sabato 20 dicembre 2014

Discarica dei veleni a Bussi, tutti assolti

I pm di Pescara avevano chiesto pene da 4 a 12 anni. La scoperta della discarica più grande d'Europa, 25 ettari di rifiuti tossici, risale al 2007


Tutti assolti i 19 imputati a processo in Corte d’assise di Chieti per le discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi sul Tirino (Pescara). Per il reato di avvelenamento il fatto non sussiste, mentre per il reato di disastro ambientale derubricato in disastro colposo non si è proceduto per intervenuta prescrizione: questa la sentenza emessa oggi pomeriggio dal giudice Camillo Romandini. I 19 imputati sono quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison: i pm del tribunale di Pescara Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini avevano chiesto 18 condanne e un’assoluzione e pene da 4 a 12 anni e otto mesi. La scoperta della discarica più grande d’Europa – 25 ettari di rifiuti tossici – risale al 2007 dopo più di un anno di indagini del Corpo forestale dello Stato avviate a seguito del ritrovamento nel fiume Pescara di considerevoli quantità di clorometanoderivati.


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LA REAZIONE – «Il disastro ce l’abbiamo, esiste, e ce lo teniamo». Queste le parole di Augusto De Sanctis attivista portavoce del Forum Acque Abruzzo tra i primi a denunciare la discarica di Bussi: «Non ci sono colpevoli pur di fronte all’acqua avvelenata e a un disastro accertato. Chiedo quindi la riapertura dei pozzi Sant’Angelo, a valle della megadiscarica, che furono chiusi nel 2007 dopo le nostre battaglie, quelli che ancora oggi inquinano, perché evidentemente non sono un reato»

Fonte: Giornalettismo

venerdì 19 dicembre 2014

#IOnonMIammazzo, la protesta dei commercianti in crisi. «Disubbidienza fiscale ad oltranza, ma non siamo evasori»



«La pressione fiscale è arrivata al 70 per cento, e devo scegliere se pagare le tasse o dare da mangiare ai miei figli. Ma non farò mai un gesto estremo». Spiega così la sua protesta Pippo Barresi, commerciante 54enne di Scordia. Pochi giorni fa, fotografandosi con un cartello in mano, ha lanciato l'hashtag. E da due giorni è nata una pagina Facebook per sostenere la protesta, che ha già raccolto oltre 500 like

«Vorrei pagare le tasse, ma non posso. Ho un piccolo chiosco bar in centro, e la pressione fiscale è arrivata al 70 per cento». Pippo Barresi, 54 anni, commerciante di Scordia, spiega così la sua protesta, lanciata a fine novembre «dopo l'aumento della Tari, la tassa sulla spazzatura, del 110 per cento». Un episodio che, dopo mesi di crisi e proteste contro la gestione dei rifiuti e la dichiarazione di dissesto del Comune del Catanese, è sfociata in una foto con un cartello in mano, diffusa via Facebook, che recita, con un hashtag, «#IOnonMIammazzo». Un segnale di arresa, contro «i privilegi della classe politica che ci governa, vera protagonista di questa crisi economica», ma anche di speranza. «Appena potrò pagare, pagherò tutte le tasse: io non farò mai un gesto estremo, sono un padre di famiglia, un nonno. Ma fino a quel momento - prosegue Barresi - mi appello all'articolo 53 della Costituzione e all'articolo 54 del codice penale: "Non è punibile chi ha commesso un atto in stato di necessità". E io al momento non posso pagare».

Barresi si definisce «un fervente attivista del Movimento 5 stelle», ma specifica che la protesta «è apartitica: in questi mesi ci hanno dato ascolto, senza far diventare i problemi economici dei commercianti del paese una bandiera personale in chiave elettorale, sia i parlamentari pentastellati Francesco Cappello e Giancarlo Cancelleri che l'ex candidato a sindaco di Scordia Bene comune Pierpaolo Montalto», spiega. E il commerciante ha già dei seguaci: sono altri cinque i colleghi che si sono fotografati anche loro con il cartello in mano, e hanno creato una pagina Facebook. Si chiama Comitato commercianti ed artigiani Scordia, e «dal 16 dicembre, ha già raccolto più di 500 like in un giorno, a dimostrazione di quanto il problema sia sentito e diffuso», spiega Massimiliano Marchese, uno di quelli che ha seguito l'esempio di Barresi.

