lunedì 27 marzo 2017

Cosa si sa dell’omicidio di Alatri

Un ragazzo di vent'anni è morto dopo essere stato picchiato fuori da un locale in provincia di Frosinone, le indagini sono ancora in corso


Nella notte tra venerdì e sabato ad Alatri, in provincia di Frosinone, Emanuele Morganti – un ventenne originario della vicina frazione di Tecchiena – è stato violentemente picchiato fuori da un locale del centro ed è morto domenica 26 marzo per le ferite. I giornali di oggi si occupano molto di questa storia, che tuttavia è ancora poco chiara e su cui è iniziata un’indagine dei carabinieri che per ora non ha portato a nessun arresto.

Quello che dicono le prime testimonianze riportate dai giornali è che Emanuele Morganti si trovava con alcuni amici e con la sua ragazza al circolo Arci Mirò di Alatri, dove a un certo punto intorno alle due di notte ha litigato con un altro ragazzo – di origini albanesi, dicono alcuni testimoni – che aveva fatto qualche battuta inappropriata alla sua ragazza. Morganti e l’altro ragazzo sono stati bloccati dai buttafuori e portati fuori del locale, dove però il litigio è continuato, diventando sempre più violento. A un certo punto Morganti è stato colpito alla testa con un oggetto di ferro – un paletto di quelli usati per evitare il parcheggio delle auto sui marciapiedi, scrive Repubblica; una spranga o un cric, dice il Corriere della Sera – e questo gli avrebbe causato le ferite più gravi. Scrive Repubblica: “Emanuele, con fratture multiple al cranio e nella zona cervicale, è stato subito trasferito dal locale ospedale all’Umberto I di Roma, dove ieri sera i medici si sono dovuti arrendere e dichiararne la morte. I familiari hanno acconsentito alla donazione degli organi”.

Non si sa ancora chi sia stato a colpire Morganti – sia Repubblica che il Corriere della Sera dicono però che diversi testimoni avrebbero individuato questa persona – e non è ancora chiarissimo in che modo dal litigio si sia arrivati al pestaggio di Morganti, che secondo diversi testimoni è stato colpito violentemente anche una volta che era caduto a terra senza sensi dopo il colpo ricevuto (il Corriere scrive che il suo volto era irriconoscibile per via dei colpi ricevuti). Le descrizioni dei giornali passano da quelle di una rissa tra due gruppi di persone – gli amici di Morganti e quelli del ragazzo con cui litigava, con 25 persone coinvolte in tutto – a quelle di un pestaggio di molte persone ai danni di una. A questa incertezza si aggiunge che secondo qualcuno anche i cinque buttafuori del locale sembrerebbero aver avuto un ruolo nella rissa, anche se non è chiaro in che termini.

Le indagini dei carabinieri sono iniziate sabato, dopo il ricovero di Morganti. I testimoni principali sono stati interrogati subito e – scrive il Corriere – nove persone ritenute responsabili del pestaggio (tra cui quattro buttafuori del Mirò, dice sempre il Corriere) sono state fermate già sabato notte prima di essere rilasciate. Sulle indagini, Repubblica scrive invece che:


i carabinieri prima e il pm Vittorio Misiti poi hanno ascoltato per un giorno intero oltre 20 persone. Concentrati i sospetti su nove di loro — tre buttafuori albanesi e uno di Ceccano e cinque giovani del posto — gli inquirenti li hanno quindi riconvocati ieri pomeriggio in caserma. «I miei clienti hanno negato di aver picchiato la vittima», assicura il difensore dei buttafuori, Giampiero Vellucci. «Nessun fermo al momento», precisa in tarda serata il maggiore Antonio Contente. Ma la svolta appare vicina. Il pestaggio sarebbe stato ripreso anche da una telecamera di sorveglianza del Comune e ieri sono state acquisite altre immagini delle telecamere del centro storico.

