sabato 30 luglio 2016

È morta Anna Marchesini

Aveva 62 anni ed era una nota attrice italiana, conosciuta soprattutto per aver fatto parte del "Trio" con Solenghi e Lopez: soffriva da anni di artrite reumatoide

Anna Marchesini nel 2008 (Alessandra di Meo/ANSA)

Anna Marchesini, famosa attrice di teatro italiana, è morta oggi all’età di 62 anni. La notizia è stata comunicata dal fratello Gianni questa mattina su Facebook. Marchesini, che era diventata famosa negli anni Ottanta insieme a Tullio Solenghi e Massimo Lopez, con i quali formava il gruppo comico conosciuto come “Trio”, era malata da molto tempo di artrite reumatoide, una malattia che colpisce le articolazioni, e nel 2014 era apparsa in televisione per l’ultima volta, ospite del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, su Raitre.



Marchesini si diplomò all’accademia d’Arte drammatica Silvio d’Amico di Roma nel 1979, ma aveva debuttato in teatro ancora prima, nel 1976, quando era ancora un’allieva. Oltre al teatro, nei primi anni Ottanta Marchesini iniziò anche a lavorare come doppiatrice di cartoni animati, e negli anni successivi anche di note serie televisive. Nel 1982 iniziò a lavorare con Tullio Solenghi e Massimo Lopez, come autrice, attrice e regista, ottenendo un grande successo. Il Trio esordì in radio con lo spettacolo di Radio 2 Helzapoppin e negli anni successivi partecipò a diversi varietà televisivi, come Tastomatto, Domenica In e Fantastico. Nel 1986, nel 1987 e nel 1989 fecero anche parte del cast del Festival di Sanermo. Il Trio si sciolse nel 1994 e Marchesini continuò a lavorare per un breve periodo solo con Solenghi, per poi proseguire per conto suo la carriera teatrale. Continuò anche ad avere dei ruoli in diversi programmi televisivi della Rai, come Quelli che il calcio e La posta del cuore.





Marchesini si sposò nel 1991 con l’attore Paki Valente, e nel 1992 i due ebbero una figlia, Virginia. Nel 2006 Marchesini dovette annullare tutti i suoi impegni a causa di un attacco di artrite reumatoide, per cui si assentò dalla scene per molto tempo. Scrisse quattro libri: l’ultimo, Moscerine, in cui parlò della sua malattia, venne pubblicato nel 2013.

Fonte: Il Post

Attacchi informatici sulla campagna di Hillary Clinton

I russi avrebbero violato i sistemi del partito democratico per influenzare le presidenziali dell'8 novembre, ma non ci sono pericoli per la sicurezza nazionale

Il candidato presidenziale democratico. Credit: Carlos Barrio

Un network informatico usato nella campagna elettorale della candidata democratica Hillary Clinton è stato violato venerdì 29 luglio 2016.

Quest’ultimo attacco cibernetico ne segue altri due che hanno colpito il Comitato nazionale democratico e il comitato per la raccolta fondi del partito.

“Il nostro sistema informatico per la campagna è stato esaminato da esperti di cyber sicurezza che non hanno trovato prove che i nostri sistemi interni siano compromessi”, ha dichiarato il portavoce della campagna di Clinton, Nick Merrill.

Gli hacker hanno violato il programma di analisi per cinque giorni, ma non hanno avuto accesso a dati sensibili. Il dipartimento di Giustizia, tuttavia, sta verificando se gli attacchi cibernetici sul partito democratico rappresentino una minaccia per la sicurezza nazionale.

Il coinvolgimento del dipartimento potrebbe indicare che l’amministrazione americana sospetta ci sia uno stato dietro agli episodi. Infatti, i funzionari dell’intelligence americana ritengono che gli hacker siano russi. Inoltre, si pensa che la Russia abbia pianificato la diffusione di email del partito democratico per influenzare le elezioni presidenziali, che si terranno il prossimo 8 novembre. Tuttavia, il sistema email privato che Clinton utilizzava quando era segretario di Stato non è stato violato.

