venerdì 24 giugno 2016

Brexit: cosa succederà adesso

Il referendum del 23 giugno era di tipo consultivo, e di conseguenza non aveva valore vincolante. Sarà il Parlamento britannico a dover ratificare la decisione di uscire

Credit: Reuters

Con 17.410.742 di voti a favore e 16.141.241 contro, i cittadini britannici si sono espressi a favore dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea.

La storica del Regno Unito di porre fine alla sua storia d'amore e odio con l'Europa che va avanti da 44 anni, rappresenta un punto di svolta nella storia britannica senza precedenti.

Partendo dal presupposto non si può tornare indietro, la Gran Bretagna dovrà convivere con le conseguenze politiche, costituzionali, diplomatiche ed economiche per almeno i prossimi dieci anni.

Il Regno Unito fa parte dell'Unione Europea (prima Comunità europea) dal 1972, dopo aver firmato il Trattato di adesione il 22 gennaio di quell'anno.

La ratifica del Trattato di adesione fu approvata dal Parlamento britannico il 16 ottobre 1972 e promulgata dalla Regina il giorno successivo.

Il Regno Unito divenne membro della Comunità europea il 1 gennaio 1973, insieme alla Danimarca e all’Irlanda.

In linea teorica anche se vincesse la Brexit, il parlamento potrebbe decidere di non uscire dall’Ue, ma andare contro il volere espresso dagli elettori non è un’idea razionalmente perseguibile. Il risultato del voto del referendum non è infatti direttamente vincolante.

Presumibilmente, quindi, il parlamento ratificherà l'eventuale decisione popolare a favore della Brexit e inizierà la procedura di uscita. Ci vorranno almeno due anni di negoziati, durante i quali il Regno Unito rimarrà ancora parte dell’Ue ma solo in maniera formale.

L'articolo 50 del trattato sull'Unione Europea prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un paese dall'Unione Europea.

Il paese che decide di recedere, deve comunicare la sua intenzione al Consiglio europeo. L'accordo è concluso a nome dell'Unione Europea dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

Qualsiasi stato uscito dall'Unione può chiedere di aderirvi nuovamente, avviando una nuova procedura di adesione.

Costituzionalmente, l'attivazione dell'articolo 50 è una decisione che spetta al primo ministro, non al parlamento, e David Cameron ha già detto che non sarà lui ad avviarla ma un nuovo premier, annunciando le sue dimissioni.

Nel 1975, tre anni dopo l'entrata nella Comunità europea, il Regno Unito aveva già organizzato un referendum sulla Cee e il 67,2 per cento degli elettori aveva scelto di rimanervi.

Prima del trattato di Lisbona, che è entrato in vigore il 1 dicembre 2009, non era previsto dai trattati e dal diritto dell'Ue la possibilità da parte di uno Stato membro di ritirarsi volontariamente.

Nessuno stato membro è mai uscito dall'Ue. Nel 1982 però la Groenlandia, che fa parte della Danimarca ma gode di uno status particolare di autonomia, votò tramite referendum per l’uscita dall’Ue con il 52 per cento dei voti a favore.

Fonte: The Post Internazionale

lunedì 20 giugno 2016

Chi sono i nuovi sindaci eletti in cinque grandi città italiane

Virginia Raggi alla stampa estera a Roma, il 25 febbraio 2016. (Giuseppe Ciccia, Pacific Press/Zuma/Ansa)

Chiara Appendino. Bocconiana, laureata in economia internazionale, 31 anni, lavora nell’azienda del marito, Marco Lavatelli, che produce oggetti per la casa tra Torino e Borgaro. Dal 2010 fa parte del Movimento 5 stelle. Si è candidata alle comunali nel 2011 ed è stata eletta consigliera. È stata vicepresidente della commissione bilancio del comune.

Luigi de Magistris. Ha 48 anni ed è nato a Napoli. Diplomato al liceo classico Pansini, si è laureato in giurisprudenza all’università Federico II. È stato pubblico ministero a Catanzaro e a Napoli e in seguito parlamentare europeo per l’Italia dei valori. È diventato sindaco di Napoli nel maggio 2011, alla guida di una lista civica, dopo aver battuto al ballottaggio Gianni Lettieri con il 65,3 per cento dei voti. De Magistris si definisce un “sindaco di strada” e si presenta come il difensore dei più poveri. Alle elezioni si è presentato con una lista civica Dema, appoggiata da Sinistra italiana e da Possibile.

