lunedì 27 febbraio 2017

Il numero due di al-Qaeda ucciso in Siria da un drone statunitense

Abu Khayr al-Masri, considerato il vice di Al-Zawahiri, sarebbe stato colpito vicino a Idlib. La notizia, diffusa da siti jihadisti, non è stata confermata dal Pentagono

Un guerrigliero del fronte al-Nusra, gruppo legato ad al-Quaeda in Siria. Credit: Reuters

Uno dei leader più importanti di al-Qaeda, Abu Khayr al-Masri, è stato ucciso da un drone statunitense vicino a Idlib, nel nord-ovest della Siria. A riferirlo il 27 febbraio sono stati gli stessi miliziani jihadisti, che hanno pubblicato sul web le foto dell’auto sul quale viaggiava l’uomo, completamente distrutta da un missile. La notizia dell’attacco è stata diffusa anche dal Pentagono, che non ha tuttavia confermato la morte di al-Masri.

Nel 2005 l’intelligence statunitense ha identificato al-Masri come il numero di numero due di al-Qaeda e possibile erede del leader supremo Ayman Al-Zawahiri. Nel 2015, dopo essere fuggito dall’Afghanistan e aver scontato 12 anni di carcere in Iran, al-Masri era andato in Siria per riunire e guidare i vari gruppi legati all’organizzazione terroristica creata da Bin Laden, presenti sul territorio, e in difficoltà a causa dell’avanzata dell’Isis.

Il jihadista 59enne, secondo gli 007 americani, è coinvolto negli attentati del 1998 contro due ambasciate americane in Tanzania e Kenya, in cui morirono più di 200 persone, in gran parte civili.

Fonte: The Post Internazionale

Dj Fabo è morto in Svizzera ricorrendo al suicidio assistito

A comunicarlo sul Twitter è stato Marco Cappato, dell'associazione Luca Coscioni

Fabiano Antonioni è morto il 27 febbraio in Svizzera attraverso l'eutanasia. Credit: Associazione Luca Coscioni

“Fabo è morto alle 11:40, ha scelto di andarsene rispettando le regole, di un paese che non è il suo”. Con questo messaggio postato su Twitter, Marco Cappato, l'esponente radicale dell'associazione Luca Coscioni, ha annunciato la morte di Dj Fabo in Svizzera attraverso eutanasia.

L’ultimo messaggio del dj di 39 anni, rimasto cieco e tetraplegico dopo un grave incidente stradale, era partito poche ore prima dalla clinica dove era arrivato per ricevere il suicidio assistito. "Sono finalmente arrivato in Svizzera - dice in un messaggio audio diffuso dall’associazione Coscioni - e ci sono arrivato, purtroppo, con le mie forze e non con l’aiuto del mio Stato. Volevo ringraziare una persona che ha potuto sollevarmi da questo inferno di dolore, di dolore, di dolore. Questa persona si chiama Marco Cappato e lo ringrazierò fino alla morte. Grazie Marco. Grazie mille".

Di seguito il video in cui Fabo ringrazia l'esponente dei Radicali:



Nell’ordinamento italiano l'eutanasia e il suicidio assistito sono atti entrambi punibili dagli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale. L'unica discussione parlamentare è quella sul testo di legge sul testamento biologico, denominato Dichiarazioni anticipate di trattamento. Il testo è da settimane fermo al vaglio della commissione Affari sociali della Camera, per cura della relatrice del Partito Democratico Donata Lenzi.

Fabiano si era rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere l’eutanasia e poter scegliere liberamente sulla propria vita.

La discussione sulla proposta di legge è stata rinviata più volte in Parlamento, tanto che Fabiano aveva inviato un secondo appello ai parlamentari: “Ho sentito che il Parlamento ha rinviato di tre settimane la legge sul testamento biologico e c'è il rischio che tutto vada perso" - trasmetteva Fabo in un secondo video. "È scandaloso che i parlamentari non abbiano il coraggio di prendere la situazione in mano per tanti cittadini che vivono come me”.

Da allora, 7 febbraio 2017, la proposta di legge non è stata ancora discussa. Marco Cappato ha così accompagnato il giovane ex dj per permettergli di porre fine alle proprie sofferenze.