«Io al momento ho 50 euro in tasca, e devo fare una scelta: pago le tasse o do da mangiare ai miei figli? Credo che la risposta sia scontata». Barresi la sua iniziativa la definisce «una guerra, e quando verrà un ufficiale giudiziario a chiudere un negozio, ci faremo trovare lì in 200, per rimandarlo indietro. E' una disobbedienza fiscale a oltranza». Una disobbedienza che, ribadisce «finirà quando avrò i soldi per pagare i 12mila euro che devo. Giorni fa mi ha avvicinato un conoscente, e mi ha detto: "Ho ricevuto una cartella da 140 euro del 2008, la pago?". Gli ho detto di pagare subito, perché è nelle condizioni di farlo: noi non siamo evasori, siamo contro gli evasori», conclude Pippo Barresi.

Fonte: MeridioNews

giovedì 18 dicembre 2014

Lutto nel mondo del Cinema, morta Virna Lisi


È morta Virna Lisi, l’attrice italiana lascia un vuoto incolmabile nel cinema italiano. L’annuncio dato da Dagospia: “La terra le sia lieve”. Era attivissima ancora oggi, amata dal grande pubblico proprio perché prolifica tuttora nelle sue produzioni, soprattuto per la tv, Virna Lisi è l’unica attrice che condivide con Margherita Buy il record di premi vinti ai “Nastri d’Argento”, sei in tutto. In carriera ha anche vinto un “Prix d’interprétation féminine” a Cannes, due David di Donatello per le interpretazione e due per la carriera, di cui uno ricevuto nel 2009.

Una notizia che ha sconvolto tutti, dato che l’attrice era ancora nel pieno delle sue attività. Nell’aprile 2014, dopo 12 anni di assenza, è tornata sul set per “Latin lover” ultimo film della Comencini. Era impegnata in nuovi progetti televisivi per Mediaset, come “È la mia famiglia”, le cui riprese erano iniziate in autunno, mentre le riprese della quarta stagione della serie “Il bello delle donne” si sarebbero dovute girare nei primi mesi del 2015.

C’è chi dice che non si sia mai ripresa dalla morte di suo marito, l’architetto Franco Pesci, avvenuta il 25 settembre 2013. Fu una storia d’amore durata ben 53 anni. L’attrice restò al suo fianco fino alla fine , rifiutando di presenziare a diversi programmi per promuovere la sua ultima fiction “Baciamo le mani”.

Virna Lisi ha legato il suo nome a titoli campioni di ascolti della storia recente di Mediaset: “Caterina e le sue figlie” (tre stagioni), “L’onore e il rispetto”, “Il sangue e la rosa”, “La donna che ritorna”, “Baciamo le mani – Palermo New York 1958″, “Madre, aiutami”, “A casa di Anna”, “Il bello delle donne”. Al cinema, sembrava indissolubile il sodalizio con Cristina Comencini, per la quale l’attrice è stata presente in tre lavori, “Va’ dove ti porta il cuore” (1996), “Il più bel giorno della mia vita” (2002) e, appunto, l’ultimo ancora in produzione, “Latin Lover”.

Fonte: Planetmagazine.it

martedì 16 dicembre 2014

Riflessioni di un lettore sull'attuale situazione italiana


Può sembrare strano, ma guardando quello che sta accadendo adesso in Italia, mi sembra di vivere al tempo del gladiatore, quando in piena decadenza l'imperatore (un inetto) indì i giochi olimpici per distogliere l'attenzione su ciò che stava accadendo all'impero. Oggi viviamo lo stesso: disoccupazione a livelli massimi; emigrazione di giovani italiani a livelli altissimi; corruzione da paura (politici, funzionari, mafiosi, terroristi tutti coinvolti in scandali); un governo che butta soldi mentre l'Italia si sgretola per una bomba d'acqua o per un fiume in piena. Facciamo affari di guerra con l'India e poi lasciamo due nostri compatrioti alla mercé di un paese che non rispetta le più piccole regole della società civile. E il governo annuncia i giochi. Mentre domani si dovranno pagare ulteriori tasse arrivate ai massimi storici; mentre chi prende la tredicesima la dovrà restituire tutta allo stato; mentre padri e madri dovranno dire ai figli che babbo Natale non passerà in Italia perché tenere le renne è roba di lusso... Tutto questo non interessa a chi ci rappresenta, loro sono lì nelle loro belle case, con le loro famiglie e continuano a mangiare, tanto sanno che il conto lo paghiamo noi. E se il figlio gli domanderà : "papà ma babbo Natale passa quest'anno?" lui risponderà : "certo papà, ha mandato un aereo di stato per portarlo qui". E il parlamento pensa ai giochi olimpici quando non ha saputo gestire nemmeno il mercatino di Natale in piazza Navona.

