venerdì 28 aprile 2017

Facciamo ordine sulla legge elettorale

Sono passati più di tre mesi dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha smontato l'Italicum: a che punto sono le discussioni? E che tempi ci sono?

(LaPresse - Massimo Paolone)

Sono passati più di tre mesi dalla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato due importanti pezzi dell’Italicum, la legge approvata dal Parlamento su iniziativa politica dell’ex governo di Matteo Renzi. Da allora non ci sono state notizie particolari sul tema legge elettorale, ma moltissime discussioni: e questo è uno di quei casi in cui le varie prese di posizione messe tutte insieme fanno una notizia, vista l’incertezza sulla durata della legislatura in corso e la possibilità che si vada a votare nel corso dei prossimi mesi: la legislatura scadrà comunque nel febbraio del 2018, ma la situazione è ancora molto confusa.

I tempi
Tra la fine di aprile e la fine di maggio le cose potrebbero cominciare a muoversi davvero: domenica 30 aprile ci saranno le primarie del PD per la scelta del nuovo segretario e il 2 o 3 maggio il relatore alla Camera, Andrea Mazziotti del PD, che è anche il presidente della commissione Affari costituzionali, porterà in commissione un testo base di riforma della legge elettorale. Dopo gli emendamenti da presentare entro il 12 maggio, la proposta dovrebbe essere votata il 25 maggio e arrivare in aula, come deciso dai capigruppo della Camera, il 29 maggio. Qualche giorno fa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha invitato Camera e Senato ad affrontare il tema e ad arrivare a risultati concreti in tempi brevi.

Di quali riforme si parla?
Rispondere a questa domanda è molto complicato. La discussione sulla legge elettorale procede nella commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati dallo scorso febbraio. Ci sono molte proposte (una trentina) ma non è ancora chiaro a quale sistema elettorale si intenda arrivare. Tra i progetti di legge presentati all’inizio, alcuni propongono una versione aggiornata del Mattarellum, la legge in vigore tra il 1993 e il 2005; una legge maggioritaria con alcuni correttivi proporzionali che incentiva le coalizioni pre-elettorali. La maggior parte delle altre proposte sembra puntare invece a sistemi proporzionali con (eventuale) premio di maggioranza. Il Mattarellum modificato è stato fin dall’inizio la proposta ufficiale del PD e piace anche al segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Potenzialmente potrebbe piacere anche ai partiti più piccoli, con cui le formazioni più grandi sarebbero incentivate ad allearsi. Non piace invece a Silvio Berlusconi, perché rischia di costringerlo ad allearsi con la Lega Nord che, probabilmente, finirebbe con l’esprimere il candidato presidente del Consiglio dell’intera coalizione.

Le discussioni in commissione e l’impossibilità di un accordo su una nuova versione del Mattarellum hanno portato a una modifica delle posizioni iniziali e negli ultimi giorni le prevalenti sembrano essere due, ma la situazione è molto confusa: alcune forze politiche (compreso il PD, Forza Italia, e anche la Lega) sembrava che avessero trovato un compromesso nel cosiddetto “Provincellum”: un sistema che assomiglia alla vecchia legge elettorale per le province, con tanti collegi uninominali proporzionali. Vuol dire che ciascun partito può presentare un unico candidato per collegio. I seggi verrebbero assegnati sulla base dei voti presi da ciascuna forza politica a livello nazionale e verrebbero eletti i candidati del partito con la percentuale di voti più alta nei singoli collegi, ma non in base al confronto dei candidati all’interno del collegio. Il Movimento 5 Stelle non è favorevole ai collegi uninominali e sta lavorando sull’Italicum modificato dalla Consulta, definito “Legalicum”, con l’introduzione di alcuni correttivi di governabilità: premio alla lista che ottiene almeno il 35 per cento a livello nazionale, soglia di sbarramento al 5 per cento per eliminare i piccoli partiti (attualmente è al 3 per cento alla Camera), seggi attribuiti in modo decrescente ai partiti che prendono meno voti.