Nel frattempo, il candidato presidenziale repubblicano Donald Trump ha pubblicamente invitato i russi a diffondere le email di Clinton, richiesta cui i democratici hanno risposto dicendo che Trump invita gli stranieri a spiare gli americani sottovalutando il fatto che queste intrusioni minacciano la sicurezza nazionale.

L’attribuzione alla Russia delle violazioni informatiche potrebbe compromettere gli attuali sforzi del segretario di Stato John Kerry per ottenere la cooperazione di Mosca nella guerra al sedicente Stato islamico in Siria.

Funzionari americani sostengono che l’amministrazione Obama tema che il presidente russo Vladimir Putin possa reagire ad accuse pubbliche intensificando gli attacchi cibernetici su obiettivi americani e le manovre militari nel Mar Baltico e Mar Nero.

Fonte: The Post Internazionale

Bomba su un ospedale pediatrico in Siria

Un raid aereo ha colpito una struttura ospedaliera gestita da Save the Children, provocando la morte di due persone e il ferimento di altre tre

Una parte dell'ospedale pediatrico colpito da un raid aereo a Idlib, nel nordest della Siria. Credit: Save the Children

Venerdì 29 luglio, un attacco aereo ha colpito un ospedale pediatrico supportato da Save the Children nel nordovest della Siria, provocando la morte di persone e l'uccisione di altre tre.

Syria Relief, un'agenzia di aiuti umanitari che gestisce la struttura ha riferito che le persone rimaste uccise nel raid aereo erano parenti di alcuni pazienti ricoverati, mentre Save the Children ha precisato che la bomba ha colpito l'ingresso dell'ospedale nella provincia di Idlib.

Le immagini diffuse mostrano una parte dell'edificio sventrato, anche se non è chiaro chi abbia effettuato l'attacco. Save the Children ha inoltre sottolineato che l'ospedale colpito è il più grande nella zona.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani, il gruppo di monitoraggio con sede nel Regno Unito ma che si serve di numerose fonti sul campo, ha riferito che anche una sede della protezione civile che sorge accanto alla struttura ospedaliera è stata danneggiata.

Fonte: The Post Internazionale

L'esercito turco ha ucciso 35 miliziani curdi

Gli uomini del Pkk avevano tentato una sortita in una base militare nel sudest del paese dove gli insorti combattono una sanguinosa battaglia contro Ankara

Un soldato turco in un carro armato a Diyarbakir, nel sudest della Turchia. Credit: Osman Orsal

L’esercito turco ha ucciso 35 miliziani curdi che avevano tentato una sortita in una base militare nella provincia sudorientale di Hakkari nelle prime ore del mattino di sabato 30 luglio 2016.

L’attacco notturno si è svolto qualche ora dopo alcuni scontri tra i soldati e i militanti del Pkk nel distretto di Cukurca, nel quale sono rimasti uccisi otto militari e feriti 25.

I miliziani hanno tentato l’assalto con tre diversi gruppi, ma sono stati individuati dalla ricognizione aerea. L’esercito ha allora lanciato un’operazione aerea che ha ucciso 23 di loro, mentre altri quattro sono morti in seguito all’intervento da terra.

Gli otto rimanenti erano rimasti uccisi negli scontri di Cukurca di venerdì.

L’esercito turco, il secondo per grandezza all’interno della Nato, si sta scontrando con gli insorti nella regione a maggioranza curda nel sudest del paese, mentre i suoi vertici sono in piena ristrutturazione dopo il tentativo di colpo di stato che si è consumato nella notte tra il 15 e il 16 luglio.

Giovedì, 99 colonnelli sono stati promossi al rango di generale o ammiraglio e circa 1.700 persone sono state congedate con disonore per il loro presunto ruolo nel golpe. Circa il 40 per cento dei generali e ammiragli delle forze armate turche è stato espulso in seguito alle purghe volute da Erdogan.

