lunedì 23 maggio 2016

24 anni fa la strage di Capaci


23 maggio 2016. Sono trascorsi 24 anni dalla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Per non dimenticare...


"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" (Giovanni Falcone)

L’inchiesta sulle presunte partite truccate in Serie B

Dieci persone sono state arrestate a Napoli; tra gli indagati c'è anche Armando Izzo, calciatore del Genoa e della Nazionale

Maurizio Borsari/AFLO

Lunedì mattina i carabinieri di Napoli hanno arrestato 10 persone accusate di aver collaborato in modi diversi per truccare due partite del campionato di calcio di Serie B del 2014: Modena-Avellino del 17 marzo e Avellino-Reggina del 25 maggio. Secondo i carabinieri le dieci persone arrestate (tre sono ai domiciliari) sono affiliate al gruppo camorristico Vanella Grassi di Secondigliano, un quartiere della periferia nord di Napoli. Tra gli indagati c’è anche il calciatore del Genoa e della Nazionale italiana Armando Izzo: la notizia del suo coinvolgimento nell’indagine è stata data con grande enfasi dalla stampa, ma al momento non è chiaro quale sia stato il suo ruolo nel truccare le due partite e nei suoi confronti non sono state emesse misure cautelari. In passato l’annunciato coinvolgimento di calciatori in indagini di questo tipo si è rivelato poi infondato – per esempio i casi di Domenico Criscito e Gennaro Gattuso, tra gli altri – quindi è consigliabile prendere queste notizie con cautela.


I carabinieri di Napoli hanno arrestato 10 persone (7 in carcere e 3 ai domiciliari) del gruppo di camorra “Vanella Grassi” di Secondigliano in un’ operazione scattata all’alba nel capoluogo campano. Nei riguardi dei dieci è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare al termine di un’inchiesta della Dda di Napoli sull’attività del clan su scommesse e partite di serie B. Durante le indagini è stata intercettata una telefonata nella quale si dice: “Dobbiamo mangiare tre polpette, abbiamo la pancia piena”. Il blitz dei carabinieri ha portato alla scoperta di alcune partite del campionato di calcio di serie B della stagione 2013-2014, il cui risultato è stato alterato dal clan. In questo filone dell’indagine, ci sarebbero due persone indagate, di cui una è un calciatore che ora milità nella massima serie, però non raggiunto da misura cautelare. Le due partite, finite nel mirino del pm, sono state disputate a maggio 2014. Identificati, inoltre, i componenti della rete di affiliati vicina al baby boss Umberto Accurso, arrestato l’11 maggio scorso.


(Continua a leggere sul sito di Repubblica)

Fonte: Il Post

I vincitori del Festival di Cannes 2016

I, Daniel Blake di Ken Loach ha vinto la Palma d'Oro. Cose da sapere su questo e altri premi

La modella Bella Hadid sul red carpet di Cannes alla proiezione di "La fille inconnue". Credit: Jean-Paul Pelissier

Il film del regista britannico Ken Loach, I, Daniel Blake ha vinto la palma d'oro, il premio assegnato al miglior film in competizione al Festival del Cinema di Cannes.

I, Daniel Blake è un film prodotto nel Regno Unito che racconta la storia di Daniel Blake, un falegname di 59 anni di Newcastle. Dopo un attacco cardiaco, deve ricorrere ai sussidi dello stato per la prima volta nella sua vita.

La sua strada si incrocia con quella di una madre single, Katie, e dei suoi due bambini, Dasy e Dylan. L’unico modo che aveva Katie di uscire da un ostello per senzatetto di Londra era quello di accettare un appartamento in una città sconosciuta, a 600 chilometri di distanza. Così Katie incontra Daniel, intrappolato come lei nelle maglie della burocrazia dei sussidi statali.

A Cannes 2016 non c'era nessun film italiano in gara. Qui sotto la lista di tutti i premi e in fondo il trailer del film che ha vinto l'ambita Palma d'Oro, il più prestigioso premio assegnato al Festival di Cannes. Qui tutti i film in concorso quest'anno.