Una settimana fa in commissione Affari Costituzionali alla Camera il capogruppo del PD, Emanuele Fiano, aveva detto che il suo partito era disposto ad accantonare il Mattarellum per arrivare a un diverso sistema elettorale basato però su tre «imprescindibili pilastri»: premio di lista, collegi uninominali, soglie di sbarramento omologate per Camera e Senato. Sempre Fiano aveva spiegato che il Provincellum poteva «produrre delle distorsioni nell’assegnazione dei seggi» e che «per questo si sta discutendo sul numero dei collegi e sulla loro ampiezza. Oppure si potrebbe passare a collegi con più candidati». Con il Provincellum i partiti dovrebbero abbandonare la possibilità (in vigore per la Camera) di scegliersi dei deputati sicuri con i capilista bloccati. Dopo una prima apertura su questa proposta in commissione, alla fine Matteo Renzi ha stroncato il Provincellum dicendo «che è un sistema che non ha preferenze, che fa finta di avere i collegi, ma poi non si sa se passa il tuo candidato o no».

Le principali questioni che dividono i vari partiti sulle differenti proposte sono: il premio di maggioranza (il PD e anche il M5S lo vorrebbero alla lista, Forza Italia alla coalizione), le soglie di sbarramento (i partiti di centro le vorrebbero al 3 per cento sia alla Camera che al Senato, mentre sia il PD che il M5S sono favorevoli a soglie più alte) e i capilista bloccati che, se si scegliessero i collegi uninominali, verrebbero di fatto eliminati.

Il problema di Forza Italia
Al di là della forma della nuova legge elettorale, Forza Italia vorrebbe allungare i tempi dell’approvazione della legge e dunque allontanare possibili elezioni anticipate. Il ricorso di Silvio Berlusconi alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo – contro la legge Severino, che ne ha sancito la decadenza da senatore – sarà infatti esaminato nei prossimi mesi dalla Grande Camera, che è formata da presidenti, vicepresidenti e da altri 14 giudici (17 membri in totale). Il ricorso di Berlusconi si basa sull’argomento che l’articolo 7 della Convenzione europea impedisce la retroattività delle leggi. I problemi sono i tempi: Berlusconi vorrebbe infatti aspettare l’arrivo della sentenza e vorrebbe dunque evitare il voto almeno fino al prossimo autunno.

Da tenere presente
In teoria sarebbe possibile andare a votare immediatamente, con la legge elettorale Italicum modificata dalla Corte Costituzionale alla Camera, e con il Consultellum valido al Senato, risultato della modifica del 2014 alla legge elettorale voluta dal governo Berlusconi nel 2006 (il famoso “Porcellum”). Se si votasse con le due leggi attualmente in vigore, probabilmente non ci sarebbe una maggioranza chiara in nessuno dei due rami del Parlamento. Nessuna forza politica sembra in grado da sola di raggiungere il 40 per cento necessario a ottenere il premio di maggioranza alla Camera. Potrebbe essere un obiettivo più facile per un’ampia coalizione, ma l’attuale premio è assegnato alla singola lista. In questo caso, i partiti che volessero allearsi dovrebbero accettare di presentarsi alle elezioni con un unico elenco di candidati, rendendo meno identificabili le singole formazioni che compongono la lista.

Fonte: Il Post

Più di 100 persone ferite negli scontri all'interno del parlamento macedone

Il leader del partito socialdemocratico Zoran Zaev ha lasciato l'edificio con il volto insanguinato. Il parlamento è stato sgomberato dalla polizia

La protesta è nata contro l'elezione alla presidenza dell'Assemblea dell'esponente della minoranza albanese Talat Xhaferi

La polizia macedone ha completato nella tarda sera del 27 aprile lo sgombero del parlamento di Skopje con l'evacuazione di tutti i deputati e dei manifestanti che avevano fatto irruzione nell'edificio in protesta per l'elezione alla presidenza dell'Assemblea dell'esponente della minoranza albanese Talat Xhaferi.

Negli scontri sono rimaste ferite almeno 100 persone, tra cui 22 poliziotti e molti deputati, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Ansa. Tra le persone rimaste ferite anche il leader del partito socialdemocratico Zoran Zaev, che ha lasciato il parlamento con il volto insanguinato.