Nel sudest, le forze di Ankara hanno condotto frequenti raid aerei dopo che l’estate scorsa è collassata una tregua con il Pkk durata appena due anni e mezzo.

Migliaia di miliziani e centinaia di civili e soldati sono stati uccisi da allora. Alcune città curde sono adesso intrappolate nella peggior spirale di violenza dagli anni Novanta.

Oltre 40mila persone sono morte nel conflitto interno da quando il Pkk, considerato organizzazione terrorista da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea, ha dato vita alla sua insurrezione nel 1984.

Fonte: The Post Internazionale

venerdì 29 luglio 2016

È morta Marta Marzotto

Aveva 85 anni ed è sempre stata considerata un'icona di eleganza


Il 29 luglio è morta all'età di 85 anni, presso la clinica La Madonnina di Milano, la stilista, ex modella e animatrice di numerosi salotti, Marta Marzotto.

Nata nel 1931 a Reggio Emilia, figlia di un casellante e di una mondina, crebbe presso la città lombarda di Mortara. Dopo aver lavorato come mondina prima e come sarta poi, conosce presso la sartoria Aguzzi di Milano il conte Umberto Marzotto, esponente della nota famiglia di industriali tessili, con cui inizia una relazione e si sposa nel 1954.

Dal loro matrimonio nacquero cinque figli. Dopo il divorzio, la Marzotto continuò a usare il cognome dell'ex marito.

Più avanti intraprese una relazione con il pittore Renato Guttuso, che la rappresentò in numerose sue opere.

Marta Marzotto è nota, oltre che per il suo lavoro di modella e stilista, come grande animatrice di numerosi salotti ed eventi mondani e per la sua eleganza che la ha resa un'icona di quest'ambito.

Fonte: The Post Internazionale

Erdogan vuole il controllo diretto di esercito e servizi segreti

La proposta sarebbe un'ulteriore contromisura in seguito al fallito golpe dello scorso 15 luglio


Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vuole che l'esercito e i servizi segreti siano posti sotto il suo diretto controllo come contromisura in seguito al tentativo di colpo di stato avvenuto in Turchia lo scorso 15 luglio.

La notizia è stata riportata in seguito alla riunione durata oltre cinque ore del Supremo consiglio militare turco - presieduto dal primo ministro Binali Yildirim -, svoltasi il 29 luglio, e dopo che oltre 1.700 militari che hanno preso parte al tentativo di colpo di stato sono stati rimossi dai propri incarichi.

Secondo quanto reso noto dal portavoce di Erdogan, Ibrahim Kalin, al momento sono stati approvati solo pochi cambi ai vertici delle forze armate, il cui capo è stato confermato nella figura del generale Hulusi Akar.

La Turchia ha accusato il leader islamico Fetullah Gulen - che si trova in esilio volontario negli Stati Uniti - di essere stato l'ideatore del tentativo di golpe, e per questa ragione molti personaggi pubblici considerati vicini a lui sono stati rimossi dai loro incarichi o messi sotto inchiesta.

Un parlamentare ha riferito all'agenzia Reuters che adesso Erdogan discuterà con i partiti di opposizione la possibilità di prendere sotto il proprio diretto controllo l'esercito e i servizi segreti come ulteriore contromisura a seguito del tentativo di colpo di stato.

Il ministro della Giustizia Bekiz Bogdaz, invece, ha chiesto ufficialmente agli Stati Uniti l'estradizione di Fetullah Gulen in quanto mente del golpe, ma Washington ha replicato di non essere intenzionata a farlo se non verranno fornite prove a riguardo. Gulen, dal canto suo, ha negato ogni coinvolgimento nei fatti del 15 luglio.

