domenica 20 agosto 2017

Migliaia di persone hanno manifestato contro l’estrema destra a Boston

La tensione nel paese resta alta dopo le violenze a Charlottesville, in Virginia, della settimana scorsa, in cui una donna è rimasta uccisa, investita da un manifestante suprematista


Decine di migliaia di manifestanti anti-razzisti hanno marciato per opporsi alla manifestazione “Free Speech” di Boston, organizzata dall’estrema destra.

La tensione nel paese resta alta dopo le violenze a Charlottesville, in Virginia, della settimana scorsa, in cui una donna è rimasta uccisa, investita da un manifestante suprematista.

Il Boston Herald ha riferito che hanno preso parte alla marcia almeno 30mila persone.

Centinaia di poliziotti sono stati dispiegati per placare gli scontri che sono scoppiati più tardi tra alcuni poliziotti e i manifestanti. Sono state arrestate 33 persone.

I manifestanti anti-razzisti portavano con sé adesivi raffiguranti il volto della 32enne Heather Heyer, morta investita da un’auto a Charlottesville.

“È ora di fare qualcosa, siamo qui per unirci a coloro che resistono”, ha detto Katie Zipps.

La folla cantava: “Nessun nazista, nessun KKK, nessun fascista negli Stati Uniti!”, mostrando slogan come “Smettetela di spacciare il vostro razzismo per patriottismo”.

Il sindaco di Boston Marty Walsh ha ringraziato i contro-manifestanti, che hanno marciato per “per condividere il messaggio dell’amore, non dell’odio” e che hanno “combattuto contro i suprematisti bianchi e i nazisti che stanno arrivando nella nostra città”, ha detto.

Gli organizzatori della marcia “Free Speech” hanno affermato che è stato un errore paragonare la manifestazione di Boston a quella violenta di Charlottesville.

“Noi sosteniamo che ogni individuo ha diritto alla propria libertà di parola e difendiamo tale diritto umano fondamentale, non offriremo la nostra piattaforma al razzismo o al fanatismo”, ha scritto il gruppo su una pagina Facebook dedicata all’evento. “Denunziamo la politica della supremazia e della violenza”.

Alcuni degli speaker della marcia sono associati all’estrema destra.

Fonte: The Post Internazionale

Tre persone sono state espulse dall’Italia per motivi di sicurezza

Dall'inizio del 2017 il ministero dell'Interno ha già espulso 70 persone per motivi di pericolosità sociale

Credit: Corpo di polizia penitenziaria

Due cittadini marocchini e un cittadino siriano sono stati espulsi dal territorio nazionale per motivi di pericolosità sociale. A riferirlo è stato lo stesso ministero degli Interni, che nota come siano ormai 202 i cittadini stranieri riaccompagnati nel proprio paese dal 2015 a oggi.

Il primo dei rimpatriati è un uomo di 38 anni che era detenuto per reati comuni ed era stato denunciato dal proprio compagno di cella perché, a causa della sua visione integralista islamica, gli imponeva rigide regole che impedivano una civile convivenza.

La pericolosità dell’uomo, di cittadinanza marocchina, era stata classificata come di livello “Medio”, nell’ambito del programma di monitoraggio del Dipartimento di amministrazione penitenziaria.

Nell’aprile 2017, il livello di allerta intorno alle attività del detenuto era salito a “Alto”, quando il 38enne aveva esultato alla notizia della strage terroristica avvenuta a Stoccolma e che ucciso quattro persone, ferendone altre quindici.

Il secondo espulso è un altro cittadino marocchino di 31 anni, che nell’aprile 2016 si era presentato alla prefettura di Alessandria, proclamandosi seguace del sedicente Stato Islamico. L’uomo era stato segnalato alle autorità sanitarie per “turbe psichiche”.

Il 31 enne era stato inoltre fermato più volte dalle autorità per furti e altri reati contro il patrimonio. L’uomo, residente nella provincia di Alessandria, era stato inoltre arrestato il 4 luglio scorso per aver rubato un minibus della società di trasporto pubblico della città di Tortona e con il mezzo aveva percorso oltre 150 chilometri.