Alcuni dei circa 200 manifestanti avevano il viso coperto. Secondo quanto raccontato da alcuni testimoni, in tutto l'edificio si potevano vedere vetri rotti a terra e tracce di sangue sparse su muri e pavimenti.

A difesa del parlamento sono state erette barriere metalliche e tutti gli ingressi dell'edificio sono rimasti presidiati dagli agenti.

Il presidente Gjorgje Ivanov ha convocato per il 28 aprile i leader di tutti i partiti per cercare di risolvere la situazione di profonda crisi. In un breve intervento nella tarda serata del 27 aprile il presidente ha lanciato un invito alla calma e alla moderazione affermando che solo il popolo macedone può risolvere i suoi problemi.

Inviti al dialogo e alla fine delle violenze sono venuti da numerosi ambasciatori esteri e dal commissario Ue all'allargamento Johannes Hahn.

In un video di Radio Free Europe che circola in rete si possono vedere alcuni momenti degli scontri avvenuti all'interno del parlamento.

Durante l'irruzione di alcuni manifestanti è stato preso di mira anche Zaev, accusato di aver sostenuto insieme ad altri membri del suo partito la candidatura di Xhaferi, il primo presidente albanese del parlamento dal 1991, anno dell'indipendenza della Macedonia.

La polizia macedone ha utilizzato granate stordenti per disperdere i manifestanti e permettere l'evacuazione dei parlamentari e l'arrivo delle ambulanze.

“Nel tentativo di tenere sotto controllo la situazione dentro e fuori dal parlamento, abbiamo ordinato alla polizia di usare tutte le misure necessarie”, ha detto il ministro degli Esteri macedone Agim Nuhiu in un'intervista televisiva.

Il problema della convivenza con la minoranza albanese ha già causato un'insurrezione nel 2001, poi risolta grazie alla mediazione internazionale. La validità del voto che ha portato all'elezione di Xhaferi è stato messo in dubbio dai membri del parlamento e dagli appartenenti al movimento nazionalista Vmro.

L'instabilità politica in Macedonia va avanti dal dicembre del 2016. Dopo le elezioni Zaev è riuscito a stringere alleanza politiche con il partito albanese, ma da allora non è stato ancora formato un governo nel paese.

Fonte: The Post Internazionale

Secondo Trump un "serio conflitto" con la Corea del Nord è possibile

Il presidente degli Stati Uniti ha detto che preferisce comunque una soluzione pacifica, elogiando il ruolo del presidente cinese nella gestione della crisi

Sul leader nordcoreano Kim Jong-un, nell'intervista rilasciata alla Reuters Trump ha detto che si augura che sia “razionale”

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto, in un'intervista all'agenzia di stampa Reuters, che un serio e grave conflitto con la Corea del Nord è possibile considerato lo stallo sulla questione del nucleare e sul programma missilistico di Pyongyang. Trump ha anche aggiunto di preferire una soluzione diplomatica alla disputa.

“C'è la possibilità che si arrivi a un serio, serio conflitto con la Corea del Nord. Assolutamente”, ha detto Trump durante l'intervista nello Studio Ovale sui primi cento giorni da presidente.

Trump ha detto di voler comunque risolvere la crisi che ha assillato molti suoi predecessori pacificamente, una strada che lui e la sua amministrazione stanno enfatizzando, preparando alcune nuove sanzioni economiche, mentre comunque non si lascia la soluzione militare fuori dal tavolo. 

“Vorremmo trovare una soluzione diplomatica, ma è davvero difficile”, ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti. Secondo l'inquilino della Casa Bianca altro obiettivo è quello di far pagare il sistema difensivo anti-missili Thaad alla Corea del Sud, per un costo stimato di circa un miliardo.

Trump ha fatto sapere che sta anche pensando di far tappa in Israele e Arabia Saudita durante il suo viaggio in Europa previsto per il mese di maggio, sottolineando come vorrebbe che si possa arrivare a una pace tra Israele e Palestina.