Fonte: Il Post

Cos’è questa storia delle firme per la candidatura di Raggi

Un servizio delle Iene ha ipotizzato irregolarità nella presentazione della candidatura, ma sembra più che altro una formalità

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Nella puntata del programma di Italia Uno Le Iene di domenica 26 marzo è andato in onda un servizio che ha ipotizzato alcune irregolarità nella raccolta delle firme necessarie per la candidatura a sindaco di Roma di Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle. Il servizio, realizzato dall’inviato Filippo Roma, è partito da una segnalazione di Alessandro Onorato, consigliere comunale a Roma per la Lista Marchini.

Onorato ha mostrato come nell’atto principale presentato al comune per candidare Raggi a sindaca di Roma, la data riportata sia quella del 20 aprile 2016, mentre la raccolta delle firme fu organizzata dal M5S tre giorni dopo, il 23 aprile, in un evento chiamato #FirmaDay. Il documento specifica che sono state raccolte 1.352 firme, che però il 20 aprile non erano ancora state raccolte. Un’altra stranezza segnalata da Onorato è che il documento attesta la presenza di dieci cancellieri, i funzionari pubblici incaricati di certificare le firme nel momento della loro raccolta: i banchetti organizzati per Roma dal M5S furono però venti, in una singola giornata. Sulla storia dei cancellieri non ci sono state vere spiegazioni da parte del M5S, che invece ha rivendicato la legalità dell’atto principale della candidatura a sindaco di Roma di Raggi, sostenendo che le date siano irrilevanti.

Le Iene hanno parlato con l’ufficio elettorale del comune di Roma, che ha confermato che il documento dovrebbe provare la situazione della raccolta firme nella data in cui è stato compilato, e quindi il 20 aprile. Dato che le firme sono state raccolte tre giorni dopo, l’ufficio ha convenuto che «qualche stranezza c’è». Alessandro Canali, avvocato e delegato di lista del M5S, ha spiegato che l’atto principale si apre quando le firme non sono ancora state interamente raccolte, lasciando il campo in cui bisogna indicare il numero di firme raccolte vuoto e compilandolo soltanto dopo. Canali dice che è una pratica prevista dalla legge, e che non si può fare diversamente perché l’atto principale si deve aprire prima della raccolta vera e propria delle firme. Riguardo al numero dei cancellieri, Canali ha ipotizzato che i banchetti per la raccolta firme potessero avere orari diversi, e che i cancellieri possano quindi aver presenziato in più di uno solo. Roma ha obiettato che sei banchetti avevano orario continuato, e Canali non ha saputo spiegare meglio.

L’ufficio servizi elettorali del comune di Roma, contattato dalle Iene, ha detto che «è inverosimile che il documento possa contenere delle parti in bianco». Alla richiesta di confermare che, come spiegato da Canali, sia una pratica prevista dalla legge, l’ufficio ha detto che «non è previsto né imposto nulla. Questa generalmente è la data in cui tutte le cose vengono consegnate quindi quella data deve essere esattamente la data in cui io consegno: e se io sto portando [il documento] oggi non vedo perché dovrei scrivere la data di avant’ieri». L’altro delegato di lista del M5S a Roma, l’avvocato Paolo Morricone, che ha sostenuto a sua volta che il campo sulle firme si possa lasciare in bianco e compilato dopo, sostenendo che lo fanno «tutti gli altri partiti». Roma ha chiesto a Roberto Giachetti e Alfio Marchini, due degli altri candidati a sindaco di Roma nel 2016, che hanno detto di aver compilato l’atto principale dopo la raccolta di firme.

Virginia Raggi, intervistata mentre era in vacanza, ha detto di non conoscere la questione nel dettaglio, consigliando di parlare con i delegati di lista. Il M5S di Roma ha cercato di chiarire la questione, scrivendo che «anche ipotizzando che ci sia un errore formale questo non inficia la regolarità e la legittimità della lista», citando una sentenza del TAR del Friuli Venezia Giulia del 2006 che dice che è indifferente che la data dell’atto principale sia precedente a quella della raccolta delle firme. Non sono state date ulteriori spiegazioni sulla storia del numero dei cancellieri.