Aggiornamento (27 febbraio, ore 13:00) – Una precedente versione dell'articolo era intitolata “Dj Fabo è morto in Svizzera ricorrendo all'eutanasia”.

---LEGGI ANCHE: Eutanasia, ovvero poter decidere della propria morte, ma ancora prima della propria vita

---LEGGI ANCHE: I parlamentari italiani “senza coraggio” che non vogliono decidere sul testamento biologico

Fonte: The Post Internazionale

domenica 26 febbraio 2017

Cosa faranno ora i fuoriusciti dal PD

Ieri hanno fondato un nuovo partito che si chiama "Democratici e progressisti", e per prima cosa si impegneranno per il Sì al referendum sui voucher (e in Parlamento?)

Da sinistra, Arturo Scotto, Roberto Speranza, Enrico Rossi e Massimiliano Smeriglio all'assemblea di presentazione di Articolo 1 - Movimento Democratici e Progressisti, il 25 febbraio 2017, a Roma (Fabio Cimaglia / LaPresse)

Il 25 febbraio si è tenuta a Roma la conferenza di presentazione del partito nato dalla fuoriuscita di alcuni membri della minoranza del Partito Democratico (PD): il nome completo della nuova formazione è Articolo 1 – Movimento democratici e progressisti, ma sui giornali già lo si abbrevia con Democratici e Progressisti, o addirittura con MDP o DP (una sigla piuttosto buffa: dopotutto è il contrario di PD). All’assemblea di presentazione hanno parlato Roberto Speranza, deputato che nel PD faceva parte della minoranza cosiddetta “bersaniana”, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il deputato Arturo Scotto. Scotto è stato eletto con Sinistra Ecologia Libertà (SEL) e inizialmente si era candidato alla segreteria del partito che ne ha preso il posto, Sinistra Italiana (SI): poi però qualche giorno fa ha annunciato che avrebbe lasciato il gruppo di SI insieme ad altri parlamentari per entrare nella formazione politica dei fuoriusciti dal PD. Durante e dopo l’assemblea, i giornali hanno cercato di capire qualcosa in più sulle intenzioni e le prossime battaglie del nuovo partito.

All’assemblea non erano presenti né l’ex segretario del PD Pierluigi Bersani, né Massimo D’Alema: il primo era a Piacenza per il finesettimana, il secondo ad Assisi dove ha partecipato a una cena con molti politici umbri, usciti dal PD in passato o in procinto di farlo. Tutti i quotidiani hanno notato le assenze di Bersani e D’Alema: l’ipotesi del Corriere della Sera è che non ci fossero per lasciare che fossero politici più giovani a rappresentare il nuovo partito. All’assemblea c’erano però anche l’ex segretario della CGIL Guglielmo Epifani, il senatore bersaniano Miguel Gotor, il deputato Nico Stumpo, e l’ex responsabile organizzativo del PD Davide Zoggia. Tra gli ex membri di SEL presenti all’assemblea invece c’erano il vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio e Alfredo D’Attorre (che fino al novembre 2015 era nel PD). C’era anche Stefano Fassina, uscito dal PD nel giugno del 2015 e da allora deputato di SEL e ora di Sinistra Italiana: rimarrà in SI, ma ha partecipato all’assemblea perché pensa che il suo partito dovrà collaborare con la nuova formazione politica.

Secondo i giornali, le prime battaglie in cui si impegnerà il nuovo partito saranno con tutta probabilità il Sì al referendum contro i voucher in programma per questa primavera e la questione dello ius soli, cioè il diritto alla cittadinanza per nascita a chi è nato in Italia da genitori stranieri. Su quest’ultima materia, c’è un disegno di legge che propone uno ius soli temperato bloccata in Parlamento dopo essere stato approvato dalla Camera nell’ottobre del 2015. Alla prima assemblea di Articolo 1 – Movimento democratici e progressisti Rossi ha anche parlato di proporre una «una patrimoniale sulla grande ricchezza». Durante l’assemblea è anche stato detto – con tono scherzoso – che un’altra delle prime cose che faranno i Democratici e Progressisti sarà votare il ministro Andrea Orlando alle primarie per eleggere il segretario del PD il 30 aprile.

