venerdì 20 gennaio 2017

Ora Donald Trump è davvero presidente

«Adesso comincia l'ora dell'azione», ha detto il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti

Donald Trump. (MARK RALSTON/AFP/Getty Images)

Donald J. Trump, che ha vinto le elezioni statunitensi dello scorso 8 novembre 2016, ha giurato a Washington DC ed è diventato così ufficialmente il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Mike Pence, ex governatore dell’Indiana, è diventato il vicepresidente. La cerimonia è iniziata alle 17.30 ora italiana, ma dalle 15.30 erano in corso preparativi e concerti in vista del giuramento, dopo il quale Trump ha pronunciato un discorso durato sedici minuti.

Fonte: Il Post

Gli errori di Salvini sui rifugiati

Dice che solo poche migliaia di migranti hanno diritto a restare, ma i numeri veri sono molto più alti

(Laurin Schmid/SOS MEDITERRANEE/picture-alliance/dpa/AP Images)

L’Italia non ha mai respinto così tante richieste d’asilo come nel 2016, ma ne accetta comunque molte di più di quante sostengono numerosi esponenti del centrodestra, tra cui il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Secondo i dati pubblicati giovedì dal ministero dell’Interno, nell’ultimo anno sono state esaminate in primo grado 90.473 richieste d’asilo e ne sono state respinte il 61,3 per cento, la percentuale più alta degli ultimi cinque anni e una delle più alte in Europa (qui il ministero dell’Interno ha pubblicato gli ultimi dati). Le domande accolte sono state circa 35 mila, che però sono molte più delle poche migliaia di cui parlano spesso politici e giornali di centrodestra. A queste peraltro andrebbero aggiunte le domande respinte in primo grado ma accolte nei gradi successivi. Il ministero dell’Interno non ha mai voluto pubblicare questi dati.


Salvini e i giornali più vicini al centrodestra sembrano giocare sull’ambiguità del termine “rifugiato”. Se solo il 4-5 per cento dei richiedenti vengono considerati rifugiati, sostengono spesso più o meno apertamente, allora tutti gli altri devono essere considerati clandestini. È un ragionamento sbagliato per due motivi. Il primo: un numero sconosciuto di richiedenti asilo riceve lo status di rifugiato dopo aver fatto appello contro la decisione in primo grado. Non sappiamo quanti sono, ma secondo il presidente della Commissione nazionale asilo circa il 60 per cento dei ricorsi viene accolto.

Il secondo: oltre a quello di rifugiato (una persona che «rischia persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche»), le commissioni che si occupano di asilo possono concedere alle persone straniere altre forme di protezione che gli consentano di risiedere legalmente in Italia. Per esempio possono concedere la protezione sussidiaria. Ha diritto a questo status chi «rischia di subire un danno grave», come morte o tortura, in caso di rientro nel proprio paese. L’Italia è uno dei paesi europei che fa più ricorso a questo strumento: circa il 15 per cento delle domande ricevono questa risposta, contro una media europea di circa il 10. In Europa è molto più frequente assegnare lo status di rifugiato vero e proprio: in media poco meno del 40 per cento dei richiedenti riceve questo status, circa dieci volte più di quanti lo ricevono in Italia.

Infine lo straniero può ricevere la protezione umanitaria, se la commissione che si occupa del suo caso ritiene che lo straniero abbia diritto a rimanere in Italia per «altri motivi umanitari». In Europa soltanto Slovacchia e Italia utilizzano in maniera significativa quest’ultimo tipo di protezione. Nel 2016 più di metà della richieste di protezione internazionale accolte hanno avuto come esito la concessione della protezione umanitaria. Il numero di protezioni umanitarie concesse è cresciuto costantemente negli ultimi anni, a scapito delle protezioni sussidiarie e della concessione dello status di rifugiato vero e proprio.

In blu la percentuale di domande rifiutate, in giallo scuro gli status di rifugiato concessi, in giallo chiaro le protezioni sussidiarie e in arancione le protezioni umanitarie.