Virginio Merola. Ha 61 anni e ha percorso una carriera tradizionale: è stato esponente locale del Partito comunista, poi del Pds e dei Ds. È stato tra i fondatori del Partito democratico nel 2007. Assessore all’urbanistica nella giunta dell’ex sindacalista Sergio Cofferati (2004-2009), nel 2008 si è candidato alle primarie per il sindaco, ma è arrivato terzo dopo Flavio Delbono (poi eletto) e Maurizio Cevenini. Quando Delbono si è dimesso per uno scandalo di corruzione, Merola ha vinto le primarie ed è diventato il candidato dopo un anno di commissariamento. Ha vinto le amministrative del 2011 al primo turno, superando il 50 per cento per mille voti.

Giuseppe Sala. Nato nel 1958 a Milano, fa parte del consiglio d’amministrazione della Cassa depositi e prestiti e fino al 31 ottobre è stato commissario unico e amministratore delegato di Expo 2015. Si è laureato in economia aziendale all’università Bocconi. Ha cominciato a lavorare alla Pirelli, dove ha ricoperto diversi incarichi, fino a quello di amministratore delegato del dipartimento pneumatici e di responsabile delle strutture industriali e logistiche. Nel 2001 è passato a Tim e due anni dopo è diventato direttore generale di Telecom Italia. Dal 2009 ha ricoperto l’incarico di direttore generale del comune di Milano. A fine dicembre 2015 ha accettato di diventare il candidato del Partito democratico alle primarie per il sindaco e il 7 febbraio le ha vinte con il 42 per cento dei voti contro Francesca Balzani, Pierfrancesco Majorino e Antonio Iannetta. 

Virginia Raggi. È nata a Roma, ha 37 anni, è laureata in giurisprudenza. Ha cominciato a fare politica nel 2011 con il Movimento 5 stelle, nel 2013 è stata eletta consigliera comunale con 1.525 preferenze. Nel suo lavoro di consigliera si è occupata soprattutto di ambiente e di scuola. Il 23 febbraio ha vinto le comunarie online del Movimento 5 stelle con il 45,5 per cento dei consensi.

Fonte: Internazionale

I risultati dei ballottaggi, messi in ordine

Chi ha vinto, chi ha perso: i dati e le cose più rilevanti, da Torino a Roma, passando per Milano, Varese e i capoluoghi di provincia

Il nuovo sindaco di Roma eletto, Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle (ANSA)

Domenica 19 giugno si sono tenuti i ballottaggi per l’elezione dei sindaci nei comuni sopra i 15mila abitanti in cui nessun candidato aveva ottenuto il 50 per cento più uno dei voti al primo turno, che si era tenuto lo scorso 5 giugno. Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto due delle vittorie più importanti con Virginia Raggi a Roma e, a sorpresa, con Chiara Appendino a Torino. Il Partito Democratico ha mantenuto Milano con Beppe Sala e ha vinto a Bologna, ma nel complesso ha perso diverse altre importanti città. Nei 20 comuni in cui si è votato ai ballottaggi, il centrosinistra ha vinto in 6 città, il centrodestra in 9, il M5S in 3 e altri partiti di centro in 2.

Capoluoghi di regione

Movimento 5 Stelle
RomaVirginia Raggi del Movimento 5 Stelle ha vinto contro Roberto Giachetti del Partito Democratico, la vittoria più importante del Movimento ai ballottaggi e più in generale nella sua storia politica. Raggi ha ottenuto il 67,2 per cento dei voti contro il 32,8 per cento di Giachetti. Il centrosinistra ha governato Roma dal 2013 con Ignazio Marino, fino alle sue dimissioni nel 2015 e al successivo commissariamento della città.

TorinoChiara Appendino del Movimento 5 Stelle ha battuto a sorpresa Piero Fassino del PD, ottenendo il 54,6 per cento dei voti contro il 45,4 per cento del sindaco uscente. È la seconda vittoria più importante delle amministrative per il M5S e una dura sconfitta per il centrosinistra, che ha governato ininterrottamente la città dal 1993. Appendino era a 10 punti da Fassino al primo turno, ma secondo gli osservatori e le prime analisi al ballottaggio è stata votata da molti elettori del centrodestra.

Centrosinistra
MilanoBeppe Sala ha vinto con la sua coalizione di centrosinistra contro Stefano Parisi del centrodestra. Sala è stato votato dal 51,7 per cento degli elettori contro il 48,3 per cento di Parisi, che ha quindi mantenuto un distacco piuttosto contenuto come era già successo al primo turno. Milano è governata dal centrosinistra dal 2011, quando il sindaco uscente Giuliano Pisapia batté Letizia Moratti del centrodestra.