I PREMI

Palma d'oro - Moi, Daniel Blake (I, Daniel Blake) di Ken Loach --- in fondo il trailer del film

Miglior attore - Shahab Hosseini per Forushande (The Salesman), di Asghar Farhadi

Miglior attrice - Jaclyn Jose per Ma' Rosa, di Brillante Mendoza

Miglior regia - Olivier Assayas per Personal Shopper e Cristian Mungiu per Baccalaureat (Graduation)

Miglior sceneggiatura - Forushande (The Salesman) di Asghar Farhadi

Miglior cortometraggio - Timecode di Juanjo Gimenez

Miglior opera prima - Divines di Houda Benyamina

Palma d’oro alla carriera - Jean-Pierre Léaud, che ha lavorato con Godard e recitato in Ultimo Tango a Parigi

Premio della giuria - American Honey di Andrea Arnold

Grand prix speciale della giuria - Juste la fin du monde (It's only the end of the world) di Xavier Dola




Fonte: The Post Internazionale

L'Iraq annuncia un'operazione militare contro l'Isis per riprendere Falluja

Il primo ministro Haider al-Abadi ha annunciato l’attacco e ha sollecitato la popolazione locale ad abbandonare la città

Soldati iracheni lanciano colpi di mortaio contro l'Isis a Falluja ad aprile 2016. Credit: Reuters

Il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha annunciato un’operazione militare contro l’Isis per riconquistare Falluja. Al-Abadi ha dichiarato alla tv di Stato che “l’ora della liberazione di Falluja è arrivata” e che “il nemico non ha scelta e dovrà scappare”.

L’esercito iracheno ha già sollecitato la popolazione locale ad abbandonare la città. Migliaia di volantini sono stati lanciati da aerei iracheni avvisando i civili della presenza di corridoi di sicurezza predisposti dai militari. Chi non potrà lasciare la propria abitazione dovrà esporre una bandiera bianca per non essere colpito.

L’esodo dei civili è iniziato sabato 21 maggio. La Reuters riporta che, su venti famiglie di un quartiere vicino al fronte, solo la metà è riuscita ad uscire da Falluja indenne a causa dei militanti del califfato e delle mine presenti sul territorio.

Secondo Human Rights Watch, nell’ultimo mese l’Isis ha impedito agli abitanti di lasciare la città, mentre le condizioni della popolazione sono sempre più disperate a causa della mancanza di generi alimentari. Tra i 60mila e i 90mila abitanti sono rimasti in città.

Falluja, nella provincia a maggioranza sunnita di Anbar, è sotto il controllo dell’Isis dal 2014. È una delle due principali roccaforti del califfato insieme a Mosul. L’operazione militare è molto delicata e potrebbe richiedere dalle due alle tre settimane di tempo.

A dicembre del 2015, l’esercito iracheno ha riconquistato la vicina di città di Ramadi con un’operazione che è durata diverse settimane. Tuttavia, fonti militari irachene stimano che il numero di militanti dell’Isis dovrebbe essere dimezzato negli ultimi mesi.

Ventimila forze di polizia si sono portate nei dintorni di Falluja in previsione dell’attacco, mentre l’esercito e altri combattenti circondano già la città che si trova a 65 chilometri a ovest di Baghdad, capitale dell’Iraq.

Fonte: The Post Internazionale

domenica 22 maggio 2016

Ucciso in Pakistan il leader dei Taliban

Mullah Akhtar Mansour è rimasto ucciso in un raid condotto da un drone americano in Belucistan

Mullah Akhtar Mansour. Credit: Reuters

L’agenzia afghana per la sicurezza ha confermato che il leader dei Taliban Mullah Akhtar Mansour è rimasto ucciso in un raid compiuto da un drone militare americano, sabato 21 maggio 2016.

Il Pentagono aveva riferito ieri che intorno alle 15:00 ora locale era stata lanciata, con l’autorizzazione del presidente Barack Obama, un’operazione nei pressi della città di Ahmad Wal, in Belucistan, regione del Pakistan al confine con l’Afghanistan.

Nel raid, che ha colpito un'automobile, hanno perso la vita due uomini e solo più tardi le autorità afghane ne hanno confermato l’identità.

Mansour era vicino al fondatore dei Taliban Mullah Omar, morto ufficialmente l’estate scorsa, ed era stato designato come suo successore.

I Taliban hanno rilasciato dichiarazioni contraddittorie rispetto alla morte del leader.