Questi numeri mostrano che negli ultimi anni le commissioni sono diventate progressivamente più severe nei loro giudizi. Tra il 2012 e il 2016 le decisioni sulle richieste di protezione internazionale sono più che triplicate, passando da 27 mila nel 2012 a 90 mila nel 2016. Contemporaneamente le domande accettate sono aumentate di appena un terzo. Nel 2012 erano state accolte 22 mila domande, passate nel 2016 a 35 mila. Secondo Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, la causa di questa maggiore severità è in parte causata dalla tipologia di immigrazione che arriva nel nostro paese: «In Italia sbarcano pochi siriani, afghani e iracheni, che rischiano gravi persecuzioni nei loro paesi, ma arrivano molti pachistani, nigeriani e gambiani, i cui paesi di origine sono in una situazione di sicurezza molto più ambigua». Per molti di loro è difficile determinare con chiarezza se hanno diritto a qualche forma di protezione internazionale; anche per questo spesso si utilizza la protezione umanitaria, la meno forte delle tre, che deve essere rinnovata ogni anno.

Secondo Schiavone, ci sono anche cause politiche: «In Italia non possiamo parlare di commissioni effettivamente indipendenti: è una critica che facciamo da sempre. Le commissioni sono coordinate dal ministero dell’Interno e tra coloro che siedono al loro interno, uno è il prefetto e un altro è un componente della polizia di stato». È possibile che, di fronte all’aumento delle richieste di asilo, il ministero dell’Interno abbia chiesto alle commissioni un giro di vite sull’accettazione delle domande: «L’input politico, però, non verrà mai ammesso».

Fonte: Il Post

La bufala sui “soldi scomparsi” per i terremotati

I 28 milioni di euro raccolti con gli SMS non sono "spariti", ovviamente: lo ha smentito anche la Protezione Civile

L'esercito al lavoro nelle aree colpite dal brutto tempo e dal terremoto, 19 gennaio 2017. (ANSA/ MINISTERO DELLA DIFESA)

Sui social network stanno circolando molto – anche perché rilanciati da alcuni siti di notizie false – diversi articoli che sostengono che i 28 milioni di euro raccolti dalla Protezione Civile con gli “SMS solidali” sarebbero “scomparsi” o “spariti”. La bufala cita un’interrogazione parlamentare di Laura Castelli, deputata del Movimento 5 Stelle, che chiede conto di un presunto “ritardo” nell’utilizzo di questi fondi.


La “sparizione” dei 28 milioni di euro è una notizia falsa: come ha risposto all’interrogazione la ministra Anna Finocchiaro, quei fondi erano destinati fin dall’inizio alla ricostruzione post-terremoto, e non sono “scomparsi”, mentre la gestione dell’emergenza è stata ed è finanziata con denaro stanziato dallo Stato. La Protezione Civile ha diffuso un comunicato per rispondere a queste “nuove errate informazioni” e smentire la bufala.


Terremoto centro Italia: chiarimenti sui fondi raccolti con il numero solidale 19 gennaio 2017


In riferimento alle nuove errate informazioni che circolano soprattutto sui social in merito all’utilizzo delle donazioni raccolte attraverso il numero 45500, si precisa che, come indicato anche nel Protocollo che ne disciplina il funzionamento, queste serviranno per supportare la ricostruzione dei territori colpiti. Per la fase di gestione dell’emergenza, infatti, sono destinate tutte le necessarie risorse attraverso i fondi pubblici. In particolare, in questa emergenza, come disposto dal decreto legge 189 convertito, le donazioni confluiranno nella contabilità speciale del Commissario straordinario alla ricostruzione e saranno gestite passando dal controllo di un Comitato dei Garanti, come prevede proprio il Protocollo. Saranno i territori a valutare, in raccordo con Regioni e Commissario e sulla base delle esigenze valutate nell’ambito del più complessivo piano della ricostruzione, a indicare su quali progetti destinarli. Lo stesso vale per le somme raccolte attraverso il conto corrente aperto dal Dipartimento

Fonte: Il Post

Ci sono persone vive nell’Hotel Rigopiano

Proseguono le ricerche nell'albergo travolto da una valanga sul Gran Sasso per trovare altri dispersi e soccorrerli

(Vigili del Fuoco)

Sei persone sono state trovate vive nell’Hotel Rigopiano, l’albergo sul versante pescarese del Gran Sasso ricoperto mercoledì 18 gennaio da una grande valanga (inizialmente ANSA e altre fonti avevano parlato di 8 persone, nella confusione dei primi soccorsi, la notizia era stata ripresa anche dal Post). Un video diffuso dai Vigili del Fuoco mostra alcuni momenti del salvataggio di una donna e di un bambino. La notizia del ritrovamento delle persone vive era stata confermata dal viceministro degli Interni Filippo Bubbico, intervistato dal GR1



Ci sono ancora più di 20 persone disperse, che si trovavano dentro l’albergo al momento della valanga: circolano notizie difficili da confermare circa il ritrovamento di altri sopravvissuti, ma per ora i Vigili del Fuoco confermano solo di avere trovato sei persone, due delle quali già estratte.