Fonte: The Post Internazionale

L'ultimo giorno della convention democratica

Hillary Clinton ha tenuto il suo discorso con cui ha accettato la nomination a candidata alla Casa Bianca dei democratici

di Iacopo Luzi

Hillary Clinton, Bill Clinton, Tim Kaine e la moglie Anne. Credit: Gary Cameron

Hilary Clinton ha accettato la nomina come candidato democratico per la presidenza degli Stati Uniti durante l'ultimo giorno della convention del suo partito a Filadelfia. E facendolo, è entrata nella storia diventando la prima donna a essere candidata alla Casa Bianca.

La quarta giornata della Convention Nazionale dei Democratici sembrava ovattata, come se tutti fossero in attesa di qualcosa. Nemmeno la voce della celebre cantante Kate Perry, chiamata a esibirsi sul palco, sembrava aver sortito qualche effetto.

In fondo, era chiaro fin dal primo pomeriggio: tutti aspettavano Hilary Clinton e nessun’altro.

Con più di 30 milioni di americani sintonizzati per ascoltare il discorso della candidata democratica, senza contare tutti quelli presenti sui social network, la tensione si poteva percepire nell’aria.

Probabilmente anche Hilary Clinton deve averla sentita, ma ciò non le ha permesso di tenere uno discorso che probabilmente ha legittimato la sua candidatura in maniera definitiva, conferendo un’unità d’intenti fra le fila del partito democratico.

“E’ il momento della resa dei conti”, ha dichiarato la Clinton che, attraverso un discorso concreto e senza mezzi termini, si è proposta come la candidata di tutti quanti gli americani. Una patriota pronta a battersi per chiunque, pronta a tutelare tutte le minoranze e pronta a trovare soluzioni per risolvere i problemi che affliggono gli Stati Uniti oggi, dalla violenza armata alla minaccia del terrorismo interno e internazionale. 

Eppure Hilary Clinton ha precisato come da sola non potrà fare nulla, e che solo uniti, insieme a lei, gli americani potranno essere più forti.

Al contrario di Trump, che si è da sempre eretto a paladino in grado di risolvere da solo tutto quanto, la Clinton ha ammesso che da soli nulla è possibile. “Solo se lavoriamo tutti insieme, possiamo innalzarci”, ha dichiarato la Clinton di fronte un Wells Fargo Center gremito che spesso ha interrotto l’ex segretario di Stato, intonando il suo nome più e più volte.

Hilary Clinton ha anche criticato aspramente Donald Trump, accusandolo di voler dividere gli americani, di fomentare l’odio e di non essere una persona affidabile né un candidato rispettabile, tanto da non essere in grado nemmeno di pagare le proprie tasse per intero.

In particolare, la Clinton ha affermato che non c’è alcun bisogno di rendere l’America grande di nuovo, riferendosi palesemente al leitmotiv trumpiano “Make America Great Again”, perché l’America è già grande di per sé. Deve solo impegnarsi per fronteggiare i problemi in maniera unita e trovare soluzioni concrete. 

Riferendosi a Trump: “Lui vuole farci avere paura del futuro e del prossimo. Beh, un grande presidente democratico, Franklin Delano Roosevelt, più di 80 anni fa ha già perfettamente risposto a Trump, in un tempo in cui le cose erano molto più pericolose. ‘L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa.’”

Hilary Clinton, introdotta dalla figlia Chelsea che ne ha decantato le lodi come madre e donna, ha voluto specificare come un futuro migliore per gli Stati Uniti sia possibile e che il progresso è a portata di mano. 

Non sono mancati anche alcuni picchi d’ironia, come quando Hilary Clinton ha esortato Trump ha produrre le cose in America, se proprio vuole fare l’America grande di nuovo. Chiaro riferimento al fatto che molte attività dell’imprenditore newyorkese realizzano i propri prodotti all’estero.

Attacco migliore: “Immaginatelo nello Studio Ovale mentre fronteggia una vera crisi. Un uomo che s’infuria per un tweet non può essere una persona a cui si possono affidare delle armi nucleari.”