La scomparsa di Mansour è un serio colpo per l’organizzazione estremista e potrebbe innescare una feroce lotta per il potere.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 21 maggio 2016

Sul volo Egyptair precipitato era stato rilevato del fumo

Il fatto sarebbe stato segnalato da alcuni messaggi partiti automaticamente dal velivolo poco prima di scomparire dai radar


Alcuni messaggi inviati in automatico dal volo Egyptair MS804, precipitato nel mar Mediterraneo orientale il 19 maggio scorso, avrebbero rilevato la presenza di fumo in bagno e nelle apparecchiature, al punto da poter aver mandato in avaria il pilota automatico.

Questo fatto sarebbe avvenuto nei minuti immediatamente precedenti la scomparsa dai radar del velivolo. Secondo gli inquirenti francesi, è ancora preso per chiarire quali siano state le cause che hanno portato l'aereo a precipitare.

Il volo Egyptair MS804 era partito da Parigi ed era diretto al Cairo. A bordo erano presenti 66 persone, che al momento risultano dispersi.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 19 maggio 2016

È morto Marco Pannella

Lo storico leader radicale, simbolo della difesa dei diritti civili, è morto a 86 anni in ospedale a Roma

Marco Pannella, storico leader radicale, è morto all'età di 86 anni.

Il 19 maggio 2016 è morto lo storico leader radicale Marco Pannella, simbolo della difesa dei diritti civili. Nel corso della sua vita, ha portato avanti battaglie controverse ma fondamentali, centrali per il dibattito pubblico italiano degli ultimi decenni.

Era malato da tempo, lottava contro due tumori, negli ultimi giorni le sue condizioni erano peggiorate considerevolmente. È scomparso in ospedale a Roma.

Nato a Teramo nel 1930, il suo nome di battesimo era Giacinto e nel 1955 fu tra i fondatori del Partito Radicale, appena nato da una scissione all'interno del Partito Liberale Italiano.

Proprio con questo partito, iniziò a sostenere battaglie laiche e in favore dei diritti civili, a partire da quella sul divorzio, sostenendo prima la legge Fortuna nel 1965 - con cui fu istituito il divorzio - e successivamente il referendum contro la sua abrogazione nel 1974.

Grazie anche a queste battaglie, nel 1976 i radicali riuscirono per la prima volta a eleggere alcuni rappresentanti in parlamento, tra cui lo stesso Pannella.

Fortemente contrario ai governi della Democrazia Cristiana e al loro dialogo col Partito Comunista Italiano, durante i cosiddetti anni di piombo, caratterizzati da una violenza politica, si fa promotore di un'opposizione nonviolenta alle leggi sull'ordine pubblico del governo.

Tra le iniziative nonviolente vi fu la violazione del divieto di manifestazioni imposto nel 1977 dal ministro dell'Interno Francesco Cossiga, in cui rimase uccisa la giovane studentessa Giorgiana Masi.

Con la regolarizzazione dello strumento referendario avvenuta negli anni Settanta, Pannella, da leader del Partito Radicale, lanciò una lunga serie di raccolte firme per promuovere consultazioni per l'abrogazione di diverse leggi.

Nel 1978, ad esempio, promosse ben otto quesiti referendari, anche se alla fine solo due vennero ammessi: quello sulla legge Reale sull'ordine pubblico e quello sul finanziamento pubblico ai partiti, entrambi respinti.

Tra le altre iniziative nonviolente vi furono anche i suoi scioperi della fame e della sete, effettuati per porre l'attenzione su numerosi temi, come l'amnistia e i diritti dei carcerati.

Nel 1981, quando il Movimento per la Vita promosse il referendum per abolire la legge sull'aborto, i radicali ne promossero uno parallelo - che venne respinto - per abolire ogni restrizione esistente all'interruzione della gravidanza.

Negli anni Ottanta, il Partito Radicale su iniziativa di Pannella diede inizio a nuove campagne, a partire da quella ambientalista e anti-nuclearista. I radicali contribuirono così alla nascita delle liste verdi, mettendo anche a loro disposizione il simbolo del sole che ride.