Cosa cambia in Parlamento

Secondo i calcoli dei giornali, i parlamentari Democratici e Progressisti sono 50 in totale: 12 al Senato e 38 alla Camera dei deputati. Tutti i membri di Democratici e Progressisti intervistati dai giornali dopo l’assemblea hanno detto che il nuovo partito sosterrà il governo di Paolo Gentiloni e si considera parte della maggioranza. Ma se anche decidessero di stare all’opposizione, al momento i loro numeri non metterebbero a rischio la maggioranza: al Senato, con 12 senatori in meno, la coalizione di governo conterebbe comunque 166 seggi, cinque in più della soglia di maggioranza. Alla Camera, con 38 deputati in meno, la coalizione di governo potrebbe fare affidamento su 359 deputati, cioè 43 in più della soglia.

Per quanto riguarda i sondaggi sul consenso del nuovo partito, ci sono percentuali molto diverse. Per un sondaggio del Corriere della Sera Democratici e Progressisti avrebbe un bacino potenziale di elettori intorno al 9 per cento, mentre secondo il sondaggio fatto dall’Istituto Piepoli per la Stampa i consensi del nuovo partito arriverebbero solo al 3 per cento e il consenso del PD non sarebbe calato più di tanto, passando dal 32 al 29 per cento.

La questione del nome

“Articolo 1 – Movimento democratici e progressisti” è ispirato alla prima frase dell’Articolo 1 della Costituzione, cioè «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Durante l’assemblea Roberto Speranza ha spiegato che il nome del partito è dovuto al fatto che il tema più importante per la nuova formazione politica è quello del lavoro, e in particolare del lavoro per i giovani. La scelta dell’aggettivo “progressisti” pare anche individuare una sorte di legame con Campo progressista, il movimento dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che sarà presentato ufficialmente l’11 marzo. La sigla DP invece è speculare a PD, come ha scritto Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, notando anche che il nome del nuovo partito «in comune al PD ha la parola democratico, al plurale, ma aggiunge “progressisti”» e ricordando che «oltretutto DP era anche la sigla di Democrazia proletaria, un cartello elettorale che doveva riunire a metà degli anni Settanta tutti i microgruppi che frastagliavano la sinistra extraparlamentare che voleva diventare parlamentare».

Sembra esserci un altro problema col nome del nuovo partito, ma non ha nulla a che fare con formazioni politiche del passato. Il fatto è che un gruppo chiamato Democratici Progressisti (senza la congiunzione “e”) esiste già: è una lista calabrese del Partito Democratico, peraltro sostenitrice di Matteo Renzi, che ha partecipato alle elezioni regionali del 2014 facendo eleggere tre consiglieri. La sigla e lo stemma della lista sono stati depositati dai deputati del PD Ernesto Carbone e Ferdinando Aiello insieme al consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea. Secondo Repubblica, Carbone ha lasciato intendere che potrebbe reclamare i diritti sulla sigla.


Non c’è ancora un simbolo per il nuovo Articolo 1 – Movimento democratici e progressisti che però ha due pagine di programma. Il manifesto, pubblicato sull’Huffington Post, inizia così:


«Siamo donne e uomini che si impegnano in un movimento democratico e progressista con l’obiettivo di dare all’Italia un governo che corrisponda ai bisogni e gli interessi del nostro Paese. Un progetto di governo che si avvalga dell’esperienza delle donne per realizzare una società più equilibrata, accogliente, meno individualista, che si batta per sviluppare una coscienza dei diritti e delle libertà fondamentali. Pensiamo che l’Italia abbia urgente necessità di questo impegno per contrastare il populismo e l’avanzata delle forze antisistema e della destra isolazionista e reazionaria».

Fonte: Il Post

Una reporter del canale televisivo curdo Rudaw è stata uccisa a Mosul

La giornalista è rimasta uccisa nell'esplosione di una bomba su strada. Il cameraman Younis Mustafa è rimasto ferito nello stesso attacco

La reporter Shifa Gardi del canale televisivo Rudaw. Credit: Twitter

La reporter Shifa Gardi, 30 anni, della televisione curda Rudaw è rimasta uccisa nell'esplosione di una bomba su strada a Mosul nel pomeriggio di sabato 25 febbraio 2017. Il cameraman che la accompagnava, Younis Mustafa, è rimasto ferito nello stesso attacco.