Così, subito dopo la scarcerazione per il furto del minibus, il cittadino marocchino è stato accompagnato in un Centro di permanenza per i rimpatri da cui è stato successivamente espulso.

Il terzo rimpatriato è un cittadino siriano che era stato arrestato nel 2015 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e che era stato sottoposto a obbligo di dimora presso la sede della cooperativa “Stella del Sud” di Brognaturo, in provincia di Vibo Valentia, in Calabria.

L’uomo aveva commentato positivamente l’attentato avvenuto a Manchester il 22 maggio 2017 e che ha causato la morte di 22 persone e il ferimento di altre 59. Inoltre, aveva anche tentato di convertire all’Islam un’operatrice del centro in cui aveva l’obbligo di risiedere.

Nel 2011, l’uomo aveva già ricevuto due decreti di espulsione, riuscendo ogni volta a evitare di essere rimpatriato.

Fonte: The Post Internazionale

Qual era il piano originale degli attentatori di Barcellona

Secondo le autorità spagnole, i due attacchi che hanno colpito la Catalogna, causando almeno 14 morti e 130 feriti, sono stati solo il piano B del gruppo terroristico operante nella penisola iberica

Credit: Reuters

Alle 23:37 di mercoledì 16 agosto, in una palazzina di Montecarlo de Alcanar Platja, nel comune di Montsià, a 200 chilometri da Barcellona, è avvenuta un’esplosione in cui sono morti due uomini e altre sette persone sono rimaste ferite.

Inizialmente le autorità spagnole non avevano riconosciuto l’accaduto come parte di un più ampio quadro che coinvolgeva il terrorismo internazionale. Soltanto in seguito all’attacco avvenuto sulle Ramblas di Barcellona la polizia catalana ha confermato un collegamento tra i due fatti.

Infatti, una volta perquisita la palazzina, vi sono state ritrovate almeno un centinaio di bombole di gas. Inoltre, nella cantina di quello che è stato riconosciuto come un covo terroristico, sono state rintracciate anche prove della presenza di un elemento chimico esplosivo, il TTAP, la cosiddetta “madre di Satana”, già utilizzato in altri attentati come quelli di Parigi, Manchester e Bruxelles.

Il secondo cadavere presente nella palazzina è stato ritrovato soltanto nella tarda serata di venerdì 18 agosto e potrebbe appartenere all’imam della città di Ripoll, Abdel Baki Essati, la cui abitazione è stata perquisita alla prime ore del mattino di sabato 19 agosto per raccogliere tracce di DNA proprio per confermare l’identità del corpo ritrovato.

Ma come mai tante bombole e tanto esplosivo? Secondo i media spagnoli, l’attentato con il furgone FIAT Toledo che ha travolto decine di persone a Barcellona, uccidendo anche tre italiani, è stato solo il piano B della cellula attiva in Catalogna.

I terroristi responsabili degli attacchi in Spagna stavano infatti progettando un altro tipo di attentato, che se eseguito nelle modalità ipotizzate dalle forze di sicurezza iberiche, avrebbe causato centinaia di vittime.

Josep Lluis Trapero, il capo della polizia autonoma catalana, ha detto infatti che l’ipotesi delle autorità è che i terroristi da tempo stessero preparando diversi attacchi prima che la loro base di Montecarlo de Alcanar Platja venisse distrutta.

Il ritrovamento delle bombole di gas butano all’interno della palazzina esplosa mercoledì 16 agosto è infatti un indizio della volontà compiere uno o più attentati dinamitardi se non di aggiungere una componente esplosiva all’attacco eseguito con i furgoni lanciati sulla folla.

“A causa dell’esplosione di Alcanar, l’attacco a Barcellona e quello a Cambrils sono stati eseguiti in maniera molto più rudimentale di quanto originariamente previsto”, ha detto Trapero. L’ipotesi della polizia trova conferme a fronte del ritrovamento di un secondo furgone, noleggiato dal medesimo gruppo responsabile degli attacchi avvenuti in Catalogna.