Se quella sulle firme di Roma sembra soprattutto una questione formale, il M5S ha dei problemi per quanto riguarda le firme presentate per le elezioni comunali di Palermo del 2012 e per quelle regionali dell’Emilia-Romagna del 2014.

Fonte: Il Post

La Cdu di Angela Merkel vince le elezioni nel Saarland

L'Unione cristiano-democratica tedesca ha conquistato il 40,7 per cento dei voti, staccando la Spd ferma al 29,6 per cento

La candidata della Cdu nel land del Saarland Annegret Kramp-Karrenbauer insieme alla cancelliera Angela Merkel. Credit: Reuters

L'Unione cristiano-democratica tedesca (Cdu), partito della cancelliera Angela Merkel, ha vinto le elezioni nel land del Saarland. La Cdu ha conquistato il 40,7 per cento dei voti sconfiggendo i Socialdemocratici (Spd) che si sono fermati al 29,6 per cento.

L'elezione avvenuta domenica 26 marzo è un antipasto del voto di settembre nel quale a sfidarsi saranno Merkel e l'ex presidente del parlamento Ue Martin Schulz, esponente della Spd.

La regione del Saarland, un piccolo land nel sudovest del paese con un milione di abitanti, è attualmente governato da una coalizione a guida Cdu ma di cui fa parte anche la Spd.

Rispetto alle precedenti elezioni regionali, avvenute nel 2012, la Cdu è salita dal 35,2 per cento dei consenti al 40,7 di oggi. La Spd è invece scesa dal 30,6 al 29,6 per cento.

I Verdi hanno fallito il tentativo di entrare nell'assemblea regionale non raggiungendo il 5 per cento dei consensi. Seggi conquistati dal partito populista Alternative for Germany (Afd), che ha ottenuto il 6,2 per cento di voti.

A opporsi nella sfida elettorale del Saarland erano la premier uscente Annegret Kramp-Karrenbauer e la sua vice nel governo regionale, l'esponente della Spd Anke Rehilinger.

Prima delle elezioni generali di settembre si terranno le votazioni anche nei land del Schleswig-Holstein e del North Rhine-Westphalia.

Fonte: The Post Internazionale

Le più grandi proteste in Russia contro Putin dal 2012

Il 26 marzo la polizia ha arrestato un migliaio di persone a Mosca, tra cui il leader dell'opposizione Alexei Navalny. Le manifestazioni si sono tenute in circa 100 città

Le forze dell'ordine fermano un oppositore del governo durante le manifestazioni a Mosca. Credit: Maxim Shemetov

Sono 1.030 le persone fermate domenica 26 marzo 2017 e portate nelle stazioni di polizia di Mosca per aver partecipato a quelle che sono state definite come le più grandi proteste contro il presidente Vladimir Putin dal 2012.

Le manifestazioni, che si sono tenute in circa 100 città di tutto il paese, sono state organizzate dall'oppositore di Putin Alexei Navalny e non sono state autorizzate dal governo russo.

Durante le proteste lo stesso Navalny è stato fermato e caricato su un pulmino della polizia, scatenando la reazione della folla che ha assaltato il mezzo al grido di “fascisti, liberatelo!”.

Navalny dovrebbe comparire lunedì 27 marzo davanti ai giudici del tribunale Tverskoi di Mosca con l'accusa di aver organizzato manifestazioni non autorizzate. Secondo l'avvocata Olga Mikhailova, Navalny è accusato dell'organizzazione di un'azione di massa che ha causato la violazione dell'ordine pubblico e rischia fino a 15 giorni di arresto amministrativo.

Secondo quanto sostiene l'agenzia di stampa Interfax alcuni dei fermati sono stati rilasciati, mentre altri sono stati accusati di “infrazioni amministrative”. Secondo un'altra fonte citata da Interfax “46 minori sono stati individuati sui luoghi della manifestazione non autorizzata a Mosca” e sono stati tutti “consegnati ai genitori”. La polizia russa aveva riferito domenica 26 marzo di aver fermato circa 500 persone durante la manifestazione.