Bologna – Come da previsioni il sindaco uscente di centrosinistra, Virginio Merola, ha vinto il ballottaggio contro Lucia Borgonzoni della Lega Nord: è finita 54,6 per cento a 45,4 per cento. Merola ha detto che “qui il Carroccio razzista non passa”.

Napoli – Il sindaco uscente Luigi De Magistris ha vinto nettamente contro Gianni Lettieri: 66,8 per cento contro 33,2. La vittoria di De Magistris – sostenuto da liste civiche e di sinistra – era data per scontata dopo i risultati del primo turno, che hanno escluso il candidato del PD dalla competizione, una delle sconfitte più importanti nell’Italia del sud per il partito.

Centrodestra
TriesteRoberto Dipiazza del centrodestra ha vinto contro il sindaco uscente Roberto Cosolini del PD: 52,6 per cento contro 47,4 per cento. Dipiazza era già stato sindaco della città tra il 2001 e il 2011, dopo i due mandati di Riccardo Illy del centrosinistra. L’affluenza è stata intorno al 52,6 per cento, tra le più basse mai registrate a Trieste con il 47,4 per cento.

Capoluoghi di provincia

Movimento 5 Stelle
CarboniaPaola Massida del M5S ha vinto contro Giuseppe Casti del centrosinistra, ottenendo il 61,6 per cento dei voti. Casti era il sindaco uscente: l’ultimo in una lunghissima serie di amministrazioni di centrosinistra e sinistra che dal dopoguerra avevano amministrato la città.

Centrosinistra
CasertaCarlo Marino del centrosinistra ha vinto contro Riccardo Ventre del centrodestra, con il 62,7 per cento dei voti. La città era commissariata dal giugno dello scorso anno per presunti rapporti dell’amministrazione del sindaco Pino Fontana con la camorra.

Ravenna – Ha vinto Michele De Pascale del PD contro Massimiliano Alberghini del centrodestra, con il 53,3 per cento dei voti. Si conferma quindi un’amministrazione di centrosinistra in città, amministrata sempre da giunte di sinistra dal dopoguerra, fatta eccezione per alcuni anni di governo del partito Repubblicano tra i Cinquanta e Sessanta.

VareseDavide Galimberti del centrosinistra ha vinto contro Paolo Orrigoni del centrodestra, con il 51,8 per cento dei voti. È una vittoria simbolicamente e politicamente importante per il PD, che ottiene un importante risultato in un capoluogo di provincia governato ininterrottamente dalla Lega Nord dai primi anni Novanta, fatta eccezione per un commissariamento tra 2005 e 2006.

Centrodestra
BeneventoClemente Mastella del centrodestra ha vinto con il 62,9 per cento dei voti contro Raffaele Del Vecchio che si è fermato al 37,12. Mastella è stato più volte parlamentare, negli anni Novanta ministro del Lavoro nel primo governo Berlusconi e poi ministro della Giustizia nel secondo governo Prodi tra il 2006 e il 2008. È considerato tra i politici italiani più trasformisti, essendo sovente passato da uno schieramento all’altro.

Brindisi – Ha vinto Angela Carluccio del centrodestra con il 51,1 per cento dei voti contro il 48,9 per cento di Fernando Marino del centrosinistra. La città era commissariata dallo scorso febbraio, in seguito all’arresto del sindaco Cosimo Consales del PD accusato di corruzione, concussione e abuso d’ufficio nell’ambito di un’indagine sulla gestione dei rifiuti in città.

GrossetoAntonfrancesco Vivarelli Colonna del centrodestra ha vinto con il 54,9 per cento dei voti contro Lorenzo Mascagni del centrosinistra. Il PD aveva governato la città negli ultimi cinque anni con Emilio Bonifazi, che in precedenza era stato sindaco con La Margherita. È la città toscana più grande persa dal PD a queste elezioni.

Isernia Giacomo d’Apollonio ha battuto Gabriele Melogli con il 59 per cento dei voti. Entrambi i candidati erano di centrodestra: D’Apollonio sostenuto da Fratelli d’Italia e alcune liste civiche, Melogli da Forza Italia, Noi con Salvini e altre liste locali. La città era commissariata dallo scorso settembre in seguito alla mancata approvazione del bilancio di previsione, da parte della giunta di centrosinistra guidata dall’ex sindaco Luigi Brasiello.

Novara – È un’altra sconfitta rilevante per il PD, che con il suo sindaco uscente Andrea Ballarè ha perso contro Alessandro Canelli della destra: 57,7 per cento contro il 42,3. Canelli ha vinto nonostante il centrodestra si fosse presentato diviso al primo turno.