Da ieri intorno all’Hotel Rigopiano proseguono le attività dei soccorritori per cercare le persone che si trovavano all’interno del resort e che risultano disperse. Le ricerche sono complicate dal freddo e dall’enorme quantità di neve, che si è insinuata negli ambienti dell’albergo rendendo difficili gli spostamenti al suo interno. I corpi estratti dalle macerie finora sono due, ha spiegato la Protezione Civile, ma nella giornata di ieri ANSA e altri giornali avevano annunciato il recupero di almeno un altro cadavere e l’identificazione di un corpo all’interno della struttura: la due notizie devono essere ancora ufficializzate dalle autorità. C’erano poche speranze di trovare vivo qualche disperso dopo un giorno e mezzo dalla valanga, considerati il freddo e la mancanza di corrente elettrica all’interno dell’albergo danneggiato, da dove non erano provenute richieste di aiuto.


La valanga
Ci sono ancora molti dettagli da chiarire sulle ultime ore degli ospiti e del personale all’interno dell’Hotel Rigopiano, prima dell’arrivo della valanga. L’albergo era un resort con piscina piuttosto rinomato, a circa 1.200 metri di altitudine al fondo di una strada lunga una decina di chilometri, che conduce a valle verso Farindola, il primo centro abitato della zona. Secondo le testimonianze raccolte finora da parenti e amici di chi si trovava nell’hotel, mercoledì 18 gennaio i clienti erano in attesa di partire, preoccupati dalle scosse di terremoto che si erano verificate nella zona e dalle copiose nevicate che avevano reso inagibile la strada per tornare a valle. Uno spazzaneve sarebbe dovuto arrivare intorno alle 15 per ripristinare il collegamento, ma a causa di problemi ancora da chiarire era stato annunciato agli ospiti che il mezzo non sarebbe arrivato prima delle 19. La maggior parte dei clienti aveva già fatto le valigie e si era radunata nella hall, poi in seguito al contrattempo aveva probabilmente occupato altre aree dell’edificio, mentre il personale era riunito nel bar dell’albergo.


Nel tardo pomeriggio del 18 gennaio, intorno alle 17:30, dal versante alle spalle dell’Hotel Rigopiano si è staccata una grande slavina che ha travolto parte di un bosco, automobili e del bestiame prima di entrare in contatto con le strutture dell’albergo. La grande massa di neve ha sfondato finestre e alcuni muri, spostando alcuni edifici del resort di una decina di metri verso valle. Il geologo Gian Gabriele Ori, dell’Università di Chieti, ha spiegato che probabilmente una delle scosse più intense di terremoto, superiore a magnitudo 5, ha fatto da “miccia e innescato il fenomeno”, rendendo più instabile un tratto di montagna ricoperto da uno strato di neve alto almeno 3 metri, già indebolito da un aumento delle temperature e dalla pioggia. La valanga ha raccolto detriti di ogni tipo, come alberi e rocce, e si è infine trasformata “in un enorme flusso di detriti che, a grande velocità, ha travolto il bosco e poi l’albergo con una potenza distruttiva”.


Chi ha dato l’allarme
Giampiero Parete, 38 anni, aveva trascorso un breve soggiorno con la famiglia all’Hotel Rigopiano. Poco prima della slavina era uscito dall’albergo per andare a recuperare un farmaco in auto per la moglie, che aveva mal di testa: “Mentre tornavo verso l’hotel ho sentito rumori e scricchiolii e ho visto la montagna cadere addosso all’edificio. Ha travolto anche me, ma parzialmente. Ho visto gran parte dell’albergo ricoperto dalla neve. Ho provato a entrare, ma ho rischiato di rimanere intrappolato; allora mi sono aggrappato a un ramo e sono riuscito a tornare verso la macchina. Poi ho incontrato il manutentore dell’albergo e insieme abbiamo dato l’allarme. Dall’interno dell’hotel non ho sentito alcun rumore o movimento”.