Tornando sulla questione nordcoreana, Trump ha elogiato il presidente cinese Xi Jinping per l'aiuto offerto da Pechino nel tentativo di gestire la situazione con Pyongyang.

“Credo ci stia provando davvero con forza, certamente non vuole vedere tumulti e morti, è un uomo buono”, ha poi detto sul presidente cinese.

Gli ufficiali statunitensi hanno fatto sapere che attacchi militari per la situazione nordcoreana rimangono una opzione possibile ma stanno cercando di minimizzare questa prospettiva.

Sul leader nordcoreano Kim Jong-un, Trump ha detto che si augura che sia “razionale”. “Ha 27 anni, non è facile a quell'età. Non gli sto dando o non dando credito, sto solo dicendo che è una cosa davvero difficile da fare. Se lui sia razionale o meno, non ho opinioni a riguardo, spero lo sia”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti.

Parlando di una possibile telefonata con presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, Trump ha spiegato che prima di farla parlerà con il presidente cinese. “Ho stabilito una relazione personale molto buona con Xi, sta facendo tutto ciò che può per aiutarci, quindi non voglio causargli difficoltà”.

Una nota di colore raccontata dalla Reuters riguarda un pulsante sulla scrivania del presidente, che Trump preme per ordinare e farsi portare una Coca Cola.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 27 aprile 2017

Il confronto tv per le primarie del PD

Che cosa hanno detto Matteo Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando durante il dibattito andato in onda ieri sera su Sky TG24: domenica prossima si vota

(Sky)

Ieri sera i tre candidati alle primarie per la segreteria del Partito Democratico si sono confrontati su Sky TG24, nel corso di un dibattito organizzato a pochi giorni dal voto, che si terrà domenica 30 aprile. Hanno partecipato il segretario uscente ed ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, l’attuale ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e il presidente della Puglia, Michele Emiliano. La trasmissione ha usato lo stesso formato degli incontri organizzati negli scorsi anni: 90 secondi per ogni risposta e tre possibilità di replica da 30 secondi ciascuna, con una parte finale di domande incrociate scelte dai candidati e dai loro sostenitori.

Rispondendo alla domanda sull’affluenza alle primarie, tema molto dibattuto nelle ultime settimane, Renzi ha detto che “tutto ciò che ha la cifra con un milione davanti va bene”. Orlando ha criticato la risposta definendola poco ambiziosa e dicendo di aspettarsi almeno “due milioni di persone, come disse Renzi all’ultimo congresso”. Il numero di votanti potrebbe dare qualche indicazione sull’umore tra gli iscritti e i simpatizzanti del PD, e di conseguenza sul loro giudizio su Renzi, dato per favorito anche a queste primarie.

Emiliano ha criticato gli ultimi governi, compreso quello di Renzi, per come sono state gestite le ricorrenti crisi di Alitalia, che ora rischia la chiusura: “Adesso qualcuno pretenderebbe di far fallire la compagnia, bisogna evitarlo a ogni costo”. Orlando ha detto di essere contrario alla liquidazione e di essere dalla parte dei lavoratori, mentre Renzi è stato più vago dicendo che “è assurdo che un paese come il nostro butti via questa occasione” e che la risposta deve passare attraverso una soluzione che non preveda ulteriori spese pubbliche.

Sulla legge elettorale, su cui si è espresso ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella invitando Camera e Senato ad affrontare il tema, Renzi ha detto di volere una legge maggioritaria e di non volere andare al voto con un proporzionale. Emiliano ha detto che la nuova legge elettorale deve essere fatta, ma si è mantenuto più vago, mentre Orlando ha detto che “la legge elettorale è una priorità assoluta” e che gli elettori devono poter scegliere “quale governo vogliono, quali parlamentari vogliono”.

I tre candidati hanno invece dato risposte simili sul tema del biotestamento. Secondo Renzi va bene la legge da poco votata alla Camera, Orlando ha detto di essere dello stesso parere. Anche Emiliano ha detto di essere favorevole al testamento biologico e alla legge che sta discutendo il Parlamento.