Olbia – Ha vinto Settimo Nizzi del centrodestra con il 50,7 per cento dei voti, contro Carlo Careddu del centrosinistra al 49,3 per cento. Nizzi era già stato sindaco di Olbia tra il 1997 e il 2007, attualmente è deputato di Forza Italia.

Pordenone Alessandro Ciriani del centrodestra ha vinto con il 58,8 per cento dei voti contro Daniela Giust del centrosinistra. La città negli ultimi 10 anni era stata governata da giunte di centrosinistra.

Savona Ilaria Caprioglio della Lega Nord e alcune liste civiche ha vinto con il 52,9 per cento contro Cristina Battaglia del centrosinistra, che inizialmente era stata data per favorita.

Altri
LatinaDamiano Coletta ha vinto con alcune liste civiche contro Nicola Calandrini della destra: ha ottenuto il 75 per cento dei voti. La città era commissariata da inizio giugno 2015 in seguito al voto di sfiducia contro l’allora sindaco Giovanni Di Giorgi del centrodestra, per la vicenda legata alle nomine della società AcquaLatina.

CrotoneUgo Pugliese con le sue liste di centro ha vinto contro Rosanna Barbieri del centrosinistra ottenendo il 59,3 per cento dei voti. Pugliese era in svantaggio al primo turno rispetto a Barbieri, ma ha raccolto i voti provenienti dagli elettori degli altri candidati, esclusi dal ballottaggio.

Negli altri comuni

In Piemonte il Movimento 5 Stelle ha vinto anche a Pinerolo, una delle città più grandi della provincia di Torino, battendo al ballottaggio il PD. A San Mauro Torinese il M5S ha vinto contro la Lega Nord con il 62 per cento dei voti. Ad Arcore – comune in provincia di Monza e della Brianza conosciuto soprattutto per Villa San Matino, la residenza di Silvio Berlusconi – ha vinto il PD, dopo che la città era stata amministrata per cinque anni dal centrodestra. A Rho, comune adiacente a Milano, è stato riconfermato Pietro Romano del centrosinistra, schieramento che ha vinto anche a Pioltello, commissariata da circa un anno.

A Chioggia, in provincia di Venezia, hanno vinto i 5 Stelle con il 59,8 per cento dei voti, superando Giuseppe Casson sostenuto da Lega Nord e alcune liste civiche, nonché sindaco uscente. Anche a Cattolica, in provincia di Rimini, ha vinto il M5S superando Sergio Gambrino del PD: il centrosinistra governava da decenni il comune. A Cesenatico il centrodestra ha perso e il nuovo sindaco è Matteo Gozzoli del PD con il 59 per cento dei voti.

A Sesto Fiorentino, comune in provincia di Firenze, il PD ha perso per la prima volta le elezioni: con il 65,5 per cento dei voti ha vinto il candidato di Sinistra Italiana e della lista Per Sesto. La sinistra governa la città dal 1899 e la sconfitta del PD racconta molto dell’aria che tira intorno al partito e alla capacità di Matteo Renzi di mantenere i consensi, come abbiamo spiegato qui. Il centrosinistra ha perso anche Cascina, in provincia di Pisa, dove governava da più di 15 anni: il sindaco uscente Alessio Antonelli non è stato riconfermato.

Ad Assisi il PD ha vinto con il 53,8 per cento dei voti, battendo il centrodestra che aveva il governo della città da una decina di anni. A Castelfidardo in provincia di Ancona ha vinto il M5S così come ad Anguillara Sabazia, Casto Angelo, Marino e a Genzano in provincia di Roma. A Vasto, in provincia di Chieti, ha vinto di pochissimo il PD con 121 voti in più rispetto al candidato del centrodestra. Il PD ha vinto anche a Castellammare di Stabia, città in provincia di Napoli commissariata dallo scorso ottobre dopo due anni di amministrazione di centrosinistra. A Ginosa, in provincia di Taranto, ha vinto il M5S e la città era commissariata dalla scorsa primavera.

Ricapitolando i risultati complessivi delle comunali 2016

Passano dal centrosinistra al centrodestra: Brindisi, Savona, Novara, Iseria, Olbia, Pordenone, Trieste, Benevento, Grosseto.

Passano dal centrosinistra al centro o liste civiche: Villacidro, Crotone.

Restano al centrosinistra: Salerno, Ravenna, Rimini, Bologna, Napoli, Milano, Cagliari.

Passano dal centrodestra al centrosinistra: Caserta, Varese.

Passano dal centrodestra al centro o liste civiche: Latina.