Intorno alle 18:30 del 17 agosto infatti, la polizia ha ritrovato un camioncino nella città di Vic, a 80 chilometri a nord di Barcellona. Secondo le autorità però, i terroristi cercavano un furgone più grande di quelli noleggiati.

Mercoledì 16 agosto, poche ore prima dell’esplosione nel covo, i due ricercati Mohamed Hychami e Youness Abouyaaqoub hanno infatti chiesto all’autonoleggio di Santa Perpetua de Mogoda di prendere a noleggio un furgone di grandi dimensioni. I dipendenti dell’azienda hanno però rifiutato di consegnare un mezzo pesante a due ragazzi tanto giovani, che alla fine hanno scelto due Fiat Toledo.

Uno sarà ritrovato appunto parcheggiato a Vic, l’altro, secondo le autorità iberiche, sarà invece quello utilizzato da Abouyaaqoub per uccidere decine di persone sulle Ramblas di Barcellona.

Se caricato con bombole di gas innescate con l’esplosivo TTAP, un camion avrebbe causato un’esplosione che avrebbe potuto uccidere centinaia di persone. Secondo le autorità, il quantitativo di esplosivo nella disponibilità del gruppo era sufficiente per armare ben tre veicoli.

La distruzione del covo di Montecarlo de Alcanar Platja deve aver fatto cambiare i piani degli autori degli attentati, che hanno così optato per una diversa modalità di attacco.

Questo metodo corrisponde infatti ai consigli forniti dal sedicente Stato Islamico, secondo cui per compiere un attentato non è necessario preparare bombe o sparare sulla folla ma basta noleggiare autocarri o altri veicoli di grandi dimensioni per investire le vittime in luoghi pubblici affollati.

Un video propagandistico del 2014 prodotto dal sedicente Stato islamico incoraggiava per esempio i simpatizzanti francesi del gruppo a utilizzare automobili per uccidere civili, agenti di polizia e soldati che pattugliano le strade.

A questo punto allora il gruppo decide di colpire con i veicoli a disposizione luoghi affollati, anche se non è chiaro perché uno dei due mezzi noleggiati sia stato lasciato nella città di Vic.

Così, intorno alle ore 17 di giovedì 17 agosto, un FIAT Toledo bianco, guidato da un appartenente alla cellula terroristica, travolge la folla sulle Ramblas di Barcellona dopo aver percorso almeno 530 metri a una velocità media di 80 chilometri orari, causando almeno 13 morti, di cui tre italiani, e 130 feriti.

Altri cinque terroristi invece, a bordo di un’Audi A3 nera, all’una e 10 della notte tra il 17 e il 18 agosto, si lanciano contro la folla sul lungomare di Cambrils, a 120 chilometri a sud di Barcelona. L’auto si ribalta durante la corsa e gli uomini cercano di fuggire.

Gli attentatori indossano delle finte cinture esplosive e nell’auto hanno un’ascia e diversi coltelli e vengono fermati dall’intervento di alcuni poliziotti presenti al di fuori del locale circolo nautico.

Ne segue così un confitto a fuoco durante il quale gli agenti uccidono i quattro attentatori e ferendone un quinto, morto successivamente in ospedale. Nell’attacco morirà poi anche una donna e sette persone, tra cui un agente di polizia, resteranno ferite.

Così, dei finora quattordici accusati di far parte della cellula che ha operato in Spagna, cinque sono stati già uccisi dalla polizia nella sparatoria di Cambrils e due sono morti nell’esplosione avvenuta nel covo di Montecarlo de Alcanar Platja, durante la preparazione degli ordigni. Quattro persone sono invece già state arrestate e tre sono attualmente ancora ricercate.

