e istituzionali, nei quali Mattarella potrà ricevere consigli e suggerimenti su come procedere con le successive consultazioni in vista dell’assegnazione di un nuovo incarico di governo.

Domani, venerdì 9 dicembre, alle 10 inizieranno le consultazioni con i rappresentanti dei gruppi parlamentari, dal Misto alle minoranze linguistiche fino a Fratelli d’Italia e al gruppo dei Conservatori e Riformisti. Sabato 10 dicembre toccherà ai partiti più grandi, con l’ultimo incontro previsto alle 18 con i rappresentanti del Partito Democratico. Gli incontri in calendario sono nel complesso 23.

Dopo le consultazioni
Al termine delle consultazioni, Mattarella valuterà che cosa fare per risolvere la crisi. È improbabile che decida di sciogliere subito le camere, perché attualmente sono in vigore due leggi elettorali diverse, incoerenti tra loro: inoltre l’Italicum, che vale per la Camera, è sotto esame da parte della Corte Costituzionale che se ne occuperà dal prossimo 24 gennaio. Per il Senato si dovrebbe applicare invece il cosiddetto Consultellum, cioè il vecchio Porcellum privato di alcune parti proprio dalla Consulta che lo aveva definito incostituzionale. Secondo diversi osservatori politici, Mattarella è inoltre preoccupato per i vari impegni internazionali che spettano all’Italia nel 2017 – compresa l’organizzazione di un G7 – che richiedono un minimo di stabilità e un governo funzionante, senza le incognite di un voto anticipato che potrebbe complicare ulteriormente la formazione di un nuovo esecutivo.

Cosa fa il Partito Democratico
Prima di incontrare Mattarella, ieri Renzi ha tenuto una breve relazione alla direzione nazionale del Partito Democratico, nella quale ha confermato di volersi dimettere, mantenendo comunque per ora la carica di segretario del partito. Ha chiesto a tutte le forze politiche di contribuire alla risoluzione della crisi e alla formazione di un nuovo governo, che permetta per lo meno di realizzare la legge elettorale, ma ha fatto capire che il PD non è disposto a prendersi questa responsabilità da solo ed eventualmente non ha paura di andare a votare subito.



Renzi ha inoltre confermato che il PD, da partito con più seggi in Parlamento, manterrà un atteggiamento responsabile nel caso della mancata disponibilità delle altre forze politiche, implicando quindi che si potrebbe comunque arrivare alla formazione di un nuovo governo con una maggioranza simile a quella che lo aveva sostenuto finora. Non è chiaro chi dovrebbe essere a quel punto il nuovo presidente del Consiglio, ma sarebbe comunque espressione del PD.

Renzi ha ulteriormente chiarito il concetto nella sua newsletter, scivendo:


Toccherà ai gruppi parlamentari decidere che cosa fare. Vorranno andare subito a elezioni? Nel caso si dovrà attendere la Sentenza della Consulta di martedì 24 gennaio e poi votare con le attuali leggi elettorali, come modificate dalla Corte. Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale.


Cosa dicono gli altri
Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, da dopo il risultato del referendum chiede che si vada a votare “il prima possibile, o a gennaio o a febbraio” e ieri ha anche detto: “voto subito altrimenti chiameremo in piazza i cittadini”. Anche il Movimento 5 Stelle vuole elezioni il prima possibile ma ieri ha depositato a Montecitorio “una proposta di legge che estende i principi del sistema elettorale vigente per la Camera anche al Senato”: dopo avere criticato per mesi l’Italicum, il Movimento ora lo appoggia e ritiene che possa essere usato anche per l’elezione dei senatori, ma intanto non si sa ancora che cosa deciderà a fine gennaio la Consulta. Il M5S ha inoltre iniziato ad accusare gli altri partiti di non volere davvero le elezioni subito perché questo impedirebbe a deputati e a senatori di maturare la pensione da parlamentare. Forza Italia ha mantenuto per ora una posizione più sfumata e interlocutoria, per lo meno da parte di alcuni suoi esponenti, sulla possibilità di formare un governo che vada oltre la nuova legge elettorale e consenta di proseguire la legislatura, evitando le elezioni anticipate.

Tempi rapidi
Renzi ha imposto tempi piuttosto veloci per la crisi di governo, considerato che fino a ieri si ipotizzava che volesse formalizzare le dimissioni a fine settimana e non prima. Questa scelta, dicono le fonti dei giornali vicine al Quirinale, non è stata gradita molto da Mattarella, che avrebbe preferito una gestione più tranquilla. Il calendario della consultazioni dimostra comunque la volontà di assecondare la necessità di risolvere velocemente la crisi di governo. È probabile che dopo i due giorni di incontri, Mattarella si prenda domenica come giornata di riflessione, in modo da arrivare a una decisione lunedì 12 dicembre. Prima di indicare un presidente del Consiglio incaricato, Mattarella potrebbe anche scegliere di effettuare nuove rapide consultazioni con i partiti che avranno dato la loro disponibilità a formare un nuovo governo, cosa che porterebbe a qualche rallentamento. I tempi sono, tra le altre cose, dettati dall’arrivo delle festività natalizie e di fine anno, con la pausa dei lavori parlamentari.