Restano al centrodestra: Cosenza.

Passano dal centrosinistra al M5S: Roma, Torino, Carbonia.

Fonte: Il Post

venerdì 17 giugno 2016

Cosa sappiamo della morte di Jo Cox

La deputata britannica è stata uccisa giovedì da un uomo di 52 anni a Birstall, ma non è ancora chiaro perché

(DANIEL LEAL-OLIVAS/AFP/Getty Images)

Una parlamentare laburista britannica, Jo Cox, è stata uccisa giovedì 16 giugno a Birstall, nel nord dell’Inghilterra: un uomo l’ha aggredita in strada sparandole e ferendola ripetutamente con un coltello, prima di scappare ed essere arrestato poco dopo dalla polizia. Cox, che avrebbe compiuto 42 anni il 22 giugno, è morta poco dopo l’attacco, nonostante i soccorsi.

Cosa è successo
Jo Cox è stata aggredita pochi minuti prima delle 13 di giovedì pomeriggio, durante la pausa pranzo di una giornata di incontri con i cittadini della sua circoscrizione a Birstall, una cittadina di 16.000 abitanti poco distante da Leeds, nella regione del West Yorkshire. Cox stava uscendo con i suoi due assistenti dalla biblioteca civica di Birstall, un edificio basso di mattoni rossi che si trova in una delle strade centrali della città: c’era traffico e sui marciapiede c’erano diverse altre persone in pausa pranzo. L’aggressione è stata raccontata da diversi testimoni, con versioni che divergono per alcuni particolari: un uomo con un cappello nero e una giacca grigia è stato visto andare incontro a Cox e poi spararle almeno tre volte in pochi secondi, prima di ferirla ripetutamente con quello che è stato descritto come un coltello da caccia. Secondo altri testimoni l’aggressore avrebbe usato prima il coltello e poi, dopo aver ferito Cox, le avrebbe sparato con la pistola. Altri testimoni ancora hanno raccontato di aver visto l’aggressore prendere a calci ripetutamente Cox mentre era a terra ferita. Un uomo di 77 anni ha provato a fermarlo ed è stato ferito anche lui, in modo lieve. L’assalitore poi ha cercato di scappare ma è stato raggiunto e fermato da due agenti della polizia locale. Cox è stata soccorsa da diverse persone prima dell’arrivo dell’ambulanza e dei paramedici ma è morta alle 13.48; la notizia è stata diffusa alcune ore dopo.

Chi è l’aggressore
Il nome dell’uomo fermato dalla polizia non è stato confermato ufficialmente, ma diversi testimoni hanno riconosciuto Thomas Mair, un uomo di 52 anni della zona che lavorava saltuariamente come giardiniere. Mair viveva da solo in una casa a 15 minuti dalla biblioteca di Birstall: i vicini lo hanno descritto come una persona solitaria di cui si sapeva poco, ma che non era mai sembrata aggressiva. In molti lo conoscevano solo di vista o per i consigli di botanica che dava ogni tanto ai suoi vicini. Uno dei suoi due fratelli ha detto che faceva volontariato in una scuola della zona e lui stesso, in un’intervista a un giornale locale, aveva parlato positivamente del suo lavoro come volontario e di come lo avesse aiutato “più delle medicine e della psicoterapia”. Due vicine di casa hanno raccontato di averlo visto ieri intorno alle 12.30 che usciva di casa con il cappello e una borsa. Nessuna delle persone che lo conoscono ha parlato di Mair come di qualcuno particolarmente politicizzato o con opinioni molto forti. Dopo l’aggressione la polizia ha perquisito per diverse ore la sua casa.

«Britain first!»
Alcuni testimoni dell’aggressione hanno raccontato alla polizia e ai giornalisti che Mair, prima e durante l’attacco a Cox, ha gridato “Britain first!”, il nome di un partito di destra e anti-europeista e, più in generale, uno slogan usato per esprimere posizioni nazionaliste: “la Gran Bretagna prima di tutto”. Per ora non ci sono conferme ufficiali sull’affidabilità di queste testimonianze, ma la polizia ha detto che sta indagando la possibilità che Mair fosse affiliato a qualche partito di estrema destra.