Anche per questa ragione, sempre in quegli anni Pannella promosse la trasformazione della struttura del Partito Radicale, che divenne "transnazionale e trans-partito", accettando la doppia tessera, decidendo di non presentarsi più alle elezioni come "Partito Radicale" ma sotto altre denominazioni o ospite in altre liste, anche per dare visibilità ad alcuni importanti temi.

Tra queste battaglie, quella contro il giustizialismo, quella per l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo, quella per una legge elettorale maggioritaria con collegi uninominali e quella contro il finanziamento pubblico ai partiti.

Nel 1992 Marco Pannella venne eletto presidente della XIII Circoscrizione di Roma, quella che comprende la zona di Ostia e Acilia. Durante questo incarico, mantenuto solamente per circa cento giorni, si batté principalmente contro l'abusivismo edilizio e contro la corruzione.

Nel 1994, nell'ottica di un programma liberale, Pannella decise di allearsi con Silvio Berlusconi. Tuttavia, il suo partito non raggiunse il nuovo quorum del 4 per cento e non venne rieletto in parlamento. Nel 1996, sempre nell'ambito del centrodestra, creò una lista comune con lo storico dell'arte Vittorio Sgarbi, la lista Pannela-Sgarbi, che neanche questa volta raggiunse il quorum.

Nel 1999, invece, grazie anche alla campagna per l'elezione a presidente della Repubblica di Emma Bonino e a una forte presenza pubblicitaria nelle reti televisive, i radicali - presentatisi con il nome di Lista Emma Bonino - raggiunsero il loro massimo storico con oltre il 9 per cento dei voti.

Nel 2006 Pannella e i radicali tornarono nell'ambito del centrosinistra, creando una lista comune con i Socialisti Democratici Italiani (Sdi), chiamata Rosa nel Pugno, che tuttavia non ottenne il consenso sperato e terminò la propria esperienza subito dopo le elezioni.

Nel 2008, invece, i radicali furono ospitati nelle liste del Partito Democratico, il cui regolamento non permise però la candidatura di Marco Pannella dal momento che aveva già svolto numerose legislature da parlamentare.

L'ultima grande battaglia di Marco Pannella, invece, fu quella per l'amnistia, per cui nel 2011 mise in atto il suo più lungo sciopero della fame, durato quasi tre mesi.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 18 maggio 2016

Giuseppe Sala è ineleggibile?

Lo sostengono i Radicali e il M5S, anche se un primo ricorso è stato respinto dal Tar: c'entra il suo precedente incarico di commissario a Expo 2015

Giuseppe Sala durante una conferenza stampa nella sede di Expo a Milano, 16 gennaio 2015 (ANSA / MATTEO BAZZI)

Da settimane, dopo un articolo uscito su Panorama, si discute della candidabilità ed eleggibilità di Giuseppe Sala a sindaco di Milano. Sala è il candidato del centrosinistra alle amministrative del prossimo 5 giugno e ha vinto le primarie organizzate dalla sua coalizione. La candidatura di Sala e il fatto che possa essere eletto sindaco è stata messa in discussione per via della sua precedente qualifica di commissario unico di Expo 2015, incarico da cui si è dimesso: secondo alcuni però queste dimissioni non sono valide. Inoltre, per lo stesso motivo, Sala non potrebbe nemmeno ricoprire l’incarico di consigliere d’amministrazione della Cassa depositi e prestiti, la Cdp, che invece ha assunto lo scorso ottobre.

Giuseppe Sala è stato sia amministratore delegato che commissario unico della società Expo, nominato il 6 maggio del 2013 con un decreto firmato dall’allora presidente del Consiglio Enrico Letta. Lo scorso 7 febbraio, poi, Sala ha vinto le primarie a Milano diventando il candidato sindaco per il centrosinistra. Sala si è dimesso da amministratore delegato di Expo il 18 dicembre del 2015, prima di candidarsi: l’atto delle dimissioni è stato ratificato ufficialmente due mesi dopo. La lettera con cui Sala si è dimesso da commissario è stata invece inviata il 15 gennaio ed è stata protocollata da Palazzo Chigi il 18 gennaio.