Navalny ha organizzato manifestazioni contro la corruzione in tutto il paese. Nel mirino il premier Dimitry Medvedev, accusato di controllare un vero e proprio impero attraverso una rete di organizzazioni no-profit.

A San Pietroburgo si sono registrati momenti di tensione accompagnati da tafferugli fra manifestanti e agenti di polizia, mentre a Novosibirsk, in Siberia, secondo i siti dell'opposizione, hanno partecipato al corteo circa duemila persone.

In altre città della regione, come Krasnoyarsk e Omsk, i manifestanti erano circa 1.500. Secondo il sito di Navalny, le proteste erano programmate in 99 città, ma in 72 le autorità locali hanno negato il permesso.

Secondo la polizia alle proteste a Mosca hanno partecipato circa 7mila persone.

Le manifestazioni del 26 marzo sono state la dimostrazione più importante contro il presidente Vladimir Putin dal 2012, quando i russi scesero in piazza nel periodo delle elezioni presidenziali.

Le reazioni

Il Cremlino ha definito le proteste del 26 marzo come una “provocazione”.

Gli Stati Uniti hanno condannato “fermamente gli arresti di centinaia di manifestanti pacifici in Russia” e hanno chiesto “al governo russo di rimetterli subito in libertà”, secondo quanto riferito in una nota da Mark Toner, portavoce del dipartimento di Stato Usa. “Fermare dei manifestanti pacifici, degli osservatori dei diritti dell'uomo e dei giornalisti è un affronto ai valori democratici fondamentali”, afferma ancora Toner.

Gli Stati Uniti si sono detti preoccupati per l'arresto di Navalny a un anno dalle elezioni presidenziali russe e intendono “seguire la situazione”.

Condanna ferma anche da parte dell'Unione europea e dall'alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini.

“Il giro di vite della polizia russa ha impedito l'esercizio delle libertà fondamentali di espressioni, associazioni e assemblea pacifica, che sono diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione russa”, ha dichiarato Mogherini. “Chiediamo alle autorità russe di rispettare pienamente gli impegni internazionali presi per la difesa di questi diritti e il rilascio senza indugi dei dimostranti pacifici che sono stati imprigionati”.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 26 marzo 2017

Il testo della nuova dichiarazione firmata a Roma dai leader Ue

Nel 60esimo anniversario dalla firma dei Trattati di Roma i leader dell'Unione europea hanno rinnovato il loro impegno per l'integrazione sottoscrivendo questo testo

Il presidente del parlamento Ue Antonio Tajani mostra le firme della Dichiarazione di Roma. Credit: Reuters

Il 25 marzo 2017 i capi di stato e di governo dei 27 paesi dell'Unione europea si sono riuniti nella capitale italiana per celebrare i 60 anni dalla firma del Trattato di Roma.

I leader dei paesi membri hanno firmato inoltre una nuova dichiarazione per onorare il trattato del 1957, che ha aperto la strada alla nascita dell'Unione europea.

Ecco il testo del documento:

Dichiarazione dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea

25 marzo 2017

Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell'UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall'Unione europea: la costruzione dell'unità europea è un'impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un'Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.

L'unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l'Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un'Unione allargata che ha superato le antiche divisioni. L'Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.

Renderemo l'Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un'unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L'unità è sia una necessità che una nostra libera scelta. Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile.

Per il prossimo decennio vogliamo un'Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un'Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica. Vogliamo un'Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli.

In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare:

1. Un'Europa sicura: un'Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un'Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.

2. Un'Europa prospera e sostenibile: un'Unione che generi crescita e occupazione; un'Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un'Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell'Unione economica e monetaria; un'Unione in cui le economie convergano; un'Unione in cui l'energia sia sicura e conveniente e l'ambiente pulito e protetto.