Sul bonus degli 80 euro Renzi ha difeso la scelta del suo governo, che lo aveva introdotto, dicendo che per molte persone sono un aiuto concreto. Emiliano lo ha criticato dicendo che “Renzi pensa di risolvere i problemi con i bonus e non con i diritti”. Orlando ha definito il bonus “una scelta giusta”, ma ha criticato altri provvedimenti simili come il bonus cultura da 500 euro ai diciottenni, dato anche a chi non ne aveva economicamente bisogno.

Rispondendo a una domanda sui migranti, Emiliano ha detto che “serve un meccanismo legale che ci permetta di verificare se si tratta di persone pericolose”, ma non è entrato molto nello specifico. Orlando ha parlato della necessità di un limite nelle politiche di accoglienza, mentre Renzi ha detto che il tema deve essere posto e discusso in primo luogo in sede europea: “Non possiamo continuare a dare ai paesi che costruiscono muri i soldi per continuare a costruirli”. Tutti e tre i candidati hanno invece concordato sul fatto che l’uscita dall’Euro non è un’opzione percorribile.

Come negli scorsi confronti, anche questa volta è stato chiesto ai tre candidati di indicare un loro idolo, pensando a quale poster appenderebbero oggi in camera se fossero 15enni. Emiliano ha detto che avrebbe scelto Yuri Chechi perché “si è rotto un tendine come me, io ho saltato solo la campagna elettorale, lui le Olimpiadi”. Renzi ha detto che in camera aveva appeso un poster di Roberto Baggio, uno dei Duran Duran e uno di Bob Kennedy, e che oggi ne aggiungerebbe uno con Barack Obama. Orlando ha detto che aveva un poster di Berlinguer e una foto di Allende, ma che oggi aggiungerebbe Mandela.

Fonte: Il Post

La Turchia ha sospeso più di 9mila funzionari di polizia

Il governo di Ankara sta portando avanti una campagna per individuare gli affiliati alla rete di Fethullah Gulen, ritenuto responsabile del fallito golpe del 2016

Fethullah Gulen si trova in esilio negli Stati Uniti. Credits: Reuters

Le autorità turche hanno sospeso il 26 aprile più di 9mila funzionari di polizia accusati di avere responsabilità nell'organizzazione del fallito colpo di stato del luglio del 2016, in collaborazione con Fethullah Gulen. La notizia è stata riferita dall'emittente televisiva Cnn Turk.

Il governo di Ankara nella stessa giornata ha arrestato più di mille persone in 72 province della città considerate legate alla rete di Gulen.

In seguito al fallito golpe, gli arresti in totale sono stati 40mila. Circa 120mila persone sono state sospese dalle loro professioni. Tra di loro insegnanti, poliziotti, impiegati, soldati sospettati di essere membri di gruppi terroristici.

Fonte: The Post Internazionale

Esplosione vicino all'aeroporto di Damasco

Colpito un deposito di munizioni che contiene armi usate dai miliziani sostenuti dall'Iran. L'attacco sarebbe stato eseguito dall'esercito israeliano

Secondo quanto riportato da al-Manar, l'esplosione avrebbe causato solo danni materiali e non il ferimento o la morte di persone

Una “enorme” esplosione è stata avvertita vicino all'aeroporto di Damasco, in Siria. Probabilmente l'esplosione è stata causata da un raid aereo israeliano, secondo quanto riferito dalla televisione libanese al-Manar.

Un portavoce dell'esercito israeliano, a cui è stato chiesto se Israele fosse coinvolto nel raid, ha risposto di “non poter commentare questa notizia”.

Due fonti vicine ai ribelli che operano nella città di Damasco hanno riferito che cinque attacchi hanno colpito un deposito di munizioni usato dai miliziani sostenuti dall'Iran.

Nel magazzino, secondo quanto scrive l'agenzia di stampa Reuters, operano i militanti del gruppo libanese Hezbollah, ricevendo forniture di armi da Teheran.

“Il deposito contiene un numero significativo di armi che l'Iran, uno dei maggiori alleati nella regione del presidente Assad, invia regolarmente”, ha riportato la fonte citata da Reuters.

Secondo quanto riportato da al-Manar, l'esplosione avrebbe causato solo danni materiali e non il ferimento o la morte di persone.