La giornalista stava seguendo gli scontri tra le forze irachene e i miliziani dell'Isis nella città irachena, dove l'esercito ha lanciato a ottobre 2016 un'offensiva per scacciare i jihadisti.

Shifa Zikri Ibrahim, nota come Shifa Gardi, è nata come rifugiata in Iran il primo luglio del 1986. Si è laureata all'università Salahaddin di Erbil. Ha iniziato a lavorare come giornalista nel 2006, e si è unita al canale televisivo curdo Rudaw, dalla quando questi è nato.

Il sito del network Rudaw racconta un aneddoto che fa capire la sensibilità della giornalista. Il 21 febbraio 2017 la reporter aveva infatti salvato un coniglio che cercava rifugio durante la battaglia per il controllo dell'area che rimane sotto il controllo del sedicente Stato islamico a Mosul.

Fonte: The Post Internazionale

sabato 25 febbraio 2017

C’è un accordo sullo stadio della Roma

Alla fine sarà quasi certamente costruito, dopo molte vicissitudini fra Comune e società sportiva: il progetto iniziale però sarà notevolmente ridimensionato

Il presidente e proprietario della Roma James Pallotta (Paolo Bruno/Getty Images)

Ieri sera, al termine dell’incontro svoltosi al Campidoglio di Roma tra la sindaca Virginia Raggi e la società della Roma, è stato raggiunto un accordo per la realizzazione del nuovo stadio del club a Tor di Valle. La vicenda dello stadio va avanti ormai da diversi anni: negli ultimi mesi però il progetto è sembrato più volte sul punto di saltare, per varie ragioni (fra cui la contrarietà dell’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini e di molti consiglieri della maggioranza).

Il progetto dello stadio e del cosiddetto “business park” (cioè una serie di strutture dedicate a uffici), che entrambi le parti si sono impegnate a portare avanti, sarà comunque diverso da quello approvato dal consiglio comunale durante la giunta di Ignazio Marino: saranno escluse le tre “torri” progettate dal famoso Studio Libeskind e le cubature del “business park” subiranno una riduzione vicina al 60 per cento (500 mila metri cubi, non più un milione e rotti). Le opere pubbliche nella zona circostante non escluse dal progetto verranno inoltre realizzate in un secondo momento.


In serata la Roma ha pubblicato un comunicato del presidente James Pallotta e più tardi uno di Mauro Baldissoni, il dirigente della Roma che ha portato avanti la trattativa.


A nome del presidente Pallotta e di tutta la Roma voglio ringraziare il Sindaco per essere stata qui oggi, sappiamo che ha avuto un piccolo problema di salute, ma è stato un segnale importantissimo vederla qui per concludere un lavoro iniziato in queste settimane. Il progetto era figlio di una delibera e di una negoziazione con la giunta precedente, abbiamo offerto la nostra disponibilità per rivederlo secondo le visioni e le esigenze di questa nuova giunta, siamo molto orgogliosi e molto felici di aver raggiunto un accordo che migliora il progetto e che offre alla città la possibilità di avere un intervento importante che riteniamo possa essere un orgoglio per tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che siano o meno tifosi della Roma.


Il nuovo progetto ha ricevuto il sostegno di ventuno consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, ma non quello di altri otto consiglieri, che si sono detti contrari. Se non si presenteranno ulteriori complicazioni, la delibera della giunta Marino del 2014, che prevedeva alcune condizioni vincolanti, dovrà essere ora modificata. Il progetto dovrebbe essere approvato ufficialmente non più il 3 marzo, ma stando a quanto riportato dal Corriere della Sera dovrebbe essere definitivamente ratificato dal consiglio regionale del Lazio fra un mese. I lavori potrebbero cominciare ufficialmente una volta che il Comune avrà recepito l’approvazione finale, e durare circa due anni e mezzo.