Nonostante i latitanti ancora in fuga, secondo il ministro dell’Interno spagnolo, Juan Ignacio Zoido, la cellula è stata completamente smantellata.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 18 agosto 2017

Attentato a Barcellona: le cose che sappiamo con certezza

Un furgone ha investito la folla: ci sono almeno 13 morti e più di 100 feriti, la polizia ha arrestato due persone ma si cerca ancora l'autista

(AP Photo/Manu Fernandez)

  • Poco dopo le 17 un furgone bianco probabilmente a noleggio ha investito la folla sulla Rambla, la via più famosa e turistica di Barcellona, vicino a Plaza Cataluña.
  • La polizia catalana finora ha confermato 13 morti e più di 100 feriti, di cui almeno 15 gravi. L’attacco è trattato dalle autorità come un attentato terroristico.
  • Lo Stato Islamico (o ISIS) ha rivendicato l’attentato a Barcellona tramite un comunicato diffuso dall’agenzia Amaq.
  • Dopo l’attentato, la persona che guidava il furgone, non ancora ufficialmente identificata, è scappata a piedi. I giornali spagnoli hanno inizialmente scritto che c’era una persona trincerata in un bar non lontano dalla zona dell’attacco, ma la polizia ha smentito la cosa.
  • La polizia ha detto di aver arrestato due persone, ma che nessuna delle due è il conducente del furgone. Le due persone, una nata a Melilla e l’altra di origini marocchine, sono state arrestate in due città poco distanti da Barcellona.
  • Il cittadino marocchino si chiama Driss Oukabir, vive a Girona, in Spagna, ed era arrivato domenica 13 agosto dal Marocco. Oukabir è stato arrestato a Ripoll. Della seconda persona, quella di Melilla, si sa solo che è stata arrestata ad Alcanar.
  • Dopo l’attentato una Ford Focus ha forzato un posto di blocco su una strada per portava fuori da Barcellona: ha investito due agenti ed è scappata. La polizia ha detto che il conducente è poi “stato localizzato” a Sant Just Desvern: è morto, ma non si capisce se perché colpito dalla polizia. Non è confermato comunque che questa persona c’entri con l’attentato.
  • Nella città di Vic, circa 70 chilometri a nord di Barcellona, la polizia ha trovato un secondo furgone bianco che potrebbe essere stato impiegato nell’attacco. Non è chiaro però come, e nemmeno perché sia stato trovato così lontano dal luogo dell’attentato.
  • La polizia ha detto che un’esplosione avvenuta ieri notte in un’abitazione di Alcanar, a sud di Tarragona, è legata all’attentato, ma non ha spiegato in che modo. Nell’esplosione, una persona è morta.
  • Nelle prime ore di venerdì la polizia ha ucciso cinque presunti terroristi a Cambrils, a circa 120 chilometri da Barcellona. Secondo la polizia, le cinque persone avevano guidato una macchina contro i pedoni sul lungomare di Cambrils e indossavano quelle che sembravano essere delle cinture esplosive. Sette persone sono state ferite dai terroristi, tra cui un poliziotto; due in modo grave. 

Fonte: Il Post

giovedì 17 agosto 2017

L’Austria invia 70 militari al confine con il Brennero per i controlli sull’immigrazione

I soldati saranno utilizzati per coadiuvare le forze di polizia, ma per il ministero dell'Interno italiano è una “misura ingiustificata”


Il comandante militare territoriale del Tirolo, Herbert Bauer, ha annunciato in una conferenza stampa che l’Austria sta inviando 70 militari al confine del Brennero per “aiutare la polizia nei controlli, anche sull’immigrazione”.

“Ciò non significa che al Brennero saranno messi in azione i carri armati”, ha spiegato il capo della polizia locale Helmut Tomac.

Rispetto ai toni delle ultime settimane, durante le quali si era ipotizzato l’utilizzo dei panzer per azioni repressive alla frontiera italo-austriaca, l’Austria ha deciso di agire in maniera più leggera, annunciando l’invio dei militari per coadiuvare le forze di polizia. Ma per il ministero dell’Interno italiano questa decisione è una “misura ingiustificata”.