Chi ha sollevato il problema dell’ineleggiblità di Sala cita innanzitutto la procedura delle sue dimissioni. Panorama e altri sostengono che per essere valide le dimissioni avrebbero dovuto essere certificate da un “atto di pari efficacia costituzionale” rispetto a quello stesso incarico di nomina governativa. Poiché Sala è stato nominato con un decreto del presidente del Consiglio, ci sarebbe voluto un altro decreto per notificare l’accettazione delle dimissioni. Matteo Renzi avrebbe avuto tempo fino alla data di presentazione delle candidature per farlo, cioè fino all’8 maggio scorso. Poiché questo non è avvenuto, Sala non sarebbe eleggibile. Sia lo stesso Sala che alcune fonti consultate dai giornali a Palazzo Chigi, e citate da Repubblica, sostengono invece che un atto formale di dimissioni sia già pienamente efficace.

La questione è regolata dall’articolo 60 del TUEL, il Testo Unico sugli Enti Locali, ha a che fare con l’ineleggibilità e sembrerebbe dare ragione a Sala: dice che «non sono eleggibili a sindaco e altre cariche, nel territorio nel quale esercitano le loro funzioni, i commissari di governo e altri funzionari dello Stato», ma poi al comma 3 dello stesso articolo aggiunge che «le cause di ineleggibilità non hanno effetto se l’interessato cessa dalle funzioni per dimissioni, trasferimento, revoca dell’incarico o del comando». E Sala si è effettivamente dimesso. Al comma 5 la legge precisa che «la pubblica amministrazione è tenuta ad adottare i provvedimenti di cui al comma 3 [quello sulle dimissioni che permettono l’eleggibilità] entro cinque giorni dalla richiesta», ma si aggiunge anche che «ove l’amministrazione non provveda, la domanda di dimissioni o aspettativa accompagnata dalla effettiva cessazione delle funzioni ha effetto dal quinto giorno successivo alla presentazione». In conclusione: nonostante manchi un atto formale del governo sull’accettazione delle dimissioni, queste sono diventate automaticamente valide dopo cinque giorni; Sala si può candidare e potrà anche essere eletto. Ma la storia è più complicata.

C’è infatti un’altra questione, quella “dell’effettiva cessazione delle funzioni” stabilita dal comma 5 e precisata poi dal comma 6: «La cessazione delle funzioni importa la effettiva astensione da ogni atto inerente all’ufficio rivestito». Se ci fossero atti d’ufficio compiuti dopo le dimissioni, questi stessi atti renderebbero di fatto non valide le dimissioni. Lo scorso 3 febbraio – quindi dopo la lettera di dimissioni e dopo la sua automatica accettazione – Sala ha firmato il rendiconto della contabilità speciale di Expo. Sala il 27 aprile ha firmato anche la “Situazione dei conti Expo al 31 dicembre 2015 e 18 febbraio 2016” (anche per la non pubblicazione finale del bilancio di Expo Sala è molto criticato, ma questa è un’altra storia). Con questi due atti Sala sarebbe dunque tornato ad esercitare le sue funzioni di commissario di governo: le sue dimissioni non sarebbero più valide e tornerebbe ad essere valido l’articolo 60 del Tuel. Sala sarebbe insomma tornato a essere ineleggibile.

L’ultimo problema riguarda l’altro incarico che Sala ricopre dallo scorso ottobre, quello di consigliere d’amministrazione della Cassa depositi e prestiti. La Cassa depositi e prestiti è una società per azioni a controllo pubblico: il ministero dell’Economia e delle Finanze ne detiene circa l’80 per cento del capitale, mentre il 18 per cento appartiene a un gruppo di fondazioni di origine bancaria. Lo scorso 28 ottobre in un un documento per la Cassa depositi e prestiti Sala aveva dichiarato di non ricoprire cariche governative – come quelle di commissario – che sarebbero state incompatibili con la carica di consigliere che stava per accettare. La sua lettera di dimissioni è stata presentata solo dopo, a gennaio: a ottobre era ancora commissario.

Il Foglio ha pubblicato un articolo in cui presenta delle argomentazioni a favore di Sala. Dice in sostanza che l’incarico di commissario di Expo non è incompatibile con quello di sindaco, altrimenti non sarebbe stata possibile la nomina a commissario di Letizia Moratti quando era sindaco di Milano, tra il 2007 e il 2011, e che le firme di Sala successive alle dimissioni erano “atti dovuti”, cose di burocrazia.