Il manutentore è Fabio Salzetta, che stava eseguendo alcuni lavori all’esterno dell’albergo. Ha spiegato di non essersi accorto di nulla fino all’ultimo momento, finendo poi travolto dalla neve nel locale caldaia, protetto da un vano di cemento. È poi uscito alla ricerca di altre persone e ha trovato Parete, con il quale è riuscito a fare una telefonata tramite WhatsApp al suo datore di lavoro per dare l’allarme.

I soccorsi
Quinto Marcella, il datore di lavoro di Parete che fa il cuoco, ha detto di avere ricevuto la chiamata poco dopo le 17:30 di mercoledì, con una richiesta di aiuto e la notizia che l’intero albergo era stato sommerso dalla neve. Marcella ha detto di avere chiamato il Centro di coordinamento della prefettura: “Ma mi sento rispondere: abbiamo chiamato due ore fa l’albergo, era tutto a posto. Non hanno voluto prendere per vera la mia versione. Io ho insistito: ho chiamato 115, 117, 118, 113, 112. Fino a quando alle 8 si sono messe in moto le macchine”. La versione di Marcella, che spiegherebbe in parte i ritardi nell’arrivo dei soccorritori, deve essere verificata e sarà presa in considerazione dalle autorità che stanno indagando sulla valanga al Rigopiano.

Era ormai buio quando una prima colonna di soccorsi si è mossa da valle verso l’area dell’albergo, ma dopo pochi chilometri si è capito che la strada era impraticabile a causa della grande quantità di neve, portata in parte dalla slavina. Non potendo proseguire rapidamente con i mezzi, un gruppo di soccorritori del gruppo alpino ha continuato la salita a piedi, utilizzando gli sci, e impiegando quasi 4 ore di cammino al buio e sotto una fitta nevicata per raggiungere l’Hotel Rigopiano. Arrivati sul posto hanno compreso l’estensione dei danni causati dalla valanga e si sono messi al lavoro per cercare un varco ed entrare nella struttura. Hanno trovato Salzetta e Parete, entrambi in ipotermia e in seguito ricoverati in ospedale a Pescara per una serie di controlli sanitari.


Nelle ore seguenti, quando ormai era prossima l’alba di giovedì 19 gennaio, la zona è stata sorvolata e raggiunta dagli elicotteri dei Vigili del Fuoco e della Polizia di Stato, per portare aiuti e nuovi soccorritori all’albergo per dare il cambio a chi lo aveva raggiunto a piedi. Più a valle la colonna dei mezzi di soccorso ha proseguito, con molta difficoltà, lo sgombero della strada aprendo infine una via di accesso nelle prime ore del pomeriggio.

Il recupero dei corpi
Da più di un giorno i soccorritori sono al lavoro per cercare le persone rimaste intrappolate nel crollo dell’albergo e tra gli strati di neve che la valanga ha fatto accumulare al suo interno. Sul posto ci sono anche cani da valanga, addestrati per la ricerca delle persone disperse in queste situazioni, ma la presenza di grandi quantità di detriti e di macerie che si sono prodotte con i crolli rende molto difficoltosa l’individuazione dei corpi. Le autorità ieri hanno confermato il recupero di due corpi, anche se nel pomeriggio diverse fonti di stampa hanno parlato di un altro recupero e del ritrovamento di un quarto corpo ancora da estrarre dalle macerie. Le operazioni di ricerca continueranno per tutta la giornata, cercando al tempo stesso di liberare parte della struttura dell’albergo dalla neve, per rendere più agevoli e sicuri i soccorsi.

Fonte: Il Post

A che punto sono i soccorsi dopo il terremoto

La situazione resta complicata anche nell’Appenino centrale: oggi il governo dovrebbe approvare un piano per estendere lo stato di emergenza

Alcune persone tentano di togliere la neve da un tetto di una abitazione a Mattere di Valle Castellana, Teramo, 19 gennaio 2017 (ANSA/FACEBOOK VALLE CASTELLANA INFO-NEWS)

Mercoledì 18 gennaio ci sono stati quattro terremoti di magnitudo superiore a 5 nel Centro Italia. Le notizie più seguite hanno a che fare con l’Hotel Rigopiano, che si trova sul lato pescarese del Gran Sasso e che è stato coperto da una valanga, probabilmente in seguito alle intense scosse. Ma la situazione è complicata anche in diverse altre province che si trovano nell’Appenino centrale.