Lo stesso ministro Marco Minniti ha spiegato che la situazione al confine è assolutamente tranquilla.

“Gli ingressi alla frontiera italo-austriaca sono in calo, complice la diminuzione degli sbarchi e i maggiori controlli. Sono stati 4.463 gli immigrati irregolari fermati dalla polizia tirolese fino ai primi di agosto, nel 2016 erano 7.749”, ha spiegato Minniti in conferenza stampa.

Nei primi sette mesi del 2017, alla frontiera italo-austriaca è stato inibito l’ingresso sul territorio nazionale a 1.200 cittadini stranieri, che dimostrano come i maggiori movimenti migratori siano dall’Austria verso l’Italia.

Per questo motivo, secondo La Stampa, Minniti avrebbe chiesto al Dipartimento della Polizia di Stato di fare un passo verso i propri omologhi austriaci, perché iniziative “unilaterali” come queste “rischiano di pregiudicare il positivo lavoro di cooperazione che quotidianamente viene svolto”.

Il Viminale, inoltre, sottolinea con dati come l’Austria a tutt’oggi non abbia accolto neanche un richiedente asilo, quando il primo ministro Wolfgang Sobotka, a marzo 2017, aveva annunciato l’impegno del governo di Vienna ad accettarne da Grecia e Italia.

Inoltre, secondo i dati diffusi dal Viminale, al 10 agosto i richiedenti asilo ricollocati sono 8.129, di cui 759 minori. Il paese che ne ha accolti di più è la Germania con 3.215, davanti a Norvegia (816), Svizzera (751), Paesi Bassi (714), Finlandia (707), Svezia (513), Francia (330), Portogallo (302), Belgio (259) e Spagna (168).

Fonte: The Post Internazionale

61 sospetti piromani sono stati arrestati in Portogallo

Il bilancio delle vittime degli incendi nel 2017 è stato il più grave dell'ultimo decennio. Oltre 141mila ettari di terreno sono andati distrutti e almeno 64 persone sono morte a causa delle fiamme divampate in tutto il paese


Mercoledì 16 agosto, la polizia portoghese ha dichiarato di aver arrestato 61 sospetti piromani dall’inizio dell’anno. Gli incendi nel paese iberico sono in aumento e le cifre mostrano che il bilancio delle vittime nel 2017 è stato il più grave dal 2003.

Secondo i funzionari della protezione civile locale, gli incendi di quest’anno, in Portogallo, oltre ad aver ucciso più di 60 persone e ad averne ferito centinaia, hanno distrutto 141mila ettari di boschi e terreni.

Un risultato tre volte superiore alla media dell’ultimo decennio. “Le eccezionali condizioni di calore e siccità, accompagnate da forti venti, hanno contribuito alla propagazione delle fiamme”, ha detto all’agenzia di stampa statunitense Associated Press, Rui Esteves, a capo della protezione civile portoghese.

I vigili del fuoco hanno dovuto affrontare più di 10mila incendi nel solo 2017, duemila e cinquecento in più rispetto allo stesso periodo del 2016.

Anche se non è stato ancora raggiunto il record di 426mila ettari distrutti nel 2003, gli incendi del 2017 hanno causato più vittime.

Le fiamme divampate a metà giugno vicino Pedrogao Grande, nel centro del paese, hanno ucciso almeno 64 persone e ne hanno ferite oltre 250. Alcuni delle vittime sono state sorprese dall’incendio mentre si trovavano nelle proprie auto e non hanno potuto fuggire dalle fiamme.

Un’altra ondata di incendi tra luglio e agosto ha ferito almeno 74 persone, sei delle quali in modo grave, costringendo i servizi di emergenza del Portogallo a chiedere l’aiuto della comunità internazionale.

Al momento quasi 700 vigili del fuoco, 200 mezzi di soccorso e una dozzina di Canadair stanno cercando di spegnere due grandi incendi che bruciano nelle regioni centrali di Santarem e Castelo Branco.