«A ben vedere, tutta la questione della presunta incompatibilità neanche si pone: quello di commissario unico per Expo 2015 rappresenta infatti un incarico non riconducibile a quello di “commissario straordinario di governo” per il quale la legge prevede l’incompatibilità. Lo dimostra il fatto che la legge istitutiva della carica di commissario Expo prevedeva che a ricoprire la carica fosse il sindaco di Milano (Letizia Moratti): ma se il Testo unico stabilisce l’incompatibilità tra sindaco e commissario di governo, perché il governo ha nominato Moratti commissario dell’esposizione universale? Semplice: perché, secondo il legislatore, alla carica di commissario Expo non si applicano le cause di incompatibilità.


Anche la seconda argomentazione appare piuttosto ardita. Che Sala abbia firmato il rendiconto dell’esercizio Expo 2015 il 3 febbraio, cioè tre settimane dopo le sue dimissioni, non sorprende nessuno che abbia un minimo di conoscenze in fatti amministrativi. Si tratta infatti di “atti dovuti”, cioè di semplici attestazioni formali relative ad attività svolte in precedenza, per le quali appare ovvia la necessità di una firma del diretto responsabile».


Francesco Saverio Marini, ordinario di Diritto pubblico all’università di Roma Tor Vergata, ha spiegato al Post che c’è però una sostanziale confusione, in queste argomentazioni, tra il concetto di “incompatibilità” e quello di “ineleggibilità”. Incompatibilità significa che una persona non può svolgere contemporaneamente due funzioni che siano considerate dalla legge in conflitto tra loro. L’ineleggibilità (a cui si riferisce l’articolo 60 del Tuel) ha invece a che fare con il momento elettorale: con il fatto cioè che un soggetto possa in funzione della sua carica influenzare gli elettori. Ci sono cariche – per esempio quella di capo della polizia, di direttore sanitario, di prefetto, di commissario del governo – che se esercitate sul territorio di cui si vuole diventare sindaco possono influenzare gli elettori e le elettrici.

Qualche giorno fa Marco Cappato dei Radicali, anche lui candidato sindaco a Milano, ha presentato un esposto alla procura della Repubblica, all’Autorità garante della concorrenza e all’Autorità anticorruzione, sull’eleggibilità di Sala. Un altro ricorso contro la sua candidatura è stato presentato al Tribunale amministrativo regionale (Tar) dal Movimento 5 Stelle, ma è stato dichiarato “inammissibile”. Nella motivazione del Tar si dice che il ricorso è inammissibile perché non spetta al Tar decidere sull’incandidabilità. Anche i giudici fanno una distinzione tra i concetti di “incandidabilità” e “ineleggibilità”: «La questione circa l’asserita ineleggibilità potrà trovare tutela, successivamente all’espletamento delle elezioni e a seguito della convalida degli eletti, davanti a un giudice ordinario, ai sensi della normativa in vigore». L’elezione di Sala – a sindaco o a consigliere comunale, se non dovesse vincere – potrà essere messa in discussione eventualmente solo dopo le elezioni. Gianluca Corrado, candidato sindaco del M5S a Milano, ha detto: «La sentenza del Tar è chiara, il nostro ricorso è inammissibile perché Sala è ineleggibile e non incandidabile. Questo è il frutto delle assurde leggi italiane che permettono a Sala di candidarsi, ma immediatamente dopo di poter essere dichiarato ineleggibile, con la conseguente decadenza dalla carica di sindaco».

La difesa presentata dagli avvocati di Sala contro il ricorso del M5S al Tar dice «che lo stesso Sala si è spogliato definitivamente delle funzioni di Commissario delegato» e che «non ha alcun rilievo la circostanza che lo stesso successivamente abbia sottoscritto alcuni atti, attenendo detta circostanza alla validità o meno di tali atti e non già alla permanenza in capo al suddetto delle funzioni di Commissario Delegato delle quali, come detto, si è definitivamente spogliato a far data del primo febbraio 2016». Commentando l’articolo di Panorama, Sala ha detto: «È l’ennesima puntata del fango che stanno cercando di buttare su di me e ne arriverà ancora, perché questi sono professionisti dell’infamia».

Fonte: Il Post