Da due giorni ci sono paesi isolati o al buio, che attendono di essere raggiunti dai soccorritori. Le attività di assistenza alla popolazione sono coordinate dalla Protezione Civile che sta impiegando circa 7.000 soccorritori, con 2.400 di questi appartenenti all’esercito. L’aumento delle temperature nelle ultime ore ha fatto aumentare il rischio di nuove slavine, che potrebbero complicare ulteriormente il lavoro e gli interventi.


A Crognaleto, in provincia di Teramo, è stata trovata una persona morta e un’altra è data per dispersa da giovedì pomeriggio. Gli abitanti di alcune frazioni sono stati ospitati nella caserma dei carabinieri del comune, e una soluzione analoga è stata presa in diversi altri comuni, compreso quello di Valle Castellana sempre nel teramano. La provincia di Teramo parla di emergenza sanitaria perché l’assenza di corrente, in alcuni casi da quattro giorni, ha isolato migliaia di persone: in alcune aree manca l’acqua e c’è un problema di carburante perché i distributori non funzionano. In provincia di Teramo, a causa del terremoto, è morta una persona: un uomo di 83 anni rimasto sepolto nel crollo della sua stalla a Castel Castagna.

Lo stadio dell’Aquila è stato trasformato in un centro di accoglienza e per chi ha preferito non trascorrere le ultime due notti in casa dopo le scosse di terremoto di mercoledì. Oggi all’Aquila le scuole sono rimaste chiuse e lo saranno anche domani. A Campotosto, in provincia dell’Aquila e a pochi chilometri di distanza dall’epicentro dei terremoti di mercoledì, è stato recuperato nella giornata di ieri un uomo che era stato dato per disperso e che si era rifugiato in un capannone, in attesa dei soccorsi. Il comune era raggiungibile solo sugli sci nelle prime ore di ieri, poi grazie all’impiego di un mezzo cingolato è stato possibile recuperare altre persone, circa un centinaio, rimaste isolate nei moduli abitativi temporanei allestiti dopo i terremoti dei mesi scorsi. La poco distante frazione di Ortolano è stata evacuata con un elicottero, portando al sicuro una ventina di persone rimaste bloccate.


I tecnici di Enel hanno lavorato continuamente per ripristinare i collegamenti della rete elettrica nei comuni più interessati dal terremoto e dalle forti nevicate. Si è passati in un paio di giorni da 160mila utenze scollegate a 55mila nella serata di ieri, anche se ci sono state polemiche contro l’azienda accusata di essersi attivata tardivamente. I tecnici hanno però dovuto affrontare i problemi comuni al resto della cittadinanza e dei soccorritori, a partire dalle difficoltà a spostarsi a causa della presenza di molta neve sulla strada. Enel si è attivata con 1.400 tecnici e circa 400 mezzi per risolvere i problemi di questi giorni. Le famiglie coinvolte nella lunga interruzione di energia elettrica nelle regioni colpite dal maltempo potranno accedere agli indennizzi automatici già previsti dalla legge e regolamentati dai provvedimenti dell’Autorità per l’energia. I rimborsi partono da 30 euro e arrivano a un massimo di 300.


All’Hotel Rigopiano a Farindola sul Gran Sasso i soccorritori hanno lavorato per tutta la notte per cercare le circa 35 persone che si trovavano all’interno dell’albergo e che da ieri mattina risultano disperse. La situazione è molto complicata dalle temperature sotto lo zero e dall’enorme quanittà di neve. Non ci sono ancora le condizioni di sicurezza per intervenire in modo più massiccio e i soccorritori hanno lavorato con l’aiuto di fotocellule. Durante la scorsa notte le turbine e le ruspe hanno proseguito il lavoro per liberare l’unica strada che porta all’hotel e per migliorare la circolazione dei mezzi di soccorso. I corpi estratti dalle macerie finora sono due, ha spiegato la Protezione Civile.