Fonte: The Post Internazionale

La Spagna ha salvato 600 migranti in 24 ore

Secondo l'Organizzazione internazionale delle migrazioni, nel 2017 la Spagna potrebbe superare la Grecia per numero di arrivi via mare

Reuters

La guardia costiera spagnola dice di aver salvato 600 migranti provenienti dal Marocco in un periodo di tempo di 24 ore.

I migranti salvati erano su 15 imbarcazioni inclusi pedalò e moto d’acqua. Tra le persone tratte in salvo, 35 bambini e un neonato.

Secondo l’Onu, dall’inizio del 2017 a oggi, in Spagna sono arrivate più di 9mila persone: il triplo di quelle giunte lo scorso anno.

Si ritiene che oltre 120 persone siano annegate tentando di attraversare il mare. L’Organizzazione internazionale delle migrazioni dell’Onu ritiene che il numero di migranti che giungono via mare in Spagna potrebbe superare quello della Grecia.

La maggior parte arriva attraversando i 12 chilometri dello Stretto di Gibilterra e molti di questi migranti scelgono imbarcazioni a basso costo, senza motori, che permettono di evitare il circuito dei trafficanti di persone e le loro richieste economiche.

Come ha dichiarato un corrispondente della Bbc presso la città spagnola di Tarifa, alcuni migranti usano i social media per contattare le autorità spagnole e informarle della loro posizione una volta che sono in acque territoriali.

Tuttavia, un numero molto più grande, quasi 100mila persone, ha attraversato la Libia per giungere in Italia dall’inizio dell’anno. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, 2.242 persone sono morte su quella rotta.

Nel mese di giugno, circa 5mila persone sono state salvate in un solo giorno nel Mediterraneo al largo della Libia, ha detto la guardia costiera italiana.

Fonte: The Post Internazionale

mercoledì 16 agosto 2017

Il presidente della Sierra Leone ha chiesto aiuto alla comunità internazionale per la frana avvenuta nella capitale

Lunedì 14 agosto, il disastro provocato dalle forti piogge aveva causato la morte di centinaia di persone nella città di Freetown e in diverse altre aree del paese, uno dei più poveri del continente 

Credit: Reuters

Si è aggravato il bilancio delle vittime della frana di fango avvenuta a Freetown, capitale della Sierra Leone. I morti sono almeno 400, di cui oltre un centinaio sono minori. A riferirlo sono fonti ufficiali del governo. Le autorità intanto stanno continuando a prestare soccorso ai feriti tra le macerie.

Ernest Bai Koroma presidente della Sierra Leone ha quindi chiesto alla comunità internazionale di aiutare il proprio paese ad affrontare l’alluvione causata dalle forti piogge intervenute nei giorni scorsi e che hanno causato almeno 400 vittime e oltre 600 dispersi.

“Siamo stati sopraffatti dal disastro”, ha detto il presidente Koroma. “La Sierra Leone ha urgente bisogno di aiuto”. “Abbiamo già recuperato 400 corpi ma le previsioni ci fanno temere almeno 500 vittime”, ha aggiunto il presidente.

Diversi governi tra cui quello di Israele, del Regno Unito e la Commissione europea hanno già dichiarato il loro pieno sostegno al paese africano.

Lunedì 14 agosto, una frana provocata dalle forti piogge aveva causato la morte di centinaia di persone nella città di Freetown e in diverse altre aree del paese, uno dei più poveri del continente.

La situazione peggiore però è proprio quella della capitale, dove le abbondanti precipitazioni hanno fatto crollare un’intera collina della città. La frana di fango ha così travolto le abitazioni, abusive, costruite sulle sue pendici.

Le inondazioni non sono insolite in Sierra Leone, dove spesso le abitazioni costruite in economia vengono spazzate via dalle forti precipitazioni. Nel 2015, a Freetown sono morte dieci persone per alcune frane causate da un’alluvione.

Fonte: The Post Internazionale