Fonte: Il Post

mercoledì 7 dicembre 2016

97 vittime in Indonesia per un terremoto di magnitudo 6.5

Lo US Geological Survey ha riferito che il sisma si è verificato a una profondità di 17 chilometri. Nessun allarme tsunami è stato emesso

Una moschea crollata nella citta di Meuredu, Pidie Jaya, nella provincia di Aceh. Credit: Antara/Reuters

Un terremoto di magnitudo 6.5 ha colpito la provincia indonesiana di Aceh, nell'estremità settentrionale dell'isola di Sumatra. Le autorità hanno riferito che il bilancio è arrivato a 97 morti e diverse decine di feriti, ma potrebbe aumentare ancora.

Secondo quanto riferito da un portavoce dell'autorità indonesiana per i disastri, almeno 200 tra abitazioni e negozi sono stati distrutti, oltre a 14 moschee. Una scuola e un ospedale hanno subito gravi danni.

Lo United States Geological Survey, un'agenzia scientifica statunitense, ha riferito che il sisma si è verificato a una profondità di 17 chilometri. Nessun allarme tsunami è stato emesso.

Il luogo del terremoto è lo stesso dove nel 2004 sono morte oltre 160mila persone in seguito al disastroso maremoto.

In Indonesia si verificano con una certa frequenza fenomeni di questo genere, poiché il paese si trova lungo il Ring of Fire, il cosiddetto anello di fuoco, confine tra le placche tettoniche australiane e quelle del Pacifico. In quest'area ogni anno si sviluppano 15mila scosse sismiche.

Fonte: The Post Internazionale

Cade Sirte, l'ultima roccaforte dell'Isis in Libia

Le forze libiche, sostenute dai raid aerei statunitensi, hanno preso il controllo della città, conquistata dal Sedicente stato islamico nei primi mesi del 2015

Membri delle forze libiche festeggiano la riconquista della città di Sirte. Credit: Hani Amara

Dopo quasi sette mesi di combattimenti le forze libiche, sostenute dai raid aerei degli Stati Uniti, sono riuscite a sottrarre la città di Sirte, in Libia, dalle mani dell'Isis. Martedì 7 dicembre i militari hanno assunto il controllo dell'ultimo quartiere sotto il controllo dei miliziani, Ghiza Bahriya, dopo ore di scontri.

Negli ultimi giorni decine di donne e bambini sono riusciti a fuggire dagli edifici in rovina dove si erano barricati i miliziani, secondo quanto riferito dalle forze libiche. Alcune donne sono state utilizzate per compiere attacchi suicidi venerdì 2 dicembre dopo che i jihadisti avevano garantito una via d'uscita sicura a loro e ai loro figli.

Sirte era l'ultima grande roccaforte del Sedicente stato islamico in Libia e la caduta della città lascia l'Isis priva di un territorio sotto il suo controllo. Tuttavia i miliziani continuano a essere attivi in diversi punti del paese.

Le forze libiche, guidate dalle brigate di Misurata, hanno festeggiato la vittoria, ma un portavoce ha detto che la campagna continuerà finché l'intera area non sarà messa in sicurezza. Alcuni ufficiali libici hanno avvertito che un certo numero di combattenti dell'Isis è riuscito a lasciare la città.

Le truppe libiche rispondono al governo di unità nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite a Tripoli. Quasi tutti gli 80mila abitanti di Sirte hanno lasciato la città da quando l'Isis ha preso il controllo dell'area nei primi mesi del 2015.

Fonte: The Post Internazionale

Un volo di linea è precipitato in Pakistan

Un aereo della International Pakistan Airlines in volo da Chitral verso la capitale Islamabad con a bordo 48 persone si è schiantato nel nord del paese

Un aereo di linea con a bordo oltre 40 passeggeri è precipitato nel nord del Pakistan. Credit: polizia locale 

Un aereo della Pakistan International Airlines in volo da Chitral, nel nord del Pakistan, alla capitale Islamabad con a bordo oltre 42 passeggeri, cinque membri dell'equipaggio e un ingegnere è precipitato. Finora, sono stati recuperati 21 corpi che non è stato possibile identificare a causa delle loro condizioni e, secondo le autorità, è da escludere che ci siano dei sopravvissuti.

Inizialmente, il portavoce della compagnia aerea aveva reso noto che il volo PK 661 era scomparso dai radar.

Unità dell'esercito pakistano, inclusi elicotteri, erano stati immediatamente mobilitati e inviati nella zona di Havelian, circa 35 chilometri a nord di Islamabad, e il sito dello schianto una località nei pressi del villaggio di Patola.

Il sito Dawn.com, citando fonti aeroportuali, riferisce che a bordo del volo si trovavano 31 uomini, nove donne e due bambini inclusi tre stranieri. Inoltre, tra i viaggiatori c'erano il cantante evangelista Junaid Jamshed insieme alla sua famiglia e il vice commissario del distretto di Chitral Osama Warraich.

I voli della compagnia aerea pakistana erano stati vietati nell'Unione europea nel 2007 per via di preoccupazioni circa la sicurezza degli aeromobili: un anno prima un aereo era precipitato uccidendo le 44 persone a bordo.

L'aereo era partito intorno alle 15:30 ora locale e sarebbe dovuto atterrare all'aeroporto Benazir Bhutto della capitale pakistana intorno alle 16:40.

Fonte: The Post Internazionale