In molti temevano che la Clinton non sarebbe andata oltre un discorso in cui dichiarava di essere la candidata giusta per la presidenza degli Stati Uniti, in quanto donna e, soprattutto, in quanto non Donald Trump. Al contrario, nei suoi 60 minuti di speech, la Clinton si è dimostrata estremamente pragmatica, proponendo idee e azioni concrete.

Ad esempio, riferendosi alla crisi economica che ha attanagliato gli States, “Wall Street, le corporazioni e i super-ricchi inizieranno a pagare le tasse che gli spettano.”

Probabilmente Hilary Clinton si è anche snaturata, andando al di là del suo rigore e della sua formalità, coinvolgendo il pubblico e proponendo uno stile inusuale, accattivante, persino aggressivo. Eppure ha sortito effetto. Un’occasione per dimostrare qualcosa di diverso, un vero e proprio reset del suo personaggio. Ma senza fingere di essere qualcun altro.

Certo, va detto, che la Clinton ha mancato d’intensità nel suo discorso e il miracolo non si è compiuto. Non è mai stata una grande speaker e anche stasera l’ha confermato. Eppure, attraverso la solidità e concretezza delle sue parole, potrebbe aver convinto molte persone a votare per lei.

Basti pensare ai dettagli che ha elencato, come quando ha parlato del problema delle armi in America: “Non sono qui per ripudiare il Secondo Emendamento. Non sono qui per portarvi via le vostre armi. Voglio soltanto evitare che qualcuno che non dovrebbe minimamente possederne una vi possa sparare.”

Degno di nota una frase riguardante la natura della sua candidatura: “Quando ogni barriera è caduta in America, è chiara qual è la via da seguire per tutti quanti. D’altronde, quando non esiste più un tetto, solo il cielo è il limite.”

La Convention si conclude con il discorso della Clinton che probabilmente vede la sua figura finalmente legittimata all’interno del partito. Dopo giorni di proteste e contestazioni da parte dei supporters di Bernie Sanders, finalmente la Clinton ha ottenuto ciò che sperava: essere il simbolo unico del Partito Democratico.

Che poi lo sia diventato per davvero oppure no, questo è ancora tutto da vedere.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 28 luglio 2016

Le Monde e altre testate francesi non pubblicheranno più foto di terroristi

Il quotidiano d’oltralpe sostiene che tutti gli elementi della società dovranno essere coinvolti nella lotta al terrorismo, in particolare i media

Una copertina di Le Monde. Credit: Le Monde

Il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato ieri 27 luglio un editoriale del direttore Jérôme Fenoglio in cui, tra le altre cose, il giornale annuncia la sua volontà di non pubblicare più immagini ritraenti responsabili di attacchi terroristici, per evitare ogni tipo di “glorificazione postuma”.

Dopo l'ultimo omicidio, quello di un anziano sacerdote in una chiesa vicino a Rouen da parte di due uomini che avevano giurato fedeltà allo Stato islamico, il quotidiano d’Oltralpe ha titolato il suo editoriale "Resistere alla strategia di odio", sostenendo che tutti gli elementi della società dovranno essere coinvolti nella lotta al terrorismo, in particolare i media.

Già in passato Le Monde aveva attuato strategie simboliche di contrasto del terrorismo attraverso scelte editoriali precise: inizialmente non pubblicando immagini provenienti da documenti di propaganda dell’Isis, e ora con la scelta di non offrire pubblicità ai volti dei terroristi. Secondo il direttore Fenoglio, “lo dobbiamo alla memoria di padre Jacques Hamel, assassinato nella sua chiesa”.

La stazione televisiva BFM-TV e il giornale cattolico La Croix hanno dichiarato di aver scelto la stessa linea di condotta. "Abbiamo preso la decisione di non mostrare più immagini dei terroristi fino a nuovo avviso", ha detto il direttore di BFM-TV Hervé Beroud.

La stessa cosa farà Radio Europe 1, ed è previsto che anche il canale televisivo France 24 faccia lo stesso.

Fonte: The Post Internazionale