Giovedì 23 giugno i cittadini britannici voteranno per il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, un tema che ha molto polarizzato il dibattito politico delle ultime settimane; Jo Cox, quando è stata attaccata, era diretta a una riunione di un comitato locale della campagna in favore della permanenza nella UE. Negli ultimi mesi, in generale, aveva fatto attivamente campagna elettorale a favore della permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea e aveva più volte parlato dei benefici dell’immigrazione per il paese, uno degli argomenti più discussi durante la campagna referendaria. In un recente discorso in Parlamento aveva detto: «Le nostre comunità sono state profondamente migliorate dall’immigrazione, che fosse quella degli irlandesi cattolici o dei musulmani dall’India o dal Pakistan». Jayda Fransen, vice segretaria del partito Britain First, si è dissociata dall’attacco a Cox spiegando che «questi non sono il genere di comportamenti che condoniamo».

Chi era Jo Cox
Cox – il suo nome intero era Helen Joanne, abbreviato in Jo – era nata a Batley, nello Yorkshire, nel 1974 e si era laureata all’università di Cambridge nel 1995. Prima di diventare deputata nel 2015 aveva lavorato come dirigente nell’organizzazione non governativa Oxfam, che si occupa di aiuti umanitari e progetti di sviluppo, ed era stata consulente per l’attivista britannica Sarah Brown (la moglie dell’ex primo ministro Gordon Brown) e per la baronessa Glenys Kinnock, una politica britannica che è stata membro del parlamento europeo per il partito laburista dal 1994 al 2009.

Cox – descritta dal Guardian come «uno degli astri nascenti del Partito Laburista» – era la presidentessa del gruppo parlamentare “amici della Siria”, di cui fanno parte membri di diversi partiti. Nell’ottobre 2015 Cox scrisse insieme a Andrew Mitchell del Partito Conservatore un articolo che spiegava come l’esercito britannico avrebbe potuto aiutare a trovare una soluzione etica per la guerra in Siria. Nell’autunno del 2015 Cox decise però di astenersi nel voto che doveva decidere un eventuale intervento militare in Siria del Regno Unito. Per la sua astensione aveva ricevuto moltissime critiche da attivisti e sostenitori del Partito Laburista.

Cox era stata inizialmente una sostenitrice della candidatura di Jeremy Corbyn a leader del Partito Laburista britannico; poi aveva cambiato idea e votato per Liz Kendall, una candidata dalle posizioni più moderate. Era sposata con Brendan Cox, che fino all’anno scorso lavorava per l’organizzazione Save The Children, e aveva due figli.

Fonte: Il Post

mercoledì 15 giugno 2016

Il piano del governo sulle pensioni anticipate

In cosa consiste il progetto descritto dai giornali di oggi per chi vuole andare in pensione tre anni prima della scadenza

(Foto ufficio stampa Caritas)

Dopo un incontro tra il governo e i maggiori sindacati al ministero del Lavoro martedì 14 giugno, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Tommaso Nannicini e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti hanno presentato una proposta sulle pensioni e sulla cosiddetta “flessibilità in uscita”: chi vorrà potrà andare in pensione tre anni prima del raggiungimento di una certa soglia, ottenendo un prestito da una banca (attraverso l’INPS) da restituire in vent’anni attraverso una rata che sarà tagliata automaticamente dall’assegno della pensione. Sono previste anche detrazioni per le persone con situazioni economiche più fragili. Per ora si tratta di una proposta allo studio dei sindacati in vista di un nuovo incontro il prossimo 23 giugno. Secondo quanto anticipato dal governo il nuovo meccanismo dovrebbe però far parte della legge di stabilità che sarà votata in autunno.

Chi riguarda
La nuova flessibilità in uscita nel 2017 riguarderà in un primo tempo i lavoratori che hanno almeno 63 anni e 7 mesi e le lavoratrici che hanno 62 anni e 7 mesi: saranno dunque coinvolti e coinvolte coloro a cui non mancano più di tre anni per l’età pensionabile di vecchiaia (chi, in sostanza, va in pensione non oltre tre anni prima del previsto). Il provvedimento sarà comunque sperimentale, durerà tre anni dal 2017 al 2019 e coinvolgerà i lavoratori nati a partire dal 1951.

Il provvedimento dovrebbe riguardare chi lavora nel settore privato, ma circola anche l’ipotesi di allargarlo agli impiegati del settore pubblico: questo punto non è però stato ancora chiarito. Diversi giornali scrivono che «secondo alcuni calcoli gli interessati potrebbero arrivare fino a 40 mila».