3. Un'Europa sociale: un'Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l'integrità del mercato interno; un'Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un'Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un'Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l'esclusione sociale e la povertà; un'Unione in cui i giovani ricevano l'istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un'Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.

4. Un'Europa più forte sulla scena mondiale: un'Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l'Africa e nel mondo; un'Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un'industria della difesa più competitiva e integrata; un'Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un'Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.

Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell'Europa è nelle nostre mani e che l'Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi.

Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell'Europa. Vogliamo che l'Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.

Noi leader, lavorando insieme nell'ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L'Europa è il nostro futuro comune.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 25 marzo 2017

Trattati di Roma: cosa sono e perché si celebrano oggi

Sono passati sessant'anni esatti da quando vennero firmati: furono fondamentali per la futura nascita dell'Unione Europea

La sala del Vaticano dove Papa Francesco ha tenuto l'udienza per i capi di stato europei in vista a Roma per l'anniversario dei trattati firmati nel 1957 (ANDREW MEDICHINI/AFP/Getty Images)

Oggi è il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma, due fra i documenti più importanti per il funzionamento dell’Unione Europea: in queste ore i leader di 27 fra i paesi dell’Unione (tutti tranne il Regno Unito) si trovano a Roma per festeggiarne l’anniversario. I trattati furono firmati il 25 marzo del 1957 nella Sala degli Orazi e Curiazi di Palazzo dei Conservatori, che attualmente ospita i Musei capitolini: erano presenti i rappresentanti dei governi di Francia, Germania Ovest, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Fuori, sotto la pioggia, una folla di persone aspettava che la firma venisse ufficializzata per festeggiare. Fu un momento molto importante, da molti considerato alla stregua della “nascita” dell’Unione Europea, che si realizzò nel 1992 con il Trattato di Maastricht.

I trattati di Roma sono due, e istituiscono rispettivamente la Comunità economica europea (CEE) e la Comunità europea dell’energia atomica (CEEA). Il più importante è il primo: come suggerisce il nome, questo nuovo organismo avrebbe avuto un ruolo prevalentemente economico, e serviva a promuovere una crescita stabile e duratura dei paesi che vi avevano aderito attraverso la formazione del mercato comune e l’armonizzazione delle leggi economiche statali. Il provvedimento più importante previsto nel trattato fu l’eliminazione dei dazi doganali fra gli stati membri, cosa che consentì la creazione del cosiddetto “mercato unico” e fu la base per la successiva unità politica. Il trattato, considerato ancora oggi una delle “colonne” della legislazione europea, fu poi modificato una prima volta dopo il Trattato di Maastricht del 1992 (trattato che istituisce la Comunità europea) e una seconda dopo il Trattato di Lisbona del 2007, quando è stato rinominato col nome attuale di Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea.

Il secondo trattato aveva invece come scopo quello di coordinare i programmi di ricerca degli stati membri relativi all’energia nucleare e assicurare che venisse usata per scopi pacifici: fu firmato dagli stessi stati che firmarono il primo ed è ancora vigente.

Fonte: Il Post

I repubblicani ritirano la proposta per la nuova riforma sanitaria

A dare l'ordine al partito sarebbe stato il presidente Donald Trump

Lo speaker della Camera Paul Ryan aveva avvertito Trump nel pomeriggio che non c'erano i voti sufficienti per far passare la riforma. Credit: Joshua Roberts

I repubblicani statunitensi hanno deciso di ritirare il disegno di legge per la riforma sanitaria che doveva sostituire l'Obamacare. Secondo la televisione Cnn e l'agenzia di stampa Reuters sarebbe stato il presidente Donald Trump a comunicare ai leader del partito alla Camera di cancellare il voto previsto per venerdì 24 marzo.

Lo speaker della Camera, Paul Ryan, era andato nel pomeriggio di venerdì 24 marzo alla Casa Bianca per comunicare al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che tra i repubblicani non ci sono i voti sufficienti per varare la nuova riforma sanitaria.