Riflessioni di un lettore che ha scelto di non inserire la sua firma

sabato 13 dicembre 2014

#Salvini, il populismo in cravatta verde


C’era una volta Roma Ladrona. Poi arrivò Belsito e si scoprì che non era solo sotto il Colosseo che si rubava. In principio fu “prima il Nord”. Ma un giorno venne Salvini e trasformò il motto nordista in un patriottico “prima gli italiani”. Interessante la metamorfosi della Lega Nord, che pare aver ritrovato smalto grazie al suo segretario giovane, brillante e molto macho. Contesta Renzi, ma ha avviato nel suo partito una rottamazione becera. I vecchi slogan nordisti non funzionano più? Inventiamoci una formula diversa e ugualmente stomachevole: una soluzione di nazionalismo, antieuropeismo, populismo e un tocco di sano narcisismo che non guasta mai.

L’altro Matteo, il padano che ha fulminato la Le Pen: se questo è l’inizio, tra vent’anni Salvini avrà più soprannomi di Apollo Creed. Del resto è parte della sua strategia mediatica basata sull’invasione dei salotti, con entrate a gamba tesa e voce grossa, a sputare fuoco contro l’altra “invasione”, quella dei disperati che rischiano la pelle per un po’ di sicurezza. Recita la parte del duro e puro, ma il suo palese obiettivo è diventare il capo inconstrastato dell’antirenzismo, raccogliendo il maggior numero di voti possibile.

Nella media dei sondaggi delle ultime settimane, i leghisti si assestano al 10-11%. Una percentuale inimmaginabile appena qualche tempo fa, riguardo alla quale tutti hanno delle precise responsabilità. Renzi, che non ha la forza (o il peso politico) di essere autorevole in Europa. Grillo, che in un anno è passato da “Siete tutti morti!” a “Vinciamo poi”. Il centrodestra, diviso tra schiavi di Berlusconi e trasformisti cronici. Infine la sinistra, che non è riuscita a rendersi voce della protesta contro il sistema e ha lasciato gli scontenti in balia del qualunquismo salvinista.

E questo preoccupa, perché almeno nel M5S convivono tutt’oggi anime provenienti da ambienti diversi dalla destra (anche se in Europa i grillini si alleano con Farage senza battere ciglio): invece la nuova Lega ingloba tutto in un calderone estremista votato allo sfascio. Contro l’Europa, gli zingari, gli immigrati, il governo e le istituzioni. Dall’altro lato c’è la redenzione sui meridionali, cinque anni dopo il coro sui napoletani a Pontida (e da siciliano ti dirò, Matteo: la tua solidarietà mi fa ribrezzo). C’è il progetto dell’espansione al centro e al sud verso un partito in stile Front National, un po’ di tempo dopo le magliette “Padania is not Italy”. Insomma, c’è tutto e il suo contrario.

Ma importa davvero a qualcuno? No, a quanto pare. Meglio sfogare l’insoddisfazione contro i capri espiatori di turno. Ieri erano gli ebrei e i comunisti, oggi i rom e i marocchini. Tutto regolare. Come sempre si aizzano i poveri contro i poveri, per frammentare la società e permettere ai populisti di aumentare i consensi, tenendo i cittadini nell’ignoranza e godendo di ogni disastro, dato che questo servirà a fortificare la loro posizione. Noi non possiamo accettare tutto questo, perché ciò che dobbiamo fare è esattamente opposto.

Non serve a nulla cacciare gli immigrati, vittime tanto quanto noi dello stesso capitalismo brutale. È la voglia di rivoluzione che deve unirci. Bisogna lottare contro le grandi banche, i potentati economici, la corruzione e lo sfruttamento. I nostri alleati devono essere i politici onesti (ci sono, vi dico, e non sono pochi. Solo che non fanno rumore come i loro colleghi incompetenti), i lavoratori, i giovani e quella grande maggioranza silenziosa di cittadini che giorno dopo giorno svolgono il proprio compito con umiltà e trasparenza.

“Sarà una bella società / fondata sulla libertà” cantavano i Rokes negli anni Sessanta. E anche sull’eguaglianza, sulla giustizia e sulla pace per tutti, aggiungiamo noi. Ma dobbiamo darci da fare, o quando ci accorgeremo di aver sprecato un’enorme opportunità sarà già troppo tardi. E lì saranno dolori.