La notizia dell'esplosione è stata data inizialmente dall'Osservatorio per i diritti umani in Siria, parlando di una “grossa esplosione” vicino all'aeroporto. In seguito sarebbe scoppiato un incendio che sembrava provenire da una zona militare dell'area.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 26 aprile 2017

L’incidente ferroviario al Brennero

Due operai sono morti e altri tre sono rimasti feriti nello scontro tra due mezzi tecnici sulla linea tra Bolzano e Bressanone

(ANSA/VIGILI DEL FUOCO)

Due operai sono morti e altri tre sono rimasti gravemente feriti nello scontro tra due mezzi tecnici per la manuntenzione dei binari vicino a Bressanone, in provincia di Bolzano, sulla linea ferroviaria che porta al passo del Brennero. L’incidente è avvenuto poco prima di mezzanotte, mentre sulla linea circa cinquanta operai stavano lavorando alla sostituzione delle traversine sotto i binari. L’incidente ha coinvolto una profilatrice e una rincalzatrice, di proprietà di una ditta esterna.

Secondo la ricostruzione del quotidiano L’Adige, al momento dell’incidente la profilatrice si trovava in cima a una salita quando, forse in seguito a un malfunzionamento, il sistema che la teneva bloccata è saltato e la macchina ha iniziato a scendere a valle, acquistando sempre maggiore velocità. Poche centinaia di metri sotto si trovava la rincalzatrice, con a bordo cinque operai. L’impatto tra i due veicoli ha incendiato i due mezzi e li ha sbalzati fuori dai binari. Due operai sono morti al momento dell’impatto, mentre altri tre sono rimasti feriti.

Fonte: Il Post

Matteo Renzi ce la può ancora fare?

A cambiare davvero l'Italia: se lo chiede Michele Salvati sul Corriere recensendo il libro di Massimo Salvadori

Matteo Renzi il 26 novembre 2016. (AP Photo/Andrew Medichini)

Sul Corriere della Sera di martedì il saggista e politologo Michele Salvati recensisce il libro dello storico Massimo Salvadori (già deputato del PD, come Salvati nel PdS prima di lui), intitolato Lettera a Matteo Renzi, chiedendosi – come Salvadori – se ci siano prospettive che Renzi rimedi agli errori fatti nella messa in pratica del suo progetto di innovazione della politica e dell’Italia. Primo tra tutti, non essersi saputo dotare di forze e collaborazioni sufficienti, “al di là delle albagie fiorentine di grandezza”.


Da alcuni giorni è nelle librerie Lettera a Matteo Renzi, una breve «saggina» Donzelli di Massimo L. Salvadori. Le prime venti pagine sono la lettera vera e propria, che contiene le valutazioni più personali dell’autore, di consenso e insieme di critica, e si conclude coll’invito a rimediare ai difetti e agli errori che la breve ma intensa vicenda politica del destinatario ha rivelato, e però a far tesoro dell’intuizione politica originaria e a «non mollare». Le successive cento sono un’analisi del contesto storico in cui quella vicenda si è svolta e degli avvenimenti di poco precedenti necessari per capirla, grossomodo a partire da Tangentopoli, dai primi anni Novanta a oggi. Si tratta di una vicenda in pieno svolgimento e i prossimi capitoli devono ancora essere scritti: la contesa in corso per la segreteria del Partito democratico, le elezioni politiche previste per il prossimo anno.


Massimo L. Salvadori, da grande storico, conosce bene la differenza tra una interpretazione esauriente e un saggio di intervento politico in medias res. Ed è nelle condizioni ideali per scriverlo: legato da una vita alle tradizioni della sinistra, straordinario conoscitore della storia italiana, non è stato né acriticamente favorevole, né pregiudizialmente ostile al tentativo di innovazione condotto da Matteo Renzi. Una condizione ideale, insieme alla facilità di lettura e alla gradevolezza dello stile, per una utile messa a punto destinata a lettori che non hanno molto tempo da dedicare ad analisi più dettagliate.


(continua a leggere su Corriere.it)

Fonte: Il Post