Nel frattempo, la procura di Pescara ha aperto un’indagine per omicidio colposo. Sui giornali di oggi ci sono diverse ricostruzioni sulla tempistica dei soccorsi all’Hotel Rigopiano e sulla valutazione dei rischi da parte di prefettura e protezione civile prima della slavina. I primi soccorritori sono arrivati all’albergo molte ore dopo la valanga usando gli sci. I mezzi di soccorso sono potuti arrivare in zona solo nella tarda mattinata del giorno dopo, perché la strada di accesso era bloccata da alberi caduti e altre valanghe. Per buona parte della notte gli ospiti dell’Hotel Rigopiano sono quindi rimasti isolati e senza possibilità di comunicare le loro condizioni, al freddo e probabilmente senza energia elettrica.

Giovedì il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, si è impegnato a dare fondi e risorse alla Protezione Civile e alle altre organizzazioni di soccorso per gestire l’emergenza neve e terremoto nel Centro Italia. Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un piano per estendere lo stato di emergenza nelle aree che avevano già subito danni l’estate scorsa, a causa di un altro terremoto.

Fonte: Il Post

giovedì 19 gennaio 2017

L'Isis ha decapitato e fucilato 12 persone a Palmira in Siria

Le esecuzioni sono state compiute nel cortile del museo del sito e nell'antico anfiteatro romano

L'anfiteatro romano di Palmira, in Siria, è stato usato dai miliziani dell'Isis come patibolo. Credit: Omar Sanadiki

I miliziani del sedicente Stato islamico hanno ucciso 12 persone nella città di Palmira, o Tadmur, in Siria.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha reso noto che quattro delle vittime sono state decapitate mentre le altre otto sono state fucilate.

Sempre secondo quanto riportato dall’osservatorio, si tratterebbe di quattro impiegati pubblici, quattro soldati dell’esercito siriano e quattro ribelli.

I gruppi di monitoraggio riferiscono anche che alcune delle esecuzioni sono avvenute nel cortile del museo del sito archeologico mentre altre nell’antico anfiteatro romano.

L’Isis era stato espulso da Palmira dalle forze governative a marzo del 2016, ma a metà dicembre l’aveva riconquistata.

Già in passato aveva usato l’anfiteatro come patibolo. Venticinque militari erano stati fucilati nel 2015. 

Nell’agosto dello stesso anno, i miliziani avevano decapitato l’archeologo 81enne Khaled al-Asaad, che da quarant’anni sovrintendeva al sito.

Molti monumenti dell’antica Palmira sono stati distrutti o danneggiati dai jihadisti perché considerati blasfemi.

Fonte: The Post Internazionale

Il giorno dopo il terremoto nel Centro Italia

Il lavoro dei soccorritori è complicato dalla neve e dalle slavine delle ultime ore: le ultime notizie

Montereale, l'Aquila (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Dopo i quattro terremoti di magnitudo superiore a 5 di ieri nel Centro Italia, nella notte sono state registrate più di 80 scosse con magnitudo superiore a 2 dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con un paio di terremoti che hanno raggiunto magnitudo 3.5 e sono stati avvertiti dalla popolazione. La situazione più critica è tra le montagne del Parco Nazionale del Gran Sasso, dove un albergo – l’Hotel Rigopiano – è stato coperto da una grande slavina nella giornata di ieri, con molte difficoltà per i soccorritori e si temono molti morti: nella struttura c’era una trentina di persone.



In molti comuni e frazioni tra Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche, più vicini agli epicentri delle scosse di ieri, la situazione è complicata dal brutto tempo e dalla presenza di grandi quantità di neve, che rende difficili gli spostamenti delle squadre di soccorso e le verifiche delle lesioni agli edifici e dei crolli, in aree già danneggiate dai terremoti della scorsa estate. Per ora l’unica notizia confermata sui morti, è quella di un uomo rimasto coinvolto nel crollo di un edificio in provincia di Teramo. La conferma è della prefettura di Teramo.

Stando alle informazioni di agenzie di stampa e giornali la persona che da ieri risultava dispersa in una slavina che si è verificata in provincia dell’Aquila è stata salvata dai finanzieri del Soccorso alpino: l’uomo si trovava località Ortolano, una frazione di Campotosto, e aveva trovato rifugio sotto un capannone pericolante. A l’Aquila le scuole resteranno chiuse per delle verifiche venerdì 20 e sabato 21. La Protezione Civile ha pubblicato una nota in cui dice che «la prefettura di Teramo ha comunicato che una vittima è stata estratta da squadre dei vigili del fuoco intervenute nel comune di Castel Castagna». Non ci sono invece notizie di feriti gravi a causa dei terremoti di ieri. La più intensa delle scosse si è verificata alle 11:14 del mattino con magnitudo 5.5, avvenuta a meno di un’ora di distanza da quella di 5.1 delle 10:25: nelle ore seguenti ne sono state registrate altre con magnitudo superiore a 4 e due di magnitudo 5.4 alle 11:25 e 5 alle 14:33.