Come funziona
La proposta si basa su due meccanismi: l’Ape, cioè l’anticipo pensionistico, e la Rita, cioè la rendita integrativa temporanea anticipata. L’anticipo permetterà ai lavoratori a cui mancano tre anni di andare in pensione in modo anticipato e la rendita integrativa permetterà di incassare subito parte delle pensione integrativa. La categoria dei lavoratori interessati potrà contare su un prestito pensionistico-bancario da rimborsare in 20 anni. Il prestito, nei piani del governo, sarà garantito dalle banche convenzionate con un’assicurazione sui rischi, ma senza la necessità di una garanzia reale (la casa di proprietà, per esempio): le banche non potranno quindi chiedere garanzie che coinvolgano gli eredi. Il Sole 24 Ore spiega che «a erogare l’assegno anticipato sarà l’INPS». Sarà cioè l’INPS a dover creare il rapporto con le banche e ad essere l’interlocutore dei lavoratori che decideranno di accedere a questo meccanismo.

Il rimborso del prestito sarà temporaneo, avverrà cioè nell’arco di vent’anni, partirà dopo il raggiungimento dell’età pensionabile (quindi dopo tre anni) e sarà automatico: l’assegno previdenziale pieno verrà cioè decurtato delle rate per recuperare le somme anticipate. L’assegno reale potrà dunque essere fino al 15 per cento inferiore rispetto all’assegno potenziale pieno. Il tasso di interesse di questo prestito dovrebbe essere intorno all’1,5 per cento.

L’importo della decurtazione dipenderà dagli anni di anticipo (prima si va in pensione anticipata maggiore poi sarà la rata), ma anche dalla condizione del lavoratore che farà richiesta di Ape: ci saranno delle specifiche detrazioni fiscali per le classi più deboli in modo da facilitare la restituzione della rata nell’assegno. Nello schema del governo sono previste tre fasce di lavoratori: chi va in pensione anticipata volontariamente, chi è disoccupato da lungo tempo e chi viene “spinto” alla pensione per una ristrutturazione aziendale. La prima fascia e quella di chi ha un reddito alto sarebbe quella meno interessata dalle detrazioni. Ci saranno invece maggiori detrazioni per la fascia dei disoccupati di lungo corso.

Ci saranno le penalizzazioni?
Le cosiddette “penalizzazioni” sono quei disincentivi introdotti dalla riforma Fornero nel 2011 per scoraggiare l’accesso alla pensione anticipata, e che hanno a che fare con una riduzione dell’1-2 per cento dell’importo dell’assegno previdenziale (le penalizzazioni sono state comunque oggetto di diversi interventi legislativi successivi). Nannicini ha precisato che «non c’è nessuna penalizzazione sulla pensione anticipata, c’è solo la rata che è una penalizzazione in sé, ma nient’altro».

La Stampa precisa:


«È chiaro però che la pensione finale verrebbe calcolata in forma ridotta visto che comunque mancheranno da 1 a 3 anni di versamenti. Insomma non c’è un meccanismo esplicito di penalizzazione, ma una certa decurtazione è nei fatti. Il governo conta però di compensarla con le detrazioni e rendendo più convenienti le ricongiunzione tra le varie gestioni previdenziali».


Il Sole 24 Ore aggiunge che nell’attuale proposta del governo «restano ancora da sciogliere i nodi della calibratura delle penalizzazioni degli assegni anticipati che dovrebbero essere in media del 3-4 per cento oscillando da un minimo dell’1 per cento a un massimo dell’8 per cento».

Quanto costerà allo Stato?
Repubblica dice che il costo delle detrazioni a carico dello Stato «dovrebbe essere contenuto sotto il miliardo che servirà a coprire anche la garanzia assicurativa per le banche che lavoreranno con l’INPS. Senza questo meccanismo il costo diretto dell’anticipo è stimato in 10 miliardi».

Fonte: Il Post

Continuano gli attacchi di Boko Haram in Nigeria

Il gruppo jihadista ha ucciso quattro persone e rapito tre donne nel villaggio di Kautuva, nella Nigeria nordorientale

Donne che sono riuscite a scappare dalle violenze di Boko Haram in Nigeria. Credit: Emmanuel Braun

Il gruppo jihadista Boko Haram martedì 14 giugno ha ucciso quattro persone e rapito tre donne nel nordest della Nigeria, nei pressi della città di Chibok. I miliziani hanno attaccato all’alba il villaggio di Kautuva, appiccando incendi nelle case dei residenti.

L’organizzazione affiliata all’Isis non è nuova a queste violenze. Nel 2014, i suoi membri hanno rapito 276 studentesse nigeriane, la maggior parte delle quali è ancora nelle loro mani.

Inizialmente focalizzato sulla lotta all'educazione occidentale (Boko Haram significa “l’istruzione occidentale è proibita”), nel corso del tempo le ambizioni del gruppo sono cresciute.