Dopo un primo momento di ottimismo, la Casa Bianca si è detta non più fiduciosa di riuscire ad approvare il provvedimento. Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, aveva prima affermato che si era “sempre più vicini” al numero di voti necessari (216) per far passare la riforma sanitaria.

Poco dopo, Spicer ha fatto sapere che Trump è convinto di aver fatto tutto ciò che era possibile per l'approvazione della riforma sanitaria, ma “non si può costringere la gente a votare, non è una dittatura”.

La votazione era prevista per le 20:30 ora italiana.

Subito dopo la decisione di ritirare il provvedimento, Trump ha parlato con Washington Post e New York Times. “Ora avanti sulle tasse. E quando l'Obamacare esploderà allora, forse, i democratici apriranno ad un accordo”, ha commentato il presidente degli Stati Uniti.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 24 marzo 2017

È morto Tomas Milian

Aveva 84 anni e negli anni '60 e '70 aveva recitato in moltissimi film western e polizieschi, diventando famoso per i personaggi di “er Monnezza” e Nico Girardi

Tomas Milian in "Squadra volante" (1974). (ANSA/WIKIPEDIA)

Tomas Milian, attore cubano naturalizzato italiano famoso soprattutto per i suoi film polizieschi degli anni Sessanta e Settanta e in particolare per il personaggio di “er Monnezza”, è morto mercoledì a 84 anni a Miami, dove viveva da diversi anni. Milian recitò in moltissimi film tra gli anni Sessanta e Settanta, interpretando personaggi ricorrenti e molto riconoscibili, contribuendo al successo degli spaghetti western e dei polizieschi italiani.

Milian era nato a L’Avana nel 1933: suo padre era un ufficiale dell’esercito che venne incarcerato dopo il colpo di stato di Fulgencio Batista, e che nel 1945 si suicidò. Milian lasciò Cuba negli anni Cinquanta e andò negli Stati Uniti, dove iniziò a recitare trasferendosi poco dopo in Italia. Qui ebbe i suoi primi ruoli: cominciò recitando in La notte brava e Il bell’Antonio di Mauro Bolognini, con dei ruoli secondari ma non marginali. Entro la metà degli anni Sessanta aveva già recitato in molti film, compresi Boccaccio ’70 (nell’episodio di Luchino Visconti), La ricotta di Pier Paolo Pasolini e Giorno per giorno, disperatamente di Alfredo Giannetti, il suo primo film da protagonista. Nella seconda metà degli anni Sessanta cominciò a recitare in film meno d’autore e più popolari, e in particolare negli spaghetti-western, diventandone uno degli interpreti più conosciuti. Fu protagonista di I quattro dell’apocalisse di Lucio Fulci e di La resa dei conti di Sergio Sollima (insieme a Lee Van Cleef).



Dopo i film western, Milian cominciò a fare quelli che sarebbero diventati i suoi film più famosi: quelli polizieschi. Nel 1976, per il film Il trucido e lo sbirro di Umberto Lenzi, fece la sua prima interpretazione come “er Monnezza”, il famoso ladro romano che comparve poi anche nei film La banda del trucido di Stelvio Massi del 1977, La banda del gobbo di Umberto Lenzi del 1977 e Il lupo e l’agnello di Francesco Massaro del 1980. L’altro personaggio che rese famoso Milian fu Nico Girardi, l’ex ladro diventato poliziotto che fu protagonista di undici film tra il 1976 e il 1984. Per entrambi i personaggi, Milian fu doppiato da Ferruccio Amendola, che contribuì non poco al successo dell’interpretazione di Milian.



Con la fine della popolarità dei film polizieschi italiani la sua carriera rallentò: negli anni Ottanta e Novanta fece molti meno film, anche se finì per avere ruoli marginali in film come Havana di Sydney Pollack, JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone, Amistad, di Steven Spielberg e Traffic di Steven Soderbergh. Uno dei suoi ultimi film è stato Roma nuda di Giuseppe Ferrara, del 2011.



Fonte: Il Post