Gli epicentri delle scosse più intense sono stati localizzati tutti in provincia dell’Aquila nei pressi di Montereale, e a pochi chilometri a sud di Amatrice, che si trova invece in provincia di Rieti. Amatrice aveva subito già numerosi danni dopo il terremoto del 24 agosto 2016. I crolli si sono verificati per lo più in comuni e frazioni sgomberati negli ultimi mesi per motivi di sicurezza, cosa che ha contribuito a mantenere basso il numero dei feriti. A inizio settimana i sindaci delle aree del terremoto avevano chiesto maggiore assistenza, segnalando di avere seri problemi a causa delle intense nevicate, che hanno bloccato le strade di accesso ai loro comuni.


Cosa dice la Protezione Civile
Il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha detto che ci sono ancora alcuni comuni isolati, con i quali è stato comunque possibile mettersi in contatto per avere almeno aggiornamenti sulle condizioni delle persone e degli edifici. Il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha spiegato che per quanto riguarda la sua città il problema non sono tanto le nuove scosse di terremoto, quanto la mancanza di mezzi adeguati per spalare la neve e rendere nuovamente utilizzabili le strade. Molti altri sindaci hanno chiesto più risorse e aiuti, lamentando in alcuni casi la scarsa reattività delle istituzioni centrali.

La Protezione Civile ha diffuso un comunicato sulle ultime attività svolte nelle aree del terremoto:


Le precipitazioni nevose delle ultime 24 ore, infatti, si sono concentrate su Abruzzo e Marche e si sono cumulate a quelle dei giorni scorsi, determinando situazioni difficili, con isolamenti anche di alcuni comuni e delle frazioni più montane, specialmente nell’aquilano e nel teramano. Le condizioni di intervento sono estreme e stanno mettendo a dura prova tutti gli operatori impegnati, con attività che si spingono anche oltre i limiti, come il salvataggio di una madre con il bambino in tuttora in corso da parte dei vigili del fuoco nel comune di Castiglione Messer Raimondo. In Abruzzo, inoltre, si sono alzati i livelli del Pescara e dell’Aterno causando anche esondazioni nelle aree golenali. C’è quindi anche grande attenzione per tutti i corsi d’acqua, anche in previsione dello scioglimento delle nevi. Criticità, oltre alla circolazione sulle strade e per la viabilità ferroviaria, sulla rete elettrica. Ancora attualmente la situazione più difficile è in Abruzzo dove le utenze disalimentate sono oltre 100.000, mentre nelle Marche si sta intervenendo per risolvere i problemi su oltre 30.000 utenze.


In Umbria è stata decisa la chiusura delle scuole, sia per alleggerire il traffico sulle strade rese poco agibili dalla neve, sia per consentire la verifica di eventuali danni e lesioni negli edifici scolastici. Nelle Marche è stato diffuso un allarme per possibili valanghe nelle prossime ore, mentre nella giornata di ieri sono stati rintracciati tutti i 15 allevatori che erano stati dati per dispersi ad Arquata del Tronto in seguito ai terremoti di magnitudo superiore a 5. Ad Amatrice è crollato un pezzo del campanile della chiesa di Sant’Agostino, già crollato in parte a causa dei terremoti dell’estate scorsa.

Fonte: Il Post

mercoledì 18 gennaio 2017

Chi è Antonio Tajani

Il nuovo presidente del Parlamento europeo è un politico che conosce molto bene l'Europa, ma è accusato di essere troppo vicino a Silvio Berlusconi e alle grandi lobby

(AP Photo/Jean-Francois Badias)

Martedì 17 gennaio Antonio Tajani è stato eletto presidente del Parlamento europeo al quarto scrutinio con 351 voti, battendo il candidato del Partito Socialista Europeo (PSE) Gianni Pittella che ha ottenuto 282 voti. Tajani, che era il candidato del Partito Popolare Europeo, è un politico esperto dei meccanismi istituzionali europei e dei suoi equilibri: è stato eletto quattro volte al Parlamento ed è stato Commissario europeo tra il 2008 e il 2014. È apprezzato per i suoi modi affabili e la sua capacità di stringere buoni rapporti con gli altri parlamentari, ma è anche criticato per la sua mancanza di carisma, per la sua vicinanza a Silvio Berlusconi e a molte lobby.