Fonte: Qualcosa di Sinistra

venerdì 12 dicembre 2014

Piazza Fontana 45 anni dopo

Il 12 dicembre 1969, a Milano, 17 persone morirono in quella che è stata definita la madre di tutte le stragi

di Stefano Mentana


Il 12 dicembre 1969, quarantacinque anni fa, all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana, a Milano, esplose una bomba che uccise 17 persone e ne ferì 88.

Nelle ore successive, venne ritrovata un’altra bomba in una banca di Milano, poi ne esplosero altre tre a Roma, una in via Veneto, una all’altare della Patria e una terza al museo del Risorgimento, che ferirono complessivamente 17 persone.

I primi sospetti riguardo gli autori dell’attentato ricaddero su alcuni gruppi anarchici, di cui furono fermati diversi esponenti. Tra questi vi fu Giuseppe Pinelli, morto in circostanze misteriose il 15 dicembre dello stesso anno precipitando dal quarto piano della questura di Milano. Per questo fatto, numerosi gruppi di estrema sinistra ritennero responsabile il commissario Luigi Calabresi, ucciso nel 1972. In seguito a un processo, alcuni esponenti di Lotta Continua sono stati condannati per questo omicidio.

Per la strage di piazza Fontana fu inizialmente accusato l’anarchico Pietro Valpreda che, dopo essere stato processato, fu assolto.

Le indagini si sono poi spostate sui neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, accusati anche loro, insieme ad altri esponenti del gruppo politico di Ordine Nuovo, di aver compiuto la strage dopo l’assoluzione di Valpreda. Gli imputati di questo gruppo, però, sono anch’essi stati assolti o le loro condanne sono cadute in prescrizione.

Oggi, a 45 anni dalla strage, dopo ben sette processi, non è stata individuata alcuna verità. Un’assenza di verdetto che ha favorito le interpretazioni che vedono in piazza Fontana l’inizio, o quantomeno una brusca accelerazione, della cosiddetta strategia della tensione: un tentativo di aumentare lo scontro politico attraverso gruppi eversivi in modo da poter inasprire le politiche repressive nel Paese.

Fonte: The Post Internazionale

giovedì 11 dicembre 2014

I dieci argomenti più discussi su Facebook nel 2014


Facebook ha pubblicato la lista dei dieci argomenti più discussi al mondo sul social network nel 2014. La lista si basa sul numero dei post, dei commenti, dei like, delle foto e dei video condivisi su un determinato tema.

  1. Mondiali di calcio in Brasile
  2. Virus ebola
  3. Elezioni in Brasile
  4. La morte dell’attore Robin Williams
  5. Ice Bucket Challenge per raccogliere fondi contro la Sla
  6. Conflitto a Gaza
  7. Malaysia Airlines
  8. Super Bowl
  9. Michael Brown/Ferguson
  10. Olimpiadi invernali di Sochi

Fonte: Internazionale

mercoledì 10 dicembre 2014

Riflessioni sullo scandalo "Mafia capitale"


Di Salvatore Santoru

Nei vari talk show politici in questi giorni si sta parlando molto del "recente" scandalo che ha colpito Roma, e che ha visto coinvolti diversi personaggi legati alla mafia, al terrorismo degli anni 70 e a diverse fazioni politiche.

Nello scandalo sono stati coinvolti personaggi legati alla 'ndrangheta, al terrorismo di estrema destra e sinistra, alle coop rosse, al mondo del calcio e dello spettacolo e legati sia ad ambienti di destra che di sinistra.

Le figure più rilevanti sono quelle di Massimo Carminati, un passato nei NAR e nella Banda della Magliana, e Salvatore Buzzi, già graziato da Scalfaro nel 94 per omicidio colposo, e noto per essere il fondatore e gestore della nota Cooperativa 29 Giugno.

Tale vicenda dimostra come non mai che il livello di corruzione e malaffare serpeggia come non mai nei vertici e non della politica "che conta", e ovviamente la sua trasversalità.

Difatti, nonostante c'è chi punta il dito a destra o a sinistra, in tale vicenda, così come in tante altre, si è avuta la dimostrazione che quando si tratta di denaro sporco destra o sinistra contano assai poco, tanto che un criminale legato ad ambienti eversivi del panorama "neofascista" e un' "antifascista" legato ad ambienti di sinistra radicale e non, si trovavano "casualmente" a braccetto nel fare affari illeciti.

La vicenda rappresenta solo la punta dell'iceberg di una politica, e di una società sempre di più colpite da un sistema fondato sulla corruzione e l'affarismo, che si dovrebbe al più presto eliminare al più presto, se si vuole rinnovare la società e la politica del paese.

Fonte: Informazione Consapevole