Fonte: Il Post

Le primarie del PD si terranno il 30 aprile

Saranno aperte a tutti: le candidature a segretario vanno presentate entro il 6 marzo 

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Il Partito Democratico organizzerà le elezioni primarie per la scelta del suo nuovo segretario domenica 30 aprile, ha comunicato il presidente del partito Matteo Orfini alla direzione nazionale. Sarà la domenica di un weekend lungo, perché lunedì primo maggio è festa. Le primarie saranno aperte a tutti, anche a chi non è iscritto al PD. La decisione è stata presa dalla commissione precedentemente incaricata di stabilire le regole; la commissione rappresenta le varie correnti del partito ma non quella dei cosiddetti “bersaniani”, che ha annunciato di voler lasciare il PD dopo la decisione di Renzi di dimettersi da segretario.

Le candidature a segretario del PD andranno presentate entro il 6 marzo. Matteo Renzi intende ricandidarsi, e hanno annunciato l’intenzione di sfidarlo il deputato e ministro Andrea Orlando e il presidente della Puglia, Michele Emiliano, che negli ultimi giorni aveva più volte cambiato idea sulla sua permanenza nel partito. Le primarie saranno precedute da una consultazione dei soli iscritti del PD – il classico congresso di partito – a cui potranno partecipare le persone che hanno fatto la tessera nel corso del 2016. Le liste per le primarie – alle primarie si eleggono anche i membri dell’assemblea nazionale, una specie di parlamento del partito – andranno presentate entro il 10 aprile. Per il resto le regole del congresso e delle primarie del PD rimangono quelle già adottate nel 2013.

Fonte: Il Post

I tre carabinieri coinvolti nella morte di Stefano Cucchi sono stati sospesi dal servizio

La sospensione dei tre militari, ai quali sarà dimezzato lo stipendio, è stata disposta dal comando generale dell'Arma e dal ministero della Difesa

Stefano Cucchi morì il 22 ottobre 2009 all'ospedale romano Sandro Pertini

Nel gennaio 2017 la procura di Roma ha chiesto il processo con nuovi capi d'accusa a carico dei tre carabinieri, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, coinvolti nella morte di Stefano Cucchi.

I tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale pluriaggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa della vittima, abuso di autorità contro arrestati, falso ideologico in atto pubblico e calunnia, sono stati sospesi dal servizio il 24 febbraio 2017.

La sospensione dei tre militari, ai quali sarà dimezzato lo stipendio, è stata disposta a titolo precauzionale dal comando generale dell'Arma e dal ministero della Difesa su richiesta del comando generale.

Secondo l'accusa sarebbero i responsabili del pestaggio che il giovane avrebbe subito e che ne determinò la morte.

Stefano fu trovato morto il 22 ottobre 2009 in una stanza all’interno del reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove era ricoverato da quattro giorni, dopo essere stato arrestato dai carabinieri.

Per Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi, gli altri due militari coinvolti è stato chiesto il rinvio a giudizio per calunnia (il primo anche per falso). In questo caso il comando generale dell'Arma non ha ancora adottato alcun provvedimento.

Fonte: The Post Internazionale

Attacchi kamikaze a Homs, in Siria: 42 morti

Due uffici delle forze militari siriane nella città occidentale sono stati attaccati, ucciso anche il capo della sicurezza

Un ribelle vicino a membri dell'esercito siriano a Homs, in Siria. Credit: Omar Sanadiki

Due uffici delle forze di sicurezza siriane nella città occidentale di Homs sono stati attaccati sabato 25 febbraio 2017. Quarantadue persone sono rimaste uccise.

Gli attacchi sono stati condotti con attentatori suicidi e con armi da fuoco. I luoghi colpiti sono il quartier generale delle forze militari della città, dove è stato ucciso anche il capo della sicurezza insieme ad altre 29 persone, e un distaccamento della sicurezza di stato, dove a perdere la vita sono state altre 12 persone, secondo quanto riporta l'Osservatorio siriano per i diritti umani.

In totale sei attentatori suicidi si sarebbero fatti saltare in aria secondo la televisione di stato siriana. La quale ha riportato che in precedenza si erano svolti alcuni scontri nei distretti siriani di al-Ghouta e al-Mohata.

I ribelli appartenenti al gruppo Tahrir al-Sham hanno scritto in un post sui social network che si è trattato di cinque attentatori, ma non hanno rivendicato l'attacco. Il fronte di Tahrir al-Sham è composto da vari gruppi tra cui anche Jabhat Fateh al-Sham, ex fronte al-Nusra legato ad al-Qaeda.

Fonte: The Post Internazionale