Tajani ha 63 anni, è stato ufficiale dell’aeronautica militare e membro del Partito Monarchico (qui trovate una sua breve biografia sul sito Cinquantamila). Ha lavorato come giornalista e inviato per Radio Rai e per Il Giornale. Nel 1994 venne scelto da Silvio Berlusconi come portavoce del suo primo governo. Nello stesso anno fu eletto per la prima volta al Parlamento europeo, dove è stato rieletto in tutte le elezioni successive (1999, 2004, 2000 e 2013).

Nel 2008 fu al centro di uno scontro politico tra il presidente del Consiglio uscente Romano Prodi e Silvio Berlusconi, che aveva appena vinto le elezioni. In quei mesi al governo italiano spettava fornire alla Commissione l’indicazione di un commissario italiano. Prodi e Berlusconi non riuscirono a trovare un candidato comune e si scontrarono per decidere a chi spettasse la nomina. Alla fine, grazie all’aiuto del presidente della Commissione, José Manuel Barroso – membro del PPE come Berlusconi – Tajani riuscì a ottenere la nomina, prima a commissario all’Industria e poi, dal 2010, ai Trasporti.

Secondo alcuni documenti pubblicati lo scorso autunno, durante il suo mandato di commissario ai Trasporti, Tajani ignorò gli avvertimenti sulle emissioni eccessive di alcuni motori diesel prodotte da importanti aziende automobilistiche europee. Secondo alcuni, il fatto che Tajani non abbia fatto pressione sul settore affinché venissero introdotti maggiori controlli sulle emissioni ha contribuito direttamente allo scandalo Dieselgate, che ha portato al ritiro di migliaia di automobili Volkswagen, soprattutto dal mercato degli Stati Uniti, e ha coinvolto molti altri produttori.

Anche per questa ragione, ha detto un anonimo funzionario della Commissione al giornale Politico.eu, Tajani è considerato vicino a lobby e gruppi di interesse. Lo stesso funzionario descrive Tajani come un politico dotato di istinto e in grado di comprendere problemi concreti, ma senza visione e prospettiva storica: «Non è un intellettuale». Tajani è considerato da molti parlamentari europei troppo vicino a Berlusconi e il sito Politico.eu lo ha definito un “leale consigliere” dell’ex presidente del Consiglio italiano. Tajani è stato anche criticato per le posizioni avute in passato sulle unioni tra persone dello stesso sesso. Nel 1996 fu autore di un’interrogazione parlamentare in cui scriveva che i figli di genitori omosessuali subiscono «gravi problemi psicologici e di inserimento nella società».

Tajani ha vinto soprattutto grazie all’alleanza con i liberali dell’ALDE, guidati dall’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt (lo stesso gruppo con cui, poche settimane fa, aveva cercato di allearsi il Movimento 5 Stelle). In cambio del suo appoggio, Verhofstadt sarà nominato presidente della Conferenza dei presidenti di commissione, un importante organo interno del Parlamento. Nella prima votazione Tajani ha ottenuto 274 voti (Pittella 183), nella seconda 287 (contro i 200 di Pittella) e nella terza 291 (mentre Pittella 199). Al quarto scrutinio, come prevede il regolamento, hanno partecipato solo Tajani e Pittella, cioè i più votati nel turno precedente.

Il presidente appena eletto ha pronunciato un breve discorso; ha ringraziato tutti i deputati e ha detto che il confronto è stato democratico: «Sarò il presidente di tutti, rispetterò tutti i gruppi. Potrete contare sulla mia totale disponibilità». Ha dedicato la sua vittoria alle persone colpite dal terremoto in centro Italia («Fa molto freddo, non tutti sono riusciti a risolvere i loro problemi») e ha ricordato «le vittime del terrorismo e coloro che soffrono: sia coloro che non hanno casa, sia coloro che non hanno lavoro». Infine, ha chiuso la seduta. Era dal 1979 che un italiano non veniva eletto presidente del Parlamento europeo (l’ultimo fu Emilio Colombo, eletto nel 1977).

Fonte: Il Post