Infatti, i numerosi rapimenti di uomini, donne e bambini, sono parte di una più ampia strategia che Boko Haram usa per combattere il governo e instaurare un califfato islamico in Nigeria.

Nonostante l’esercito regolare abbia recuperato la maggior parte dei territori sotto il controllo dei jihadisti durante la presidenza di Muhammadu Buhari, i miliziani jihadisti continuano a seminare il terrore fra la popolazione.

In totale, durante i sette anni di guerra con il governo centrale, sono morte circa 15mila persone.

Fonte: The Post Internazionale

martedì 14 giugno 2016

In Francia due persone sono state uccise da un uomo già condannato per terrorismo

L'omicidio di un poliziotto e della compagna, avvenuto nei pressi di Parigi, è stato definito un "abietto atto terroristico" dal ministro dell'Interno francese

Il luogo dell'omicidio. Credit: Reuters 

L'assassinio di un poliziotto, Jean-Baptiste Salvint, e della sua compagna da parte di un uomo che ha giurato fedeltà al cosiddetto Stato islamico è stato definito un "abietto atto terroristico" dal ministro dell'Interno francese Cazeneuve. Il poliziotto è stato trovato morto fuori dalla sua casa a Magnanville, nei pressi di Parigi, mentre la compagna all'interno.

L'autore dell'omicidio è stato in seguito ucciso dalla polizia. Secondo alcuni testimoni l'uomo, armato di coltello, avrebbe urlato "Allahu akbar" (Dio è grande) prima di attaccare il poliziotto 42enne fuori dalla sua casa.

Subito dopo il primo omicidio l'assassino è entrato in casa e ha ucciso anche la compagna del poliziotto, dopo averla tenuta in ostaggio insieme al figlio di tre anni, rimasto illeso.

Prima di prendere la decisione di uccidere l'attentatore, le forze dell'ordine hanno provato a negoziare con l'uomo.

Secondo i media francesi l'aggressore, il 25enne Larossi Abballa che abitava nella vicina città di Mantes-la-Jolie, era già stato condannato a una pena di tre anni nel 2013, per il suo collegamento a gruppi jihadisti pakistani con l'accusa di "associazione a delinquere allo scopo di atti terroristici".

L'agenzia di stampa Amaq dello Stato islamico, ha detto che l'uomo era un combattente del sedicente Stato islamico. I pubblici ministeri francesi hanno avviato un'indagine anti-terrorismo.

Se la notizia sarà confermata, si tratterà del primo attacco da parte di militanti jihadisti sul territorio francese da quando è stato imposto lo stato di emergenza in seguito agli attacchi dello scorso novembre che ha provocato 130 morti a Parigi.

L'attacco è avvenuto in giorni di massima allerta dovuti ai campionati di calcio europei iniziati il 10 giugno e che si concluderanno il prossimo 10 luglio.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 12 giugno 2016

Cinquanta morti in una sparatoria in un locale gay in Florida

L'attentatore è stato identificato come Omar Mateen, 29 anni, residente in Florida, ma di origine afghana

Credit: polizia di Orlando

Almeno 50 persone sono morte e 52 sono rimaste ferite in seguito a una sparatoria in una discoteca gay a Orlando, in Florida. Lo ha riferito la polizia di Orlando in una conferenza stampa alla conclusione delle operazioni delle forze dell'ordine per mettere in salvo le persone che si trovavano nel locale.

La polizia di Orlando, che ha schierato uomini e volanti, aveva scritto su Twitter di stare lontani dalla discoteca Pulse e ha definito l'episodio "terrorismo domestico". La polizia di Orlando ha annunciato su Twitter che l'attentatore è morto, colpito dai poliziotti.

Il presidente Barack Obama ha chiesto alla polizia federale di intervenire a sostegno delle forze dell'ordine locali della Florida. L'Fbi dunque parteciperà alle indagini e riferirà direttamente al presidente. Secondo l'Fbi l'attentatore potrebbe avere legami con i miliziani del sedicente Stato islamico.

Il capo della polizia di Orlando, John Mina, ha riferito che tra la sparatoria e l'omicidio della cantante Christine Grimmie, avvenuto due giorni fa nella stessa città, non c'è alcuna connessione.

L'attentatore è stato identificato come Omar Mateen, 29 anni, residente in Florida a Fort Pierce, ma di origine afghana.

L'arma utilizzata è un fucile AR-15. Il primo colpo è stato sparato alle 2.02 ora locale.

Si tratta della sparatoria di massa con il più alto numero di vittime della storia degli Usa, superando i 32 morti alla Virginia Tech University del 2007.

Fonte